Le partite solitamente durano solo novanta minuti e poi vanno via, altre invece ti segnano per tutta la vita. La partita giocata da Fonseca e De Zerbi il 24 febbraio di quattro anni fa non era una partita di calcio, ma era una partita per la vita. A distanza di anni dall'inizio dell'invasione russa in Ucraina, l'attuale allenatore del Lione ha deciso di aprire il cassetto dei ricordi più dolorosi, raccontando a tutti le ore drammatiche vissute a Kiev sotto i primi bombardamenti. Un racconto crudo e diretto che fa venire i brividi a chiunque lo ascolti e che ci ricorda come, di fronte alla guerra, i contratti milionari contino meno di zero.
IL DRAMMA DELLA GUERRA
Fonseca ricorda il dramma in Ucraina: “Arrivavano i russi, io ero con De Zerbi in un bunker”

CAIRATE, ITALIA - 10 DICEMBRE: L'allenatore dell'AC Milan Paulo Fonseca parla con i media durante la conferenza stampa della sesta giornata della fase a gironi della UEFA Champions League 2024/25 a Milanello il 10 dicembre 2024 a Cairate, Italia. (Foto di Claudio Villa/AC Milan tramite Getty Images)

L'incubo di Fonseca e De Zerbi nel bunker dell'hotel
—Fonseca si trovava nella capitale ucraina per questioni familiari, nel tentativo di aiutare i parenti della moglie a mettersi in salvo, quando l'inferno è cominciato. La via di fuga immediata è stata offerta dal mondo del calcio. L'ex tecnico di Roma e Milan ha trovato rifugio in un hotel di proprietà del presidente dello Shaktar Donetsk, scendendo nei sotterranei pieni di paura. Lì, in quegli spazi angusti e bui, ha incrociato il suo collega italiano, allenatore della squadra ucraina. "Siamo andati in questo hotel e abbiamo passato la notte nel bunker con Roberto De Zerbi, che all'epoca era l'allenatore del club", ha ricordato Fonseca a L'Equipe con la voce rotta dall'emozione. "C'era lui con il suo staff tecnico e la maggior parte dei giocatori brasiliani della squadra. Eravamo circa 60 persone, terrorizzati, perchè in TV vedevamo i soldati russi che cercavano di entrare a Kiev".

Il legame di sangue con l'Ucraina
—La fuga disperata, durata ore in macchina a passo d'uomo pur di varcare il confine, ha lasciato cicatrici invisibili, ma profonde. Eppure nonostante il trauma e la notte di terrore, il legame tra l'allenatore portoghese e il popolo ucraino non si è mai spezzato. Anzi, si è rafforzato unendosi nel dolore. Fonseca ha vissuto anni d'oro a Donetsk prima della guerra e oggi guarda a quella terra distrutta con un senso di profonda gratitudine e un debito che spera un giorno di poter saldare.
Il calcio, in fondo, resta uno strumento formidabile per ricostruire ciò che le bombe distruggono. "Mi piacerebbe tornare in Ucraina per lavorare, per aiutare questo paese e per sviluppare il calcio, che ha un potenziale immenso", ha confessato il tecnico, lanciando un bel messaggio di umanità. "Mi piacerebbe molto allenare la nazionale o tornare allo Shaktar. Fa parte dei miei sogni per il futuro. Amo gli ucraini e sento che, in un certo senso, devo restituire tutto quello che mi hanno dato".
Oggi Fonesca e De Zerbi sono lontani e al sicuro, ma quella notte trascorsa sottoterra, mentre il mondo cambiava per sempre, li legherà per l'eternità.
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