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Nel calcio, la partita non inizia mai al fischio d'inizio dell'arbitro ma molto prima, nei corridoi e tra le mura degli spogliatoi. Lo scontro ad alta tensione tra Porto e Sporting Lisbona all'Estádio do Dragão ne è stata la prova definitiva. Quando i giocatori dei "Leões" sono entrati nel settore a loro riservato, non hanno trovato la solita accoglienza formale ma un vero e proprio campo di battaglia psicologico studiato nei minimi dettagli.
Lo Sporting ha una tradizione consolidata: foderare lo spogliatoio ospite di verde per ricreare l'atmosfera di casa. Questa volta, però, il Porto ha giocato d'anticipo. Le pareti erano tappezzate di immagini celebrative dei titoli vinti dai "Dragões", un promemoria visivo costante della bacheca avversaria.
Ma la provocazione più sottile è stata di natura giornalistica: tra le foto spuntavano ritagli di giornale riguardanti la possibile partenza del capitano Hjulmand verso l'Atletico Madrid, una mossa mirata a minare la serenità del leader del centrocampo proprio a pochi istanti da una sfida decisiva.
Se l'occhio ha avuto la sua parte, il fisico non è stato risparmiato. Secondo quanto raccolto da A BOLA, lo Sporting si è trovato a gestire un clima letteralmente bollente. L'aria condizionata è stata impostata alla temperatura massima senza alcuna possibilità di regolazione manuale, trasformando lo spogliatoio in una sauna. Come se non bastasse, la sala adiacente riservata allo staff tecnico è stata trovata chiusa a chiave, impedendo ai collaboratori di Rui Borges di lavorare con i soliti spazi.
La tensione è proseguita anche sul terreno di gioco, complice la pioggia battente. Il portiere Rui Silva ha segnalato la sparizione di tre asciugamani posizionati vicino alla porta, fondamentali per asciugare i guanti e garantire la presa sul pallone viscido. Un dettaglio che, in una giornata di maltempo, può fare la differenza tra una parata sicura e un errore fatale.
La strategia del Porto non si è limitata alle mura interne. Con il risultato bloccato sull'1-0 a favore dei padroni di casa, le telecamere hanno catturato i raccattapalle impegnati a nascondere i palloni nei minuti finali. Un classico del calcio "sporco" per spezzare il ritmo e ritardare la ripresa del gioco, impedendo allo Sporting di tentare l'assalto finale.
Quello che è andato in scena al Dragão non è stato solo un match di calcio, ma un manuale di sopravvivenza ambientale dove ogni mezzo, dal termostato agli asciugamani, è stato usato per vincere.
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