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Lo scenario

Trump nel mirino del calcio europeo: il presidente del St Pauli apre al boicottaggio del Mondiale

Giorgio Abbratozzato
Giorgio Abbratozzato
Il presidente del St. Pauli, Oke Göttlich e la ministra dello sport francese Marina Ferrari si sono esposti sulla possibilità di sabotare il Mondiale 2026.
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Le azioni politiche di DonaldTrump si intrecciano inevitabilmente con il mondo del calcio, soprattutto in vista del Mondiale del 2026 che si giocherà proprio tra Stati Uniti, Canada e Messico. A tal proposito, il presidente delSt. Pauli Oke Göttlich nelle ultime ore ha lanciato un messaggio di riflessione molto forte.

Lo sport ha da sempre avuto un legame intrecciato con la storia, e questo potrebbe essere solamente un nuovo capitolo di una storia millenaria. Come riporta The Mirror, il presidente del club di Bundesliga ha invitato le nazioni partecipanti a riflettere seriamente sull’ipotesi di un boicottaggio del torneo. Le possibilità che ciò si verifichi sono relativamente basse, ma se ciò dovesse accadere l'incidenza avrebbe una ripercussione mondiale.

Trump e le tensioni geopolitiche che allarmano in vista del Mondiale

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Il tentativo di Donald Trump di assumere il controllo della Groenlandia ha generato reazioni forti e contrastanti in Europa. A questo fatto si è aggiunta anche la dichiarazione di Trump di poter imporre dei dazi maggiori a tutti coloro che saranno contro a questa operazione.

Secondo Oke Göttlich, il contesto attuale è estremamente preoccupante: «Quali furono le giustificazioni dei boicottaggi olimpici degli anni Ottanta? A mio avviso oggi la minaccia potenziale è persino maggiore. È arrivato il momento di affrontare seriamente questa discussione», ha dichiarato il presidente del St. Pauli. Secondo lui la situazione attuale rappresenta un rischio persino maggiore rispetto alle crisi che portarono ai boicottaggi olimpici degli anni Ottanta. Il  suo punto di vista è quello di non accettare passivamente quello che viene imposto ma le nazioni devono interrogarsi sul proprio ruolo e sulle responsabilità etiche che ne derivano.

Nel dibattito sono state chiamate in causa anche Inghilterra e Scozia, invitate a riflettere seriamente sull’ipotesi di un boicottaggio del Mondiale.

Il precedente Qatar e la coerenza dei valori

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La Federazione tedesca aveva già espresso una posizione critica in occasione dei Mondiali in Qatar del 2022, che molti considerano un evento fortemente politicizzato. Secondo Göttlich, condannare quel torneo e poi evitare qualsiasi presa di posizione oggi risulta incoerente. Il tema centrale resta la difesa dei valori: dobbiamo stabilire limiti, riconoscere quando qualcuno supera una linea e decidere se il silenzio possa ancora essere considerato una forma di neutralità accettabile.

Il presidente del St. Pauli ha poi allargato il discorso a una riflessione più ampia sui valori moderni e sull'indifferenza in base al contesto: “Il Qatar era considerato troppo politico per tutti, e ora improvvisamente siamo completamente apolitici? È una cosa che mi disturba profondamente”, ha aggiunto Göttlich. “Come organizzazioni e come società stiamo dimenticando come fissare limiti, come difendere dei valori. I tabù sono una parte essenziale di una posizione etica. Quando qualcuno minaccia, quando qualcuno attacca, quando le persone muoiono: a quel punto un tabù è stato superato?"

«Vorrei sapere da Donald Trump dove si trova il suo limite. E vorrei saperlo anche da Bernd Neuendorf e Gianni Infantino».

La posizione della Francia: boicottaggio non escluso

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Su un possibile boicottaggio del mondiale è intervenuta anche la ministra dello sport francese, Marina Ferrari, che non ha escluso questa possibilità. Queste sono state le sue dichiarazioni: «Al momento non c’è alcuna volontà di boicottare questa competizione così importante e attesa. Tuttavia, non posso escludere nulla in base a come evolverà la situazione».

Le parole della ministra risultano misurate, ma tutt’altro che casuali. Da un lato ha voluto riconoscere il peso e il valore di un evento di portata mondiale, molto atteso da tifosi e addetti ai lavori; dall’altro ha chiarito che questa importanza non può automaticamente relegare tutto il resto in secondo piano. La ministra segue attentamente l’evoluzione dello scenario geopolitico e ha lasciato intendere che, qualora emergessero nuove tensioni o controversie con l’amministrazione Trump, la Francia potrebbe riconsiderare la sua posizione.