derbyderbyderby calcio italiano Del Piero sul futuro della Nazionale: “Non bisogna pensare solo a salvarsi il culo”
Il pensiero della leggenda

Del Piero sul futuro della Nazionale: “Non bisogna pensare solo a salvarsi il culo”

Federico Iezzi
Federico Iezzi Collaboratore 
Secondo l'ex Juventus serve umiltà e progettualità per rifondare da zero e per ricostruire, provando a immaginare come rifondare tutto il movimento calcistico italiano.
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Tiene banco in questi giorni, anche dopo le dimissioni di Gravina, la polemica riguardante la Nazionalee il tragico periodo che sta vivendo. A parlare, questa volta, è stato Alessandro Del Piero, leggenda della Juventus e anche degli Azzurri con cui ha vinto il Mondiale del 2006. L'ex Juve è durissimo nella trasmissione Sky Calcio Unplugged: "Serve qualcosa di più che pensare solo a salvarsi il culo".

La situazione è imbarazzante

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Non usa mezzi termini e non usa giri di parole Del Piero, ex calciatore della Juventus, quando parla della terza volta in cui gli Azzurri non andranno al Mondiale: "La prima volta è stato uno schock, la seconda un vero incubo. Questa è imbarazzante da giustificare. Una volta eravamo una potenza enorme". Anche sulle responsabilità Del Piero è chiaro: bisogna rifondare e ripartire da zero. "Indipendentemente da chi è responsabile, da chi abbia la colpa: Gattuso, Gravina o Buffon. Dobbiamo chiamare in causa tutto quello che c'è dietro e non solo il presidente della federazione. Siamo indietro di tanto e su numerosi aspetti. Dobbiamo fare come Francia e Germania che hanno avuto il coraggio di rifondarsi". 

Non bisogna solo pensare a salvarsi il culo

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Parole dure e parole forti. Del Piero prosegue e non fa sconti: "Serve qualcosa di più che pensare solo a salvarsi il culo. Abbiamo bisogno di progettualità perché oggi si fa tutto troppo in fretta". Il campione del Mondo del 2006 prova anche a parlare di come rifondare il movimento, una domanda non facile con delle risposte altrettanto complesse: "Rispetto ad altri abbiamo lacune in tantissimi settori e dobbiamo analizzare per bene cosa non funziona nel nostro calcio. Ci sono problemi di settori giovanili, di stadi e di investimenti: certi si possono sistemare, altri meno. Dobbiamo fare un passo indietro e dire: non siamo più i migliori, neanche i secondi o i terzi, riconoscendo che non siamo quelli che pensiamo. L'orgoglio va messo da parte, serve umiltà".