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Roma-Milan, dal campo alla tavola: pancia contro metodo all’Olimpico

Silvia Cannas Simontacchi
Silvia Cannas Simontacchi
In Roma-Milan i calciatori lasciano spazio ai piatti tipici: carbonara, amatriciana e porchetta per i giallorossi contro risotto, cotoletta e ossobuco per il Milan. Una sfida gastronomica tra istinto romano e metodo milanese
01:11 min

Roma, domenica 25 gennaio 2026, ore 20.45. L’Olimpico è tutto apparecchiato per una tesissima ventiduesima giornata di Serie A. Nelle case della Capitale e del capoluogo lombardo, invece, ad essere apparecchiata è… la tavola. Gasperini contro Allegri, carattere contro metodo, pancia contro testa: in sintesi, Roma-Milan. Una partita tra due città che non potrebbero essere più diverse, neanche in cucina.

Se il prato dell’Olimpico fosse una tovaglia, le due formazioni schiererebbero piatti che non hanno bisogno di presentazioni, con filosofie opposte ma ugualmente forti, in un braccio di ferro tra pepe e burro.

Primo tempo: la Roma gioca di pancia e pepe

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I padroni di casa scendono in campo con un 3-4-2-1 quasi sfacciato, intenso come le ricette che nascono nei vicoli. In porta, c’è la cacio e pepe: un primo con pochissimi ingredienti, con cui, proprio per questo, è vietato sbagliare. È un portiere nervoso, che si fa sempre trovare pronto quando conta di più.

La difesa a tre è un muro di polenta e blocco compatto: al centro, la trippa alla romana, ruvida, ma non meno gustosa; accanto, la coda alla vaccinara, specialista nella profondità, e la fisicità vecchia scuola dell’abbacchio alla scottadito.

A centrocampo si fa a sportellate: sulle fasce spingono i carciofi alla giudia, rapidi e croccanti, e i fiori di zucca fritti, leggeri solo in apparenza. In mezzo, l’amatriciana, intensa e diretta, e la gricia, generosa e troppo spesso sottovalutata.

Dietro la punta, agiscono due veterani di classe: la carbonara, dominante e capricciosa, e il supplì, sfizioso, inimitabile e micidiale. Unico riferimento in attacco, la porchetta: profumata, appagante, impossibile da marcare.

Ecco la Roma: rumorosa, generosa e travolgente.

Secondo tempo: il Milan risponde con tecnica e burro

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I rossoneri non si fanno certo trovare impreparati, e rispondono con un 4-3-3 ordinato e razionale, come una brigata che conosce i giusti tempi e sa quando accelerare. In porta, la michetta, il panino a forma di rosellina: versatile, leggero e sempre fragrante. A prima vista, potrebbe non sembrare molto glamour, ma è uno dei simboli della città che va sempre di corsa (e delle sue pause pranzo).

La linea di difesa è affidata alla compattezza granitica della polenta e zola, comunque capace di sorprendere con il guizzo della sua vena erborinata. Accanto, un’altra titolarissima: la cassöeula, unta e saporita, esempio perfetto del detto popolare secondo cui “del maiale non si butta via niente”. Dall’altra parte, la büsèca (sempre la trippa, ma in versione meneghina) accompagnata dai fagioli, ideale per rinfrancarsi in una fredda serata di gennaio.

A centrocampo, l’insostituibile risotto allo zafferano, d’oro come la Madonnina. Non potrebbe esserci risotto senza ossobuco, sapientemente cucinato fino a renderlo così morbido da sciogliersi in bocca, ma non c’è ossobuco senza gremolada, un trito di aglio, prezzemolo e un tocco di acciuga, a dare carattere.

In attacco, il Diavolo punta sull’equilibrio: insalata di nervetti a sinistra, un piatto d’antan e spesso ostico per gli avversari, e rostin negàa a destra, i nodini di vitello rosolati nel burro. Punta centrale: la cotoletta, un piatto da pallone d’oro, come la sua panatura croccante.

“Lassa pur ch’el mond el disa, ma Milan l’è on gran Milan”, recita una nota canzone del 1939, che guarda caso si canta anche allo stadio. Anche nella sua cucina tradizionale, Milano è così: non deve dare spiegazioni.

Roma-Milan: pepe contro burro

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Chi vince tra Roma e Milano? È un tema su cui si discute da sempre, e su cui sono stati versati fiumi di inchiostro. A decidere partite tanto combattute, spesso sono i cambi.

Dalla panchina giallorossa, entrano il maritozzo con la panna e il caffè corretto. Ma anche i rossoneri calano il loro asso: panettone tostato e crema al mascarpone, elegante almeno fino a San Biagio.

In campo, il Milan parte leggermente favorito. In tavola… chissà?