Il noto giornalista analizza la stagione del Milan e il percorso che ha portato la squadra di Allegri fino a questo punto, evidenziando alcune criticità

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Il Milan si è perso sul più bello. Quando la corsa Champions sembrava ormai sotto controllo e il derby vinto contro l'Inter aveva alimentato l'illusione di una squadra in grado di ambire addirittura a qualcosa di più alto, i rossoneri si sono improvvisamente sgretolati: sette punti nelle ultime sette partite, un attacco sparito e una fragilità strutturale emersa in maniera evidente.

Luca Serafini

Per Luca Serafini non si tratta di una semplice flessione, ma della fotografia più nitida di una rosa costruita per stare nel "mucchio" di quelle che concorrono per un piazzamento europeo. Dall'assenza di leadership ai problemi atletici, fino a un mercato che continua a lasciare dei buchi aperti: nell'analisi del noto giornalista ai nostri microfoni, emerge che il momento del Milan è il risultato di errori che hanno radici profonde, dentro e fuori dal campo.

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Serafini: "Il secondo posto e la vicinanza all'Inter hanno illuso, la rosa non è all'altezza"

Come ti spieghi questo momento del Milan? Cosa non sta funzionando rispetto a prima?

"Sono venuti fuori molti limiti di una rosa che non è all'altezza della competitività della Serie A. Sta nel mucchio, però il secondo posto e la relativa vicinanza all'Inter fino a marzo, hanno un po' illuso che le cose fossero diverse. Purtroppo è una squadra che ha una spina dorsale fragile, ha pochissimi giocatori di grande personalità e di leadership. Poi c'è sicuramente anche un discorso di preparazione atletica, perché è dall'inizio che Allegri insiste sull'importanza di arrivare in primavera in una certa maniera. Da questo punto di vista, il risultato sembrava essere stato raggiunto perché quando il Milan ha vinto il derby di ritorno era assolutamente in corsa diciamo per dare fastidio all'Inter. Poi invece si è sbriciolato facendo sette punti in sette partite. Quindi ci sono un insieme di cose, non ultimo il fatto che l'attacco nel girone di ritorno è completamente sparito".

AC Milan v Udinese Calcio - Serie A
MILANO, ITALIA - 11 APRILE: Rafael Leao e Christian Pulisic durante il match tra Milan e Udinese. (Foto di Marco Luzzani/Getty Images)

A tal proposito, l'attacco perché sembra essere un problema ormai consolidato: secondo te, quanto dipende dai singoli e quanto invece dal sistema in cui sono messi?

"Dipende tutto dai singoli perché con questo stesso sistema, nel girone d'andata, aveva fatto qualche golletto Nkunku, aveva fatto abbastanza bene Leao, benissimo Pulisic. La squadra era fresca, tonica, c'erano inserimenti da parte dei centrocampisti, quindi quel sistema di gioco funzionava. La condizione di Leao, che è entrato in campo solo alla sesta giornata a Torino con la Juve e poi ha avuto qualche ricaduta, è stato un fattore. Allo stesso modo, la condizione di Pulisic, che di ricadute ne ha avute un paio, è stato un altro fattore. Poi è arrivato Fullkrug, che dopo tre giorni si è rotto un dito del piede. Il Milan prima, anche quando andava sotto, in qualche modo riusciva a reagire, a recuperare, a costruire. Adesso invece è passivo. È stato passivo a Verona, con il Sassuolo, con l'Udinese, con la Lazio, con il Napoli, con la Roma, con la Juventus e nell'ultima partita c'è stato un vero tracollo. Quindi sì, ci si ricollega un po' anche a quel discorso della leadership che manca, aldilà di qualche elemento".

E ancora: "Con il Sassuolo, Pavlovic e Rabiot sono stati gli unici due a metterci l'anima fino alla fine. E questa è una costante: assieme a Modric, sono gli unici giocatori che ci mettono l'anima. Saelemaekers è un altro che nel girone di ritorno è regredito inspiegabilmente, perché con una partita alla settimana non si può parlare neanche di stanchezza. Però il suo rendimento nel girone di ritorno è ampiamente insufficiente. A sinistra, lo sappiamo, tra Estupinan e Bartesaghi è una gara al ribasso, purtroppo, e poi quando a centrocampo sono saltati certi equilibri anche la difesa ha sofferto. Nel girone d'andata, invece, era molto protetta e schermata da Modric, da Rabiot e dallo stesso Fofana. Questa è una difesa che nella lettura delle azioni e nel posizionamento ha dei deficit enormi. Però, se stanno tutti compatti a difendere, allora fanno bella figura. Per questo, a mio avviso, i limiti sono individuali e non del sistema. Fofana è al suo terzo anno qui e non è progredito di un millimetro. Anche Kessie ci aveva messo un po', però il primo anno era cresciuto, il secondo pure, fino a diventare il giocatore che sappiamo. Fofana è rimasto Fofana, anzi, in alcune cose è addirittura involuto".

Serafini: "Bartesaghi deve migliorare. Le critiche al gioco di Allegri? Difficile fare un gioco propositivo con questo Milan"

Prima parlavi della fascia sinistra: qual è la tua opinione su Bartesaghi?

"Indubbiamente è un giocatore molto migliore di Estupinan. Quest'ultimo più che passare la palla indietro non sa fare. Il problema di Bartesaghi è che nelle letture difensive, nell'attesa dell'avversario, soprattutto quando è contro qualcuno di veloce e tecnico va in tilt, non riesce a prendere le misure. In questo senso deve crescere. Anche per questo insistevo tanto per prendere Kim a gennaio, perché è un professionista eccezionale, ha 31 anni, quindi ha ancora qualche stagione davanti e avrebbe potuto aiutare tutti i difensori a crescere nelle letture, nei posizionamenti. Invece si sono buttati su Fullkrug, Mateta ed è finita la festa".

AC Milan v Juventus FC - Serie A
MILANO, ITALIA - 26 APRILE: Jonathan David a duello con Davide Bartesaghi durante il match di Serie A tra Milan e Juventus a San Siro. (Foto di Marco Luzzani/Getty Images)

Secondo te il calo attuale è imputabile soprattutto alla preparazione?

"Anche la Juventus di Allegri nel finale si era un po' sfaldata. In questo caso, c'è stato sicuramente qualche infortunio, però la squadra atleticamente è calata e quindi immagino che esistano delle responsabilità da parte dello staff. Soprattutto perché, giocando una volta alla settimana, dovresti avere un vantaggio e arrivare in primavera bello fresco".

Come giudichi il lavoro di Allegri fino a questo momento?

"Quando mi parlano di un gioco propositivo, io rispondo 'chi lo fa nel Milan?'. Modric e Rabiot, fine. Perché gli esterni non saltano l'uomo e non vanno a crossare. I centravanti non partecipano alla manovra. Pulisic quando era in buona forma dava una mano, ma adesso è calato nettamente. I piedi di Tomori e di Pavlovic sono quelli lì. È difficile in queste condizioni. Per l'estate si parla di Goretzka al posto di Fofana, mi sembra un bel salto in avanti. Se prendi un esterno che sappia giocare a calcio, non dico al livello di Theo Hernandez, però uno che punti minimamente l'uomo e che arrivi sul fondo, il gioco migliora. Lo si è visto anche quando il Milan è stato 24 partite consecutive senza perdere. Si difendeva molto bene, in modo ordinato e compatto. Ma appena prendeva la palla, soprattutto nei primi tempi, la squadra non riusciva a gestire il pallone. Questo è un po' il problema: manca molta qualità, oltre alla personalità".

Serafini: "Il Milan non difende i propri allenatori, ma Allegri ha le spalle larghe. E alle ultime tre il calendario gli sorride"

Come vedi la Corsa Champions?

"Voglio spendere ancora due parole su Allegri: il Milan è una società che non ha la filosofia di difendere, sostenere, proteggere i suoi allenatori. Faccio l'esempio di Chivu. Ha avuto un momento in cui gli interisti l'avrebbero congedato volentieri all'inizio della stagione. La società non ha battuto ciglio: lo ha scelto, crede in lui, va avanti con lui, lo sostiene e Chivu vince il campionato. Nel Milan se tu fai una scommessa, come l'anno scorso con Fonseca, e poi con Conceicao, sai già che andrà male. Allegri ha le spalle larghe perché non ha bisogno del sostegno e della protezione della società. Basta e avanza da solo. In Italia noi abbiamo praticamente solo lui e Conte con questa caratteristica. Quindi non c'erano alternative a questo".

Poi prosegue: "Per quanto riguarda la corsa Champions, invece, il Milan non ha un brutto calendario. L'Atalanta ha ancora qualche velleità di Europa League, però Genoa e Cagliari sono due avversari abbordabili. Insomma, era difficile ipotizzare un calendario migliore di questo per chiudere la stagione. Se non fai i sei punti che ti servono in queste tre partite, allora è finita. Da inizio stagione ho sempre detto che, secondo me, la Juventus si sarebbe qualificata. Al momento credo che la Roma sia in un buon momento, dopo aver fatto un campionato francamente molto al di sotto delle aspettative, quindi la Juve e il Milan si devono guardare le spalle. Però, credo che ci vadano Napoli, Milan e Juve, oltre all'Inter naturalmente".

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Cosa manca a questo Milan?

"Se è vero che Kim e Goretzka sono i primi due acquisti in difesa e a centrocampo, manca assolutamente il centravanti e manca almeno un esterno a sinistra, anche se ne prenderei uno anche a destra. Lo ripeto, mancano almeno quattro titolari. Aggiungo una mia riflessione: se hai una squadra strutturata, come l'Inter, puoi permetterti di aspettare anche i vari Gimenez, se vuoi. Con un centravanti come si deve, lui entra piano piano, non ha le pressioni di adesso e magari riesce ad emergere. Ne vediamo tanti che al primo anno hanno grandi difficoltà quando fanno un salto o quando cambiano nazione".

Sulla differenza con l'Inter: "Mi pare che Marotta abbia vinto 11 degli ultimi 15 scudetti in Italia, tra Juve e Inter. Quindi è evidente che hanno una struttura sportiva, un recruiting che è decisamente superiore non solo al Milan, ma a tutte le altre squadre in Italia. L'Inter ha una struttura societaria importante e molto stabile. Nel 202o Elliott aveva intrapreso un percorso simile rinunciando al progetto Rangnick e confermando Pioli. In quel momento, si era finalmente creata una struttura solida dal punto di vista finanziario e sportivo con Maldini, Massara e con Pioli, che facevano le cose che dovevano fare. Pur sbagliando qualche giocatore sul mercato, c'era un'anima, c'era un senso, c'era una direzione. Invece con RedBird è stato spazzato via il direttore sportivo per due anni. Una figura fondamentale, soprattutto per vendere. L'estate scorsa, infatti, Tare ha venduto bene. Ha venduto bene a Thiaw, Bennacer e Adli. Questo è un grosso problema. Se non ti accorgi che sei l'unico club del mondo che non ha un direttore sportivo perché pensi di poterne fare meno, sei dietro a tutti".

Serafini: "Fabregas? Va valutato in una big. La finale di Coppa Italia può regalare delle sorprese"

Tornando alla corsa Champions, si parla tanto di Fabregas: cosa ne pensi?

"Fabregas ha appena cominciato, quindi bisogna vedere quando andrà in una grande squadra. Vedi il percorso che ha fatto Gasperini: benissimo al Genoa, malissimo all'Inter, poi all'Atalanta ha trovato la sua dimensione, mentre alla Roma così, così. Vediamo un po' cosa succede. È troppo presto per dire se sia un grande allenatore o meno, sei bravo, sei limitato. Sta facendo bene col Como, dove può gestire tutto come meglio crede. Poi lo vedremo in futuro. A me piace, però poi bisogna vederlo alla prova del nove".

Ti aspetti qualche colpo di scena in vista della finale di Coppa Italia?

"Ho vissuto tantissime finali. So per esperienza che in una partita secca può succedere di tutto. Non ci saremmo mai aspettati un 5-0 in una finale di Champions League. E onestamente due anni prima, contro il Manchester City, l'Inter nel secondo tempo avrebbe strameritato di pareggiare, però l'ha persa. Il Milan perde con Liverpool una delle finali che ha giocato meglio nella sua storia e vince due anni dopo una delle finali che ha giocato peggio. Quindi non si può mai sapere. Non è che mi aspetti colpi di scena. Non mi sento di dire vince sicuramente l'Inter perché è la favorita: in una finale può succedere di tutto".

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