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Un'altra delusione che ormai non fa neanche più scalpore. L'Italia che arranca, inciampa ed esce di scena goffamente in Bosnia è solo l'ultimo spettacolo becero a cui tutti i tifosi azzurri sono stati costretti ad assistere. Tantissimi appassionati, innamorati, fedeli che sono stati traditi per la terza volta. L'eliminazione dell'Italia e la conseguente mancata partecipazione ai prossimi Mondiali del 2026 rappresenta un'altra pagina nera di storia del calcio nostrano, figlia di un'emorragia che sembra proprio non avere fine.
Un incubo costante, un'amarezza infinita e uno sconsolato rimorso. La situazione in cui la Nazionale Italiana si ritrova è a dir poco grottesca, perché è accompagnata da un senso di dejà vu relativo a qualcosa che è già successo, che accade e continuerà ancora a riproporsi. Nel 2006, venti anni fa, eravamo tutti sul tetto del mondo. Il gol su rigore di Fabio Grosso ci aveva proiettati nel Valhalla del calcio internazionale, ma da quel momento la discesa è stata lenta e ineluttabile.
Poi arrivarono il 2010 e il 2014, due edizioni dei Mondiali in cui eravamo passati dalle stelle alle stalle, con altrettante due eliminazioni alla fase a gironi che avevano lanciato dei forti campanelli d'allarme. Eppure al peggio non c'è mai fine, ed ecco che la Svezia nel 2018 e la Macedonia nel 2022 avevano ulteriormente complicato le cose. Tante cocenti delusioni che non hanno potuto impedire l'ultima, la più vivida e palpabile. Si potrebbe parlare di numeri e statistiche della gara contro la Bosnia, ma la realtà dei fatti ci impone di riflettere su qualcosa di più grave e difficilmente risolvibile.
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Non si tratta soltanto di una singola partita giocata male, perché è andato storto letteralmente tutto. Sono tante le situazioni che si potrebbero analizzare, così come potrebbero essere molteplici i colpevoli dell'ennesimo disastro visto in campo contro la Bosnia. Da Gravina a Gattuso, passando per i calciatori, l'arbitraggio e l'intero sistema calcistico italiano. E se Bastoni non fosse stato espulso? E se Kean avesse siglato la rete del raddoppio?
In un calcio fatto di episodi, sarebbe troppo comodo e ingiusto dare la colpa ad un singolo momento di sliding doors. La questione intreccia molteplici problematiche, situazioni e colpevoli. Purtroppo, come quando accade una rottura, un tradimento e una grande delusione, ci si può interrogare tanto sui perché e sui come, ma alla fine tocca raccogliere i cocci rotti e convivere con la profonda ferita che pian piano si rimarginerà. Ma mai del tutto.
E allora occorre restare in silenzio, perché la rivoluzione tanto annunciata non si è mai innescata e perché l'orgoglio che ci unisce tutti sotto la stessa bandiera ha lasciato il posto allo sconforto, a causa della prigionia a cui l'Italia è costretta ed umiliata. Si possono fare processi, polemiche e discussioni che purtroppo non porteranno ad una soluzione. La sensazione preponderante è però quella che non ci resti nulla di effettivamente concreto tra le mani.
Niente Mondiali, niente estate azzurra e niente partite in compagnia con gli amici, solo una profonda rassegnazione. Con la tenue speranza che un giorno, magari nel 2030, le circostanze siano diverse e che l'occasione per tornare grandi e fieri sia quella giusta. Oggi, però, l'Italia è piccola e l'azzurro è più che mai sbiadito.
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