Fra le tante narrazioni orientate, finanche un po’ bizzarre, che girano attorno al Milan, ve n’è una particolarmente singolare: secondo alcuni “illuminati” il club rossonero non dovrebbe trattare un giocatore, bensì sedersi al tavolo e dare forma al famoso detto: pagare moneta, vedere cammello”. Tutto ciò è totalmente svincolato da una corretta analisi del mercato e delle sue dinamiche. Se fare il dirigente consistesse semplicemente nel pagare un giocatore per quanto viene richiesto, sarebbe un lavoro troppo semplice. In realtà, fare le trattative è un’arte che richiede tantissima pazienza ed una capacità non semplice di comprendere sino a quando è possibile tirare la corda. A tale convinzione, tuttavia, si accompagnano due luoghi comuni che andrebbero smascherati nella loro insensatezza. Il primo è racchiuso nella famosa frase “bisogna avere la squadra pronta prima del ritiro”.
A TORTO O A RAGIONE...
Convinzioni errate e luoghi comuni insensati

CAIRATE, ITALY - JULY 12: Head coach AC Milan Paulo Fonseca, AC Milan Senior Advisor to Ownership Zlatan Ibrahimovic and AC Milan chief scout Geoffrey Moncada look on during the AC Milan training session at Milanello on July 12, 2024 in Cairate, Italy. (Photo by Claudio Villa/AC Milan via Getty Images)
In realtà non capita praticamente mai che una squadra arrivi all’inizio del ritiro già al completo e col mercato ultimato
I tempi del mercato moderno rendono tutto ciò impossibile, soprattutto in stagioni nelle quali ci sono di mezzo competizioni come il Mondiale e gli Europei. Peraltro, anche si riuscisse in tale impresa, non se ne comprende l’utilità. Dopo la prima settimana di ritiro – al più dopo 15 giorni – le squadre iniziano ad andare in giro per le famose ed ormai irrinunciabili tournee estive (“pecunia non olet” diceva l’imperatore Vespasiano). Durante le tournee gli allenatori gestiscono i giocatori, ma non riescono a lavorare né sulla tattica, né sulla preparazione atletica. Il secondo improvvido luogo comune è quello secondo cui se segui un giocatore e poi non lo prendi perché ritieni il prezzo troppo alto, lasciandolo così ad altri club, significa che ti hanno beffato.
Anche qui siamo al puerilismo applicato, senza nessuna sapienza, al mercato. Sarà il tempo, e soltanto il tempo, a dare ragione o torto alla scelta di un club. I team di lavoro delle società non lavorano mai su singoli nomi, bensì su una serie di nomi per ogni casella da riempire. Prendiamo, a titolo esemplificativo, il caso di Leny Yoro, il bravo difensore centrale messosi in luce in questa stagione nel Lille. Sembrava destinato al Real Madrid per 40 milioni di euro, ossia al club più ricco del mondo che ha appena superato il miliardo di euro di fatturato; è intervenuto lo United con un’offerta da 63 milioni di euro e se lo è assicurato. Il Real Madrid, informato della circostanza, non ha ritenuto di dover rilanciare. Fossilizzarsi soltanto su un giocatore significa ragionare sulla base di parametri di mercato vetusti, che avevano un senso forse negli anni 90 (quando la Serie A era l’Eldorado per i giocatori). Oggi appare invece insensato continuare a farlo perché è aumentata a dismisura la concorrenza. Innamorarsi dei nomi è possibile per i tifosi. Non può esserlo di certo per i dirigenti di un grande club. E se non lo fanno i dirigenti del Real Madrid, figuriamoci
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