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L'ANALISI

Juventus-Lazio, è pari: ordine e frenesia per Spalletti al cospetto del ritorno del Sarrismo

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La gara fa i due tecnici toscani termina in pareggio: la frenesia delle rimonta juventina riesce ad acciuffare all'ultimo secondo la perfezione formale delle transizioni laziali.
Pietro Rusconi
Pietro Rusconi Redattore 

Per una volta, forse, non ci si potrà lamentare del mediocre spettacolo offerto dalla Serie A. Juventus-Lazio è stata una partita dalla grande intensità e dai ritmi alti, dove si sono scontrati due fra i migliori allenatori italiani dell'ultima decade. Da un lato la fluidità dei sistemi di Luciano Spalletti dall'altra la rigidità posizionale di Maurizio Sarri. Nonostante l'età che avanza, i due baluardi italiani hanno offerto una partita inaspettatamente interessante e divertente.

Il 2-2 raggiunto solo nei secondi finali è il manifesto di una mentalità juventina radicalmente cambiata dagli ultimi anni. Spalletti ha ancora tanto lavoro da fare, ma la direzione, per una volta, sembra essere davvero corretta. I risultati non sembrano favorevoli ultimamente (con l'eliminazione dalla Coppa Italia), eppure il miglioramento è netto soprattutto nel gioco, carente a livello offensivo per mancanza di qualità in rifinitura (Miretti potrebbe diventare molto importante nel corso della stagione).

La Lazio invece, rimane aggrappata al suo comandante, la sola certezza nel mare di confusione e incertezza che aleggia sulla società. Maurizio Sarri ha dovuto adattarsi a giocatori giovani e non esattamente funzionali al suo gioco. Il tecnico ha perciò puntato tutto sulla solidità del sistema difensivo (reti juventine arrivate per errori di marcatura individuali), affidando alla velocità di esecuzione le transizioni offensive. Le tracce lasciate sono buone, ma le aspettative sulla stagione sembrano essere ai minimi storici.

Ordine e frenesia per Spalletti in Juventus-Lazio

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In Juventus-Lazio, i bianconeri si sono posizionati su un 4-2-3-1 con un'inedita fascia sx. Con Cambiaso esterno alto a dx, ecco che Cabal diventa il terzino titolare a sx, accompagnato da Koopmeiners come centrale sempre di sx. I bianconeri non giocano una brutta partita, anzi. Come contro l'Atalanta, la squadra di Spalletti arriva spesso al limite dell'area avversaria, nonostante poi palesi diversi limiti in rifinitura e nella costruzione di palle gol limpide.

Nel 1T la fase offensiva è ordinata, con tanti interscambi (MCK-Cambiaso-Kalulu) a gestire il mezzo spazio e l'ampiezza e i taglienti inserimenti in profondità. La riaggressione e la pressione erano infernali e per la Lazio diventava impossibile costruire dal basso senza rischiare ad ogni azione di perdere il pallone. Koopmeiners si vede annullare un gran gol da fuori area (con polemiche sul contatto di Cabal) e al termine dei 45' ecco che arriva l'errore di Locatelli e la rete di Pedro. Un errore che non deve stigmatizzare il nazionale italiano, vero motore del calcio di Spalletti e tra i 3 migliori centrocampisti del campionato finora. Non è un caso che dopo la palla persa, il capitano ha perso la fiducia che lo ha contraddistinto in questi due mesi di ottimo calcio bianconero e ha gestito la palla in maniera non eccellente, riflettendo il gioco disordinato juventino del 2T.

Nel 2T, subito lo shock iniziale del 2-0 (Cambiaso in estremo ritardo riposizionato da terzino sx), ha vinto la frenesia. La Juventus è andata inevitabilmente a caccia di una qualsiasi rete e questo ha fatto peggiorare drasticamente la qualità del gioco, seppur continuando a produrre parecchio (a fine match saranno 2.81 gli xG creati). I molti cross, soprattutto di Zhegrova (6 tentati e solo 1 riuscito) sembrano perdersi nel nulla senza il 9 richiesto a gran voce dal tecnico italiano. Inoltre questa spasmodica ricerca del gol ha portato i torinesi a scoprirsi ed essere fragili dinanzi alle ottime transizioni della squadra biancoceleste, che spesso hanno gettato l'occasione per chiudere il match.

L'imprescindibilità di McKennie e Kalulu

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L'ingresso di Boga (1 assist) è stato sicuramente una scossa importante per l'attacco juventino, con spunti rapidi e cross precisi. Tuttavia, i protagonisti del match sono 2 e sono sempre gli stessi ormai. Weston McKennie continua imperterrito a segnare le sue reti. Dopo una breve pausa dovuta alla stanchezza in Coppa Italia, il texano ha ripreso immediatamente le chiavi dell'offensiva bianconera.

Spalletti non avrà avuto En-Nesyri ma potrà contare sempre sullo stacco perfetto del 22. Con David che spesso e volentieri si sacrifica per legare il gioco, portandosi dietro le marcature dei grossi centrali, McKennie occupa già gli spazi adibiti alla punta. I suoi inserimenti, i suoi movimenti e i suoi tagli su tutto il fronte d'attacco rimangono imprescindibili per il calcio relazionale spallettiano. 5 gol nel 2026 e settimo stagionale (record di marcature per lui), con l'unica pecca di avere il contratto in scadenza...

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Pierre Kalulu, oltre alla grande prestazione sulla fascia, ha anche trovato la rete. Un grande stacco anche per il francese che lo premia per l'ennesima partita giocata (2160 minuti, unico giocatore di movimento a non aver saltato neanche 30 secondi di gioco) di alto livello. Centrale solido di dx e terzino dalla spinta inesauribile sulla fascia. Il francese ieri ha trovato ampi spazi per sovrapporsi e trovare il cross (3 riusciti su 7), sempre utile nei triangoli in fascia per muovere pallone e difese avversarie.

La rinascita di Daniel Maldini

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Maurizio Sarri aveva preparato Juventus-Lazio in maniera più che discreta. Con gli elementi a sua disposizione, il comandante è stato costretto a modificare lo stile del suo calcio rimanendo sempre all'interno di principi ultra posizionali. Classico 4-3-3, in cui la punta diventa il neo acquisto Daniel Maldini. La Lazio è diventata una squadra reattiva, la qualità dei calciatori è troppo bassa per poter dominare la partita col pallone fra i piedi. Perciò, la solida difesa laziale (Gila con 9 duelli vinti su 10 e Provstgaard con 6 salvataggi e grande pulizia tecnica) permette un gioco immediatamente verticale che trova successo nelle praterie concesse dalla Juventus con la linea particolarmente alta.

Daniel Maldini ha funzionato alla grande da falso nueve. Il primo gol nasce dalla sua ottima pressione su Locatelli e dai tempi giusti con cui serve Pedro. Inoltre, per tutto il resto della partita fa girare la testa ad un certo Bremer. L'augurio è che Maurizio Sarri compia l'ennesimo miracolo con un ragazzo che finora non ha saputo ritagliarsi un ruolo di successo nel calcio italiano. Anche nell'azione del tiro sprecato di Noslin, Maldini fa una grande giocata di protezione del pallone, mostrando grande fisicità unita ad una peculiare tecnica. Potenzialmente, un mix esplosivo.

La perfezione di Sarri in Juventus-Lazio

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La seconda rete è un manifesto classico del calcio sarrista. Gioco di sponda della mezz'ala (Dele-Bashiru che si è portato appresso Koop, liberando un enorme spazio alle spalle) sul regista (Cataldi) che verticalizza immediatamente sull'inserimento dell'ala (Isaksen) nella zona liberata. Il danese brucia Cambiaso e buca Di Gregorio con un tiro potente e preciso.

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Dele-Bashiru, Taylor (ottima gestione delle transizioni) e Noslin hanno avuto 3 grandi occasioni per chiudere definitivamente il match. Tutte azioni nate dal recupero difensivo del blocco basso e dalla ricerca rapida e precisa della verticalità, trovandosi sempre in situazioni di superiorità numerica. I tiri sono arrivati tutti da cutback centrali delle mezzali laziali, che al momento di concludere dal dischetto hanno calciato in maniera pessima.