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Il calcio italiano è in declino. E questo lo testimoniano le assenze negli ultimi due Mondiali in Russia e Qatar. Anche per questa volta siamo in bilico tra la qualificazione e la clamorosa eliminazione alla campagna iridata in Nord America. Ma stavolta gli Azzurri l'affronteranno in maniera differente, perché il calcio italiano sta vivendo un momento cruciale di transizione. La Nazionale ha un disperato bisogno di freschezza, coraggio e di un vero ricambio generazionale per costruire le fondamenta dell'Italia del futuro.
Freschezza, coraggio e ricambio generazionale si possono leggere nella carta d'identità di Marco Palestra, che è uno dei simboli di questa nuova ondata. L'esterno sta avendo un rendimento mostruoso e, oltre ai famosi bonus, sta garantendo al Cagliari buona corsa, fisicità e intraprendenza, attirando su di sé l'attenzione dei top club e dei vertici azzurri. Palestra però è solo la punta di un iceberg grandissimo. Dietro di lui c'è una schiera di volti nuovi. C'è una vera e propria Next Gen italiana pronta a prendersi definitivamente la scena.
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Scorrendo la lista dei 28 convocati stilata da mister Gattuso per questi delicatissimi playoff, balzano all'occhio altri due nomi che certificano questa provvidenziale ventata d'aria fresca: Niccolò Pisilli e Francesco Pio Esposito. Il primo, a centrocampo, rappresenta il prototipo della mezzala moderna che tanto serve al nostro calcio: ha un dinamismo fuori dal comune, tempi di inserimento letali e una sfacciataggine tecnica che in mezzo al campo mancava da troppo tempo.
In attacco, invece, le speranze sono riposte sulle spalle larghe di Pio Esposito. In un reparto che da anni fatica tremendamente a trovare un vero e proprio erede dei grandi bomber azzurri del passato, il centravanti porta in dote fisicità, presenza in area, senso del gol e una fame da predestinato. Insieme a Palestra in fascia, Pisilli in mediana ed Esposito in avanti, l'Italia sta finalmente costruendo una spina dorsale giovane, affamata e pronta a ritagliarsi un ruolo di primo piano.
Ora, però, la palla passa inevitabilmente a Gennaro Gattuso. Il Commissario Tecnico si trova davanti al compito forse più delicato di tutto il suo mandato, ovvero gestire questa nidiata di talenti senza bruciarli, ma al tempo stesso senza tenerli costantemente rinchiusi in una teca di cristallo. In sfide da dentro o fuori come quelle che ci attendono per strappare il pass mondiale, l'istinto suggerirebbe di affidarsi unicamente all'usato sicuro. Ma la vera missione di Ringhio sarà quella di trovare la chimica perfetta, lanciando questi ragazzi nella mischia al momento giusto. Servirà un mix chirurgico tra l'esperienza dei "senatori" – i vari Donnarumma, Bastoni e Barella, chiamati a fare da scudo mediatico e da chioccia in campo – e l'incoscienza positiva di questa Next Gen, che ha il grande vantaggio di non aver vissuto sulla propria pelle le scorie psicologiche delle passate eliminazioni.
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Il messaggio che deve passare, non solo a Coverciano ma in tutto il nostro sistema calcistico, è chiaro e inequivocabile: non c'è più tempo per l'infinita, prudente e logorante "gavetta". Se l'Italia vuole davvero tornare a spaventare le grandi potenze europee e mondiali, mettendosi alle spalle i traumi calcistici degli ultimi due cicli, deve avere il coraggio di scommettere forte sui suoi ragazzi.
Le mancate qualificazioni in Russia e in Qatar ci hanno insegnato nel modo più doloroso possibile che l'eccesso di conservatorismo porta dritti al baratro. Palestra, Pisilli, Esposito e tutti gli altri prospetti azzurri hanno ampiamente dimostrato di avere i mezzi atletici e tecnici per stare a questi livelli. Adesso spetta a noi togliergli le catene, lasciarli liberi di sbagliare, di crescere e, soprattutto, di farci sognare di nuovo. Il futuro è adesso, guai a sprecarlo tenendolo seduto in panchina.
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