Oggi sui campi della Continassa, pre Atalanta-Juventus, si aggirava un'ombra, un'apparizione, uno spettro. Dusan Vlahovic è improvvisamente ripiombato prepotentemente nel mondo bianconero. Caduto nel dimenticatoio dopo la lesione all'adduttore sx contro il Cagliari il 29 novembre, l'attaccante serbo è finalmente tornato a lavorare al campo di allenamento. Tuttavia, il suo rientro è ancora lontano (metà marzo) e il suo destino in maglia juventina sembra essere già segnato.
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L’ultima notte da re di Dusan Vlahovic in bianconero: Atalanta-Juventus 0-1

Questo mese infatti sia Comolli sia Ottolini hanno disperatamente cercato una punta (con caratteristiche simili a quelle di Vlahovic), facendo intendere che per il 9 non ci sarà rinnovo e di conseguenza un ruolo nella futura Juve. Già durante il mercato estivo Dusan avrebbe dovuto fare le valigie, ma la mancanza di offerte adeguate lo ha relegato al ruolo di terza punta dietro David e Openda.
Fino al match di Cagliari il nazionale serbo aveva anche riconquistato il ruolo di titolare (6 reti in 17 match), anche per via della fase di adattamento al calcio italiano delle nuove punte. Con Spalletti c'era un discreto feeling e le prestazioni erano buone (Sporting, Fiorentina), nonostante sia mancato un certo feeling con la porta. L'infortunio del nazionale serbo però coincide proprio con la miracolosa ripresa di risultati bianconeri, guidati dal gioco associativo del risorto Jonathan David. Nella macchina sempre più perfetta del tecnico italiano sembra non esserci più posto per l'ex stella da 80 milioni.
Eppure c'è stato un tempo in cui la Juventus sembrava non poter giocare a calcio senza Dusan Vlahovic. O forse sì. I suoi anni juventini sono stati sempre altalenanti, con periodi di grande strapotere offensivo e altri di magrissimo bottino. Infortuni, principi di gioco non adatti, contratto e cartellino esorbitanti, gol facili sbagliati e l'eredità di Cristiano Ronaldo sulle grosse spalle. Tuttavia, nonostante tutte le difficoltà di questi 4 anni, Dusan Vlahovic è l'ultimo giocatore ad aver portato un trofeo a Torino.
Le stagioni 2023-2024 di Juventus e Atalanta
—Dusan Vlahovic arriva ad Atalanta-Juventus del 15 Maggio 2024 con un discreto numero di reti in stagione. Dopo la disastrosa annata precedente (complicata da problemi muscolari e da una pubalgia), il 9 vince il premio come miglior attaccante della Serie A. 16 gol in una stagione dalla difficile lettura per la Juve: dalla lotta scudetto con l'Inter (animata proprio dalle reti di Dusan a inizio 2024) al rischio di terminare fuori dalla zona Champions League. Si vocifera già di una rivoluzione a fine anno, ma lui è inamovibile (anche per costi eventuali).
Il cambiamento radicale dell'estate non coinvolgerà dunque il centravanti serbo, bensì l'allenatore Max Allegri. Il secondo mandato del tecnico plurititolato ha portato desolazione e tanto grigiore sulla squadra bianconera. Giocatori inadatti al suo calcio reattivo e spesso messi fuori ruolo, partite pareggiate o vinte grazie all'intervento divino e risultati convincenti che si contano sulle dita di una mano. La sera del 15 Maggio si percepiva che sarebbe stata l'ultima notte in bianconero di Massimiliano Allegri.
L'Atalanta, dal suo canto, ha vissuto una stagione epica fino a quel giorno (e lo sarà anche in seguito). Posto Champions blindato, la crescita esponenziale di Koopmeiners, CDK e Scamacca e le due finali conquistate (Coppa Italia ed Europa League). La ricca rivoluzione estiva per la Dea avverrà comunque, come ogni estate, ma il suo punto fisso rimarrà ancora per un ultimo ballo. Nel frattempo, la settimana dopo la finale di Roma arriverà la gioia più importante per i tifosi dell'Atalanta: la storica vittoria dell'Europa League nella notte di Dublino.

La finale di Coppa Italia '23-24: Atalanta-Juventus
—In Atalanta-Juventus del 15 Maggio 2024 le due squadre arrivano con spiriti diversi. I bianconeri sono reduci da 3 vittorie nelle ultime 17 partite mentre i bergamaschi hanno conquistato l'accesso in Champions con la vittoria sulla Roma e la presenza in finale di Europa League. L'ultima possibilità di vincere un trofeo in annate deludenti per alcuni, la convinzione che potrebbe essere il primo dopo tanto tempo per gli altri. Insomma, o Allegri compie una magia delle sue (il suo rituale finale con l'espulsione dimostra l'atto magico compiuto) o il rischio è quello di concludere il proprio ciclo con tante ombre.
Ci sono delle novità nelle scelte iniziali delle due formazioni. Per la Dea, col solito 3-4-2-1, sorprende la decisione di lasciare Scamacca (19 gol stagionali) in panchina, posizionando CDK punta, con Lookman e Koopmeiners sulla trequarti. I bianconeri invece, ormai passati alla coperta di linus del 3-5-2, vedono fra le proprie fila la titolarità inaspettata di Nicolussi-Caviglia (Locatelli squalificato) e di Iling-Junior (al posto di Kostic). Un alibi in caso di sconfitta?
La corona di Dusan Vlahovic
—Durante la partita ci saranno varie occasioni per buttare il pallone in rete, soprattutto nel 2T. Il palo di Lookman, la traversa di Miretti e la doppietta negata a Vlahovic per un fuorigioco millimetrico. Ma nella memoria della finale rimane, inevitabilmente, solo la rete decisiva del 9 serbo. Il match si sblocca subito, al 4' di gioco. L'azione è un concentrato di tutto quello che avrebbe potuto essere la Juventus in questo triennio.
La verticalità immediata con la ricerca sistematica della profondità dettata da Vlahovic (una sua peculiarità), l'intera macchina azionata ad un tocco, col movimento coordinato delle mezze ali e degli esterni. È Bremer che salta la prima linea atalantina con un passaggio diretto verso McKennie, pronto nello spazio lasciato vuoto inspiegabilmente da Koopmeiners.
Lo statunitense, portandosi dietro la marcatura a uomo del centrale De Roon, con precisione, appoggia di prima verso Cambiaso. L'esterno dx imbuca subito nella zona lasciata libera dal movimento di De Roon e dove Vlahovic si inserisce con grande intensità. Il serbo regge il ritorno della fisicità di Hien (in ritardo per il tentativo di mettere la punta in fuorigioco, vanificato da Djimsiti) e insacca con freddezza alle spalle di Carnesecchi.

Nella sconfinata letteratura di Italo Calvino, è presente un racconto chiamato "La decapitazione dei capi". Nella società immaginaria descritta dallo scrittore italiano nel testo, vige una regola particolare. Ogni re eletto ha un tempo limitato per governare perché poi doveva essere giustiziato, assicurando un costante ricambio del potere, evitandone l'accentramento. Nella notte di Atalanta-Juventus, Dusan Vlahovic ha conquistato la sua corona. Tuttavia, il suo interregno è durato il tempo di un'estate. Thiago Motta ha portato il disordine delle ribellioni, con l'intenzione di eliminare la figura del re-capo, in favore di una comunanza del potere. La doppietta di Lipsia è stata l'ultimo grido prima della decapitazione.
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