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Hugo Campagnaro a ruota libera: “All’Inter non volevano che giocassi in Nazionale…”

RIO DE JANEIRO, BRAZIL - JUNE 15:  Zvjezdan Misimovic of Bosnia and Herzegovina controls the ball as Hugo Campagnaro gives chase during the 2014 FIFA World Cup Brazil Group F match between Argentina and Bosnia-Herzegovina at Maracana on June 15, 2014 in Rio de Janeiro, Brazil.  (Photo by Clive Rose/Getty Images)

Le rivelazioni del difensore argentino ritiratosi un mese fa

Davide Capano

Il 40enne Hugo Campagnaro, difensore vicecampione del mondo nel 2014 con l’Argentina, ha rilasciato una lunghissima intervista al quotidiano La Nacion. L’ex Piacenza, Sampdoria, Napoli, Inter e Pescara, ritiratosi ad agosto dopo diciotto anni di militanza in club italiani, ha ripercorso alcune tappe della carriera, svelando un retroscena su uno dei più prolifici bomber della Serie A e ripercorrendo l’ultima annata abruzzese.

Il collega Claudio Mauri, infatti, gli ha chiesto anche quale calciatore preferiva non incrociare in campo. La risposta? “Antonio Di Natale, l’attaccante che ha giocato tanti anni all’Udinese. Ogni volta che dovevo giocare contro di lui diventava molto complicato e nella maggior parte dei casi mi ‘dipingeva la faccia’. È stato un vero incubo. Un giorno ci hanno battuto 3-1, con tre gol suoi. Quella notte non ho dormito. Ogni volta che dovevamo giocare contro di loro pregavo che non ci fosse...”.

Poi Campagnaro ha raccontato l’ultima stagione col Pescara: “È stato un anno molto difficile per tutti. Non avremmo mai immaginato di dover fare un play-out per restare in B. Avevo giocato solo una partita quest’anno, contro il Benevento, e poi gli infortuni mi hanno condizionato molto. Non ho potuto aiutare la mia squadra come avrei voluto. Siamo anche finiti agli spareggi in maniera insolita, a causa di un gol preso all’ultimo minuto contro il Chievo. Mi sono preparato al meglio, sapevo che sarebbero state le mie ultime partite, e ho cercato di essere all’altezza del compito. All’andata ho giocato fino alla fine. Nel match di ritorno ho resistito quasi 115 minuti e poi sono dovuto uscire. E lì ho dovuto mettere alla prova il mio cuore ai rigori, con tutto il carico emotivo che ciò comporta. Per fortuna il nostro portiere ha primeggiato. Sarebbe stata un’amarezza chiudere la mia carriera con una retrocessione. Abbiamo mantenuto la categoria; il club e la città lo meritavano”.

Inoltre il Toro di Moron ha rivelato il motivo per cui l’esperienza con i nerazzurri si è conclusa dopo due anni: “Non mi piace parlare male dei club in cui ho giocato o di situazioni del passato. Ma a un certo punto la squadra si trovava in una situazione difficile per via dei risultati ed era logico che i viaggi in Sudamerica per andare in Nazionale risultassero fastidiosi. Anche se eravamo già qualificati, venivamo comunque convocati tutti dal ct. Io avevo un piccolo problema alla pianta del piede e così l’Inter mi disse di non rispondere alla chiamata. Rispondo che dovevo presentarmi per farmi visitare dal medico dell'Albiceleste e loro danno l’ok; arrivo a Buenos Aires e mi controllano, mi dicono che avrei potuto giocare la seconda partita con l'Uruguay e così ho chiamato Milano e ho avvertito che sarei rimasto, cosa che non è piaciuta molto. Ho giocato i 90 minuti contro l’Uruguay e sono tornato in Italia. Arrivo di giovedì e mi chiamano per giocare il giorno dopo con il Torino, ma mi faccio male in allenamento. Ebbene, lì il rapporto è diventato più teso, non è stato più lo stesso. Non voglio entrare nei dettagli… È successo che Mazzarri ha lasciato il club, sostituito da Roberto Mancini che mi schierava come terzino destro in una linea a quattro. È stato difficile per me adattarmi a quel sistema perché da anni giocavo a tre. Quindi dopo la Coppa del Mondo non hanno rinnovato il mio contratto e me ne sono andato, per quel fatto il rapporto si è un po' sporcato”.

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