Da una Capitale all'altra, il Roma Club Berlino esporta il vero sentimento del romanismo in terra tedesca ed è diventato una vera e propria istituzione
Stephan El Shaarawy saluta la Roma tra ricordi e grandi emozioni
A oltre 1500 chilometri dall'Olimpico, c'è un angolo di romanità che ad ogni partita si accende di cori, bandiere e passione giallorossa. È il Roma Club Berlino, nato attorno a un gruppo di amici che si ritrovavano per non vivere da soli le partite della Roma e diventato, nel tempo, una vera comunità capace di riunire centinaia di romanisti nelle grandi occasioni. A raccontarcelo è Carlo, presidente del club e punto di riferimento per i tifosi giallorossi che passano dalla capitale tedesca.
Dalla storica notte della rimonta sul Barcellona fino alla festa per il trionfo in Conference League, il club è cresciuto in maniera continua trasformando un pub dal grande valore simbolico in una piccola Curva Sud nel cuore della Germania. Un luogo dove professioni e storie diverse si annullano davanti a un'unica fede: quella per la Roma.
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Il Roma Club Berlino e il Tante Kathe
Quando è nato e quanti soci conta il vostro Roma Club?"La nascita è stata un po' un'evoluzione dettata dall'aggregazione di tanti ragazzi che erano qui a Berlino, tifosi della Roma, che all'incirca una decina d'anni fa, ma anche qualcosina di più, erano soliti incontrarsi in un bar-ristorante italiano, per vedere la Roma in compagnia, anziché vederla da soli. All'epoca non c'erano le attuali emittenti, ma esclusivamente Sky Germania, che però trasmetteva solo le partite di cartello. Quindi non c'era la possibilità di vedersi ogni domenica perché pub e ristoranti non potevano trasmettere tutte le partite. Con la crescita della Roma, culminata nella famosa vittoria col Barcellona ai quarti di finale di Champions League, questo piccolo gruppo di amici che si incontrava per vedere la Roma, ha iniziato a diventare sempre più grande, fino a trovare finalmente una sistemazione fissa, che è l'attuale pub dove siamo soliti incontrarci".
A un certo punto la svolta: "Una decina di anni fa abbiamo quindi iniziato a incontrarci in pianta stabile. Inizialmente eravamo una trentina di ragazzi, adesso contiamo 80-90 persone che quasi ogni domenica si radunano al nostro pub. È molto bello perché ci dà la possibilità di parlare in italiano o in romano, cosa che siamo meno abituati a fare vivendo all'estero. È un'occasione per goderci quelle 2-3 ore di romanismo e di romanità che ovviamente ci mancano stando dall'altra parte d'Europa. Poi l'ufficialità è arrivata quattro o cinque anni fa: ci siamo iscritti all'AIRC, con la possibilità di avere il nostro striscione all'Olimpico".
Non manca l'aneddoto sul pub: "Si chiama Tante Kathe, che tradotto in tedesco significa 'Zia Kate' ed è un pub dedicato a Rudi Voller. Il motivo? C'è questa storia riguardante la nazionale tedesca durante i Mondiali del '90: Rudi Voller, giocatore della Roma, durante Italia '90 dopo una partita uscì dalla doccia in accappatoio e Klinsmann e gli disse 'madonna mia che capelli che hai, mi sembri mia zia Caterina'. Da quel momento nasce questo soprannome, con Rudi Voller che è famoso in tutta la Germania come Tante Kathe".
Un club per tutti: dall'ambasciatore all'operaio
Qual è il vostro tipo di associato?"In realtà prendiamo una fetta molto ampia di persone, perché lo zoccolo duro è formato da persone che vivono qui, di cui la maggior parte sono romani di origine romana. Ma abbiamo anche ragazzi che non vengono dalla Capitale, oltre a tanti studenti Erasmus che sono qua per qualche mese e poi si trasferiscono di nuovo. In più, c'è anche un'ottima fetta di 'casuali', turisti che vengono qui a Berlino e che vogliono visitare la città ma al contempo se vedono che l'orario lo permette ci scrivono sui social".
Un vero valore aggiunto: "Per noi è una fonte di gioia, perché più siamo e meglio stiamo. Facciamo un bel casino, cercando di riproporre quello che sarebbe il clima se fossimo all'Olimpico. Tant'è che i tedeschi quando ci vedono, dicono 'ragazzi ma perché fate sto casino, non state allo Stadio, non vi sentono nei giocatori'. Ma noi ci vogliamo sentire a casa e quindi lanciamo i cori, cantiamo l'inno a squarciagola. Tornando al 'chi siamo', è importante precisare un ulteriore aspetto: siamo tutti lavoratori con professioni diverse, dall'avvocato, al metalmeccanico, al banchiere, ma quando c'è la Roma diventiamo tutti uguali, non ci sono divisioni sociali. L'avvocato si toglie la cravatta, il muratore si leva l'elmetto e così via".
Qual è la partita più bella che avete vissuto tutti insieme?
"La vittoria della Conference League. All'epoca c'erano ancora delle difficoltà per poter viaggiare, a causa del Covid, e ricordo che ricevemmo richieste di partecipazione da gente che voleva venire da Amburgo, che comunque dista 300 chilometri, da Lipsia 200 chilometri, e più in generale da tutta la Germania. In quell'occasione eravamo 250 romanisti infervorati e inferociti ed è stata una delle gioie più belle, non solo per la vittoria, ma anche per noi come club. Vedere così tante persone è stato emozionante".
Poi un aneddoto: "Ci sono un paio di ragazzi tedeschi che sono romanisti sfegatati, più di me che ho fatto anni di Curva Sud. Ogni tanto vanno a Roma per vedere qualche partita e poi tornano indietro. La cosa assurda è che sono tedeschi: capirei il romano, che fa una vita in Curva Sud, ma il tedesco non me lo sarei mai aspettato".
E ancora: "Poi ci sono anche dei ricordi meno belli. Purtroppo eravamo presenti alla finale di Budapest l'anno successivo, contro il Siviglia. In quel caso, siamo andati tutti in trasferta come nel caso della semifinale contro il Leverkusen. Eravamo quasi una trentina di ragazzi di Berlino, anche quello è stato uno dei momenti più iconici del nostro club. Questo club rappresenta una buona possibilità di farsi amicizie e organizzare attività insieme: pensa che addirittura l'ambasciatore italiano in Germania, tifoso della Roma, ci viene a trovare di tanto in tanto. Come dicevo prima, non ci sono limiti dal punto di vista sociale. Anche l'ambasciatore si leva i gradi e diventa un semplice tifoso, come tutti noi".
"Se riuscissimo a incontrare Rudi Voller, potremmo intitolargli il Club"
C'è un giocatore della Roma, attuale o del passato, in cui vi identificate?"Quelli che ci uniscono di più sono le due icone romaniste: Daniele De Rossi e Francesco Totti. De Rossi per la sua vena romanista, è sempre stato un ragazzo eccezionale sia da un punto di vista umano che da un punto di vista calcistico. Il vero romanista che viene preso dallo stadio, dalla curva, e messo in campo. Totti ovviamente è l'emblema del calcio e rappresenta la squadra della Roma: in qualsiasi posto del mondo se dici 'Francesco Totti', sanno di chi stai parlando. Loro due sono i simboli del romanismo vero e proprio".
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"Visto quello che ho raccontato all'inizio, direi Rudi Voller, perché è quel ponte che permette di andare da un lato e dall'altro, il ponte tra noi e la Germania. Perché Rudi Voller, giocatore della Germania campione del mondo nel '90 ed ex giocatore della Roma, sposato con una donna romana, è esattamente questo per noi. In più, noi andiamo a vedere le partite al pub intitolatogli, quindi secondo me sarebbe l'epilogo perfetto per il nostro club. Non ti nascondo che se ci fosse la possibilità di incontrarlo, potremmo anche intitolargli il nostro club, se n'è già parlato in passato. Sarebbe un vero onore per noi, anche se non è di originario di Berlino, cosa che potrebbe essere per esempio Thomas Hessler".
Qual è il sogno per il futuro del vostro Roma Club?
"Le cose stanno andando bene, ma un sogno nel cassetto sarebbe proprio quello di incontrare personaggi di un certo spicco all'interno del mondo Roma. Se dovessero passare da queste parti sarebbe un onore immenso per noi. In passato, abbiamo avuto modo di incontrare Totti in maniera informale, perché era qui di passaggio per una pubblicità. Sarebbe bello averlo con noi per qualche ora e poter dialogare con lui. Infine, voglio esprimere un sogno personale: sono tifoso dell'Union Berlino, l'ho vista crescere dalla Serie C tedesca, andavo a vederla in Serie quando ancora non contava una mazza. Sarebbe bello arrivare a un gemellaggio tra tifoserie, magari sulla base di una nostra spinta iniziale. Quelle dell'Union e della Roma sono due bellissime realtà. Vedere i nostri colori giallorossi all'An der Alten Forsterei dell'Union Berlino, non sarebbe male. Poi magari qualcuno dei nostri preferisce l'Herta Berlino e non sarebbe assolutamente d'accordo. Infatti, come dicevo, questo è più che altro un desiderio personale".
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