Una storia iniziata sette anni fa e che ha portato alla creazione di una vera e propria famiglia, rigorosamente all'insegna della napoletanità

Murales Stadio Maradona Napoli

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Nato nell'aprile del 2019 dall'iniziativa di un gruppo di amici napoletani trasferitisi in Sardegna per lavoro, il Napoli Club Cagliari ha vissuto una crescita importante negli anni. Tuttavia, l'obiettivo del presidente Antonio De Falco resta quello di continuare ad allargare questa famiglia azzurra, come ci racconta lui stesso. L'anima del club è semplice e autentica: creare un punto di riferimento per chiunque ami il Napoli, indipendentemente dalle origini. Non solo napoletani emigrati, ma anche sardi innamorati dell'azzurro. Un ambiente familiare dove si vive la partita tra cori e grandi emozioni, rigorosamente dal primo all'ultimo minuto.

Napoli Club Cagliari

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"Siamo già in 300 e vogliamo crescere ancora di più, nel segno del Napoli"

Quando é nato e quanti soci conta il vostro club?

"É nato ad aprile del 2019, abbiamo compiuto sette anni da poco. Il club conta circa 300 soci, é bello numeroso ma si può sempre migliorare. Tutto ebbe inizio dall'incontro di alcuni amici napoletani che lavorano in Sardegna e che hanno sentito l'esigenza di stare insieme e condividere le proprie esperienze inerenti al Napoli. A quel punto ci siamo informati per creare l'associazione e da quel momento è partito tutto".

Se qualcuno volesse avvicinarsi al vostro club, che ambiente troverebbe?

"Un ambiente assolutamente familiare, perché si sta insieme e si tifa dal primo all'ultimo minuto, infatti adesso sono senza voce. Oltre alla partita svolgiamo varie attività, dalle cene alle iniziative di volontariato".

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Alcuni degli esponenti del Napoli Club Cagliari

Qual è il vostro tipo di associato?

"Siamo un gruppo di persone aperte a tutti: abbiamo il napoletano che lavora in Sardegna, ma anche il sardo che tifa Napoli, o ancora "l'occasionale", che viene solo nei momenti migliori o nelle partite importanti. Ad ogni modo, noi cerchiamo di incentivare la presenza di quante più persone possibili. Anche in occasioni dell'ultima partita contro la Cremonese abbiamo fatto praticamente il sold out, perché avevamo promesso l'estrazione a sorte di alcuni gadget".

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Riuscite a organizzare anche viaggi al Maradona o qualche trasferta?

"Da due anni a questa parte abbiamo acquistato due abbonamenti al Maradona, nei distinti superiori. Li mettiamo in palio a sorteggio per i nostri associati. Per le trasferte, invece, è più un discorso individuale, perché partire da Cagliari è difficile, siamo lontani. Ti devi organizzare con l'aereo o con la nave, oltre alle problematiche legate ai settori chiusi, come nel caso di Cagliari. In quella situazione siamo riusciti ad andare nei distinti in quanto residenti in Sardegna, ma il settore ospiti era vuoto".

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I festeggiamenti per lo Scudetto

Qual è la partita che avete vissuto tutti insieme e che vi ha regalato più emozioni?

"Sicuramente quella col gol di Koulibaly all'ultimo secondo contro la Juve, eravamo proprio alle origini del club. In quella partita c'era stato un boato clamoroso. Vedere la partita da solo a casa non é la stessa cosa anche per questo. Sicuramente non avrei urlato come in occasione della partita contro la Cremonese".

C'è un giocatore, attuale o del passato, in cui vi identificate?

"Ce sono tanti. Sicuramente Maradona è il numero uno. Però voglio nominare anche Hamsik, Mertens, Cavani e Lavezzi, sono tanti".

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Se potessi scegliere, chi inviteresti a venire da voi?

"Ne inviterei uno a partita, scherzo. Sicuramente Cavani, poi reputo Hamsik un vero signore e, al tempo stesso, ho una grandissima considerazione di Ciro Mertens. Ai tempi di Maradona esisteva la MaGiCa, composta da Maradona, Giordano e Careca. Adesso, mettendo insieme Cavani, Hamsik e Mertens non cosa esce. Sono giocatori d'altri tempi, esseri umani, persone. Quelli che il tifoso sente e percepisce come veri, che si prendono sempre un momento per una foto o per dedicarsi a chi li ama. Così come lo stesso mister Conte e Lele Oriali. Ho incontrato quest'ultimo il giorno di Pasqua sul lungomare di Napoli, l'ho salutato e abbiamo fatto un video insieme. Da parte sua ho trovato la massima disponibilità. Anche se Lele Oriali non é di fede napoletana, si dimostra un grande professionista, che fa le cose seriamente. Se gli chiedi un autografo, un saluto o una fotografia, non te lo nega di certo. Queste sono cose belle e non così scontate".

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E prosegue: "In passato abbiamo avuto allenatori o dirigenti più restii sotto questo punto di vista. Faccio questo discorso soprattutto per i più piccoli, che hanno il piacere di fare la foto con il proprio beniamino. Ci sono stati alcuni allenatori che non volevano un grande contatto con il pubblico. Con mister Conte, invece, non è mai successo, é stato sempre disponibile qui a Cagliari. Capisci subito che tipo di persona è: quando il bambino lo chiama e lui scende dal pullman in partenza per fargli l'autografo o una foto ricordo, é tanta roba. Non bisogna dimenticare che questi bambini sono i tifosi del futuro e vanno coccolati. Altrimenti come pensi di coltivarli? Con un gesto del genere un bambino si innamora. Giusto la settimana scorsa un ragazzino, Diego (e già si capisce molto dal nome), mi ha mandato una foto con Hojlund, che aveva beccato in aeroporto. Così facendo, lo ha conquistato per tutta la vita. Quello è un tifoso che non lo mollerà mai e non mollerà mai il Napoli".

Qual è il sogno per il futuro del vostro Club?

"Crescere sempre di più. Noi facciamo molto sui social, tra interviste e altre attività per dare visibilità al club. A volte è brutto sentirsi dire "non sapevo della vostra esistenza". Al contrario, invece, è bello quando qualche napoletano che viene in Sardegna, per motivi turistici o di lavoro, ci contatta per assistere alla gara insieme a noi. Anche perché facciamo parte della UANM, che è una casa per tutti i tifosi del Napoli, ovunque essi vadano. A mia volta, è capitato che fossi ospite di altri club che fanno parte di questo gruppo. Siamo uniti sotto la stessa bandiera".

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