a cura di Roberto Dupplicato -
QUESTIONI DI MENTALITA'
TACKLE DURO – Il derby dei media su Simone Inzaghi e Leao
La stagione non è finita ma finisse oggi ci sarebbero due bocciature eccellenti, parliamo di Simone Inzaghi e di Rafa Leao, allenatore dell’Inter e attaccante del Milan, uomini di campo e di spogliatoio che però, in questo inizio di stagione, non hanno brillato. Solo loro, però, possono ribaltare il risultato manco fossero Alessandro Borghese in 4 ristoranti.
Su Leao si è detto di tutto
Due anni fa trascinò il Milan alla vittoria dello Scudetto insieme a Theo e a Maignan: sembrava nata una stella, ma poi il rendimento cala, gli avversari fanno meno fatica, i gol sono di meno, le giocate scompaiono. Ogni tanto appaiono, meglio se in notti di Champions, ma in generale il 10 del Milan è in fase non involutiva ma “imboscativa”, nel senso che troppo spesso il talento di Leao c’è ma non si vede. Paolo Di Canio lo aveva già attaccato, lui aveva risposto sui social, il problema di Leao è che gli opinionisti fanno buon gioco quando lo attaccano, perché lui si “difende male” e, a volte, è proprio indifendibile, come quando è andato in Nazionale a parlare bene dell’ambiente, per far vedere che, invece, a Milanello… Leao però può cambiare le cose, a partire dalla gara di stasera col Napoli, con gli azzurri in mezza fuga ma dopo aver giocato con le piccole, che devono dimostrare chi sono in questo mese di campionato dove affronteranno le altre e le grandi. Per molti, a partire da La Gazzetta, il “leone” portoghese partirà dalla panchina, ma magari può cambiare la gara come ha fatto Yildiz a San Siro domenica. Fonseca vuole il suo “Milan” e in questa storia, per ora, Leao è una comparsa e l’allenatore prova a gasare l’ambiente parlando di “scudetto”.

Per Inzaghi invece il momento è “pesante” soprattutto a livello mentale. Sarebbe tutta colpa della seconda stella se l’Inter ha preso 13 gol in 10 giornate di campionato, mica di Inzaghi, De Vrij e di un Sommer in modalità groviera svizzera. Franco Vanni di Repubblica fa notare come l’inter prenda troppi gol sopratutto nel finale. Questo dato può essere il segnale di una mentalità del gruppo non accesa sempre e al 100%. E le responsabilità di questo sono tutte di un allenatore che, al quarto anno, non sembra avere la situazione in pugno e che continua a trasmettere paure alla squadra sostituendo gli ammoniti. Questo incide anche a livello tattico sulla cattiveria agonistica della squadra, che magari ogni tanto leva la gamba perché sa che in caso di ammonizione è finita la partita, come un’espulsione, ma decisa dall’allenatore. I numeri dicono che l’Inter lotti meno, recupera meno palloni e subisce più gol: due mesi da horror che l’allenatore dissimula “atomizzando” la discussione. “Con la Juve dovevamo farne 8”, suona come un lamento, perché invece non ci dice come ha fatto a prenderne 7 dal Milan e dai bianconeri in due partite?
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