buffon non ce ritiro ce testamento si chiama balotelli

di Redazione Derby Derby Derby

di Dario Claudio Bonomini – Non sappiamo se e quando questa Nazionale tornerà a competere ad alti livelli con le migliori rappresentative mondiali, ma sicuramente e al più presto, bisognerà designare e legittimare un CT che, programmando sui giovani e auspicabilmente confortato dai risultati del campo, ci conduca nel 2020 alla prossima manifestazione continentale a sedi miste. Sapevamo che questa rivoluzione obbligatoriamente sarebbe dovutapassare attraverso dolorose ma definitive rinunce ad alcuni intoccabili che per anni avevano costituito lo zoccolo duro della squadra azzurra. Mentre alcuni grandi vecchi si sono onestamente già chiamati fuori dopo la fallita qualificazione ai prossimi mondiali in Russia, una rinuncia che tarda ad arrivare è invece quella dell’attuale numero 1 della Nazionale, il già quarantenne Gigi Buffon. Il grande portiere juventino in questi ultimi mesi ha rilasciato periodiche e noiose interviste con le quali preconizzavaun imminente ipotetico ritiro che poi puntualmente, negli interventi successivi, altri altrettanto soporiferi e inconcludenti concetti sembravano invece smentire. Alla Juventus hanno capito come gestire questa ormai ingombrante presenza, alternandolo sapientemente con l’emergente portiere polacco Szczesny, ma in Nazionale le cose sembrano andare diversamente. Dichiarare con la voce dell’Orso Yoghi di non volere rappresentare un problema ma di sentirsi ancora utile alla causa azzurra sembra quasi nascondere il suo inconfessato desiderio di regalarsi addirittura i prossimi europei, così come il simpatico plantigrado di Hanna e Barbera spergiurava al Ranger Smith di non aver rubato il cestello della merenda. Pare quasi debba essere lui a decidere come e quando passare i guantoni al successore designato. L’attuale precario occupante della panchina azzurra, Luigi Di Biagio, almeno a parole si è mostratosubito entusiasta di poter avere in Buffon un fondamentale uomo spogliatoio, imprescindibile collante fra la vecchia e la nuova guardia, o forse, proprio perché consapevole di essere solo di passaggio, la patata bollente di deciderne l’esclusione la lascia volentieri al suo successore e alla Federazione, che per il momento ovviamente tace. Perche’ allora non nominarlo capitano non giocatore per concedere finalmente spazio alla maturazione di Donnarumma e Perin? Che senso ha che ai due giovani portieri non si dia finalmente occasione di fare esperienza in queste amichevoli di alto livello e si preferisca ancora un portiere avviato inevitabilmente al ritiro dalla Nazionale e dalla sua squadra di club? L’azzurro in Italia è evidentemente, e non solo nel calcio, una maglia che i vecchi leader faticano a sfilarsi di dosso per favorire il ricambio generazionale. Gli ossequiosi commentatori Rai si sono subito affrettati, dopo la sconfitta di Manchester contro una non certo stratosferica Argentinaoltretutto priva di Messi e di altri campioni, ad eleggere Buffon come migliore in campo. Ma siamo sicuri che il giovane portiere milanista o il più esperto geonano non sarebbero stati anche loro in grado di respingere le non trascendentali occasioni avute dai gauchos, o addirittura non avrebbero parato, con una reattività più giovanile, i tiri di Banega eLenzini che hanno regalato la vittoria all’Albiceleste? In particolare il tiro dell’ex interista non è parso certamente irresistibile, avendo sfiorato la zampa sinistra di Buffon senza una degna reazione da parte del nostro loquace orsacchiotto. Evidentemente non era una succulenta torta di mirtilli. Per quanto riguarda poi l’attacco, nelle ultime sette partite l’Italia ha segnato la miseria di tre gol. Siamo convinti che Immobile che segna solo nella Lazio, uno spento e sempre più ingobbito Belotti, il giovane esterno Chiesa e l’ultimo arrivato Cutrone siano attaccanti tecnicamente migliori del tanto bistrattato Balotelli? Il ragazzo bresciano indubbiamente possiede, per i precedenti in Nazionale, per aver già giocato la Champions, militato in Premier League e ora nel campionato francese, più esperienza internazionale di molti componenti l’attuale rosa azzurra. Perché non provarne il reinserimento graduale in una squadra più giovane, sfruttando proprio queste partite amichevoli e la dipartita di quel blocco juventino/romanista che ne aveva decretato l’ostracismo dopo la fallimentare spedizione mondiale 2014 in Brasile, quasi che l’unico colpevole della decisiva sconfitta subita con gli uruguagi fosse stato lui? Perché adesso, che Mario ha quasi 28 anni e pare anche più equilibrato fuori dal campo,non dargli un’altra occasione responsabilizzandolo come fosse un anziano del gruppo? I mezzi atletici e i fondamentali di Balotelli sono nettamente superiori a quelli di tutti gli altri attaccanti azzurri. Fintanto che rimarrà ancora fuori, lui avrà ragione e si darà modo al paffuto Mino Raiola di continuare ancora a sputare sentenze a favore di un proprio assistito. Non sarà mica che il veterano superstite Buffon ha minacciato di abbandonare prematuramente i compagni al loro triste e gramo destino se Balotelliviene convocato o ha addirittura trasmesso il testimone del boicottaggio a qualche gruppo di mezze figure che si ritengono emergenti nel nuovo spogliatoio azzurro? Dietrologia a parte martedi prossimo, nel nuovo ma sempre mitico stadio di Wembley, sfideremo l’Inghilterra nella seconda amichevole di lusso, necessaria sulla carta alla crescita dei giovani del gruppo. Ma la nostra porta da chi verrà difesa? Qualcosa ci dice che non ci sarà Gigio, ma ancora Gigi.

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