derby teheran levento calcistico piu importante dellasia

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di Redazione Derby Derby Derby

di Antonio Lopopolo –

Il presente dice: dopo 21 giornate di campionato iraniano Persepolis primo con 42 punti ed Esteghlal terzo a quota 40. Il derby Persepolis-Esteghlal è in programma il prossimo 30 marzo. Ma la storia è piena di tutto.

Ci sono pochi dubbi: blu e rosso sono i colori dei due club più amati di Teheran. I rossi del Persepolis e i blu dell’Esteghlal: tanto è forte l’attaccamento alla maglia da parte dei tifosi, quanto è sentita la rivalità tra le due fazioni. Manifestare la propria simpatia per l’uno o l’altro club equivale a portare addosso un simbolo: etnico, politico, religioso. Il termine non è esagerato se si pensa ai 100.000 tifosi che urlano nello stadio Azadi durante il derby tra i blu “Abi-hà” e i rossi “Ghermez-hà”. Sicuramente uno degli ambienti più caldi al mondo.

In lingua farsi il derby dell’Iran viene chiamato “Shahravard”, che in italiano equivale più o meno al termine “stracittadina”, ma la sua storia inizia prima dello scontro tra Esteghlal e Persepolis. Partiamo dagli anni Sessanta, quando allo stadio “Amjadiyeh”, l’attuale ShahidShiroudi, si gioca una partita tra due squadre altrettanto polari: Shahin e Taj. Il primo nome significa “falco” e la squadra ha così tanti supporters da far preoccupare i vertici della Federcalcio iraniana, che nel 1967 decidono di sciogliere il club. Decisione che decreta la fortuna del Persepolis che ne accoglie i giocatori ereditandone la tifoseria e la rivalità con i cugini. Gli altri, il cui nome vuol dire “corona”, godono del benestare delle istituzioni visto l’inequivocabile richiamo alla corona imperiale: per questo motivo il team cambia nome dopo la rivoluzione del 1979, diventando l’attuale Esteghlal, cioè “indipendenza”.

Gli anni Settanta segnano il periodo d’oro delle due compagini, che si alternano nella vittoria della massima serie iraniana, con il nuovo stadio Azadi teatro di questa sfida tra bandiere rosse e blu. Altra consacrazione per i due club è quella di fornire alla nazionale dell’Iran quei giocatori che ottengono la prima storica qualificazione ai mondiali del 1978 in Argentina.

Dopo il periodo nero della guerra in Iraq, il campionato iraniano e il derby di Teheran vedono sia il ritorno dell’entusiasmo delle tifoserie, sia un sempre più crescente coinvolgimento anche fuori dallo stadio. Con l’arrivo del satellite, negli anni Novanta, la tv di Stato iraniana riprende a trasmettere in diretta il Shahravard: un evento divenuto imperdibile per le comunità iraniane presenti in Nord America e in Europa.

Nella memoria dei tifosi ci sono giocatori che hanno lasciato il segno solo in appuntamenti come la stracittadina. Tra il 1998 e il 2000 il difensore MehdiHashemiNassab segna 4 reti con entrambe le casacche, tre per i rossi e una per i blu. A differenza di Eamon Zayed, attaccante irlandese-libico, entrato nella storia nel 2012 quando la sua tripletta nei dieci minuti finali consegna un’incredibile successo al Persepolis.

Chi invece ha sempre avuto vita dura nei derby di Teheran è la classe arbitrale iraniana, per anni bersagliata da calciatori, tifosi, giornalisti e Federcalcio nazionale. Dopo le grandi polemiche del 1995, la lega calcio nazionale iraniana decide di far dirigere la sfida da arbitri stranieri, sia per ridurre la pressione nei 90 minuti, sia per evitare ripercussioni post partita. Così vengono chiamati anche arbitri tedeschi, spagnoli e italiani come Pasquale Rodomonti e Roberto Rosetti.

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