rino gattuso primi 115 giorni magnifico rettore del milan

di Redazione Derby Derby Derby

di Davide Capano – Basta una partita per cambiare un’idea, bastano 115 giorni per cambiare una stagione. Parole che suonano come musica per le orecchie di Gattuso Ivan Gennaro, il Magnifico Rettore del Milan. Dal colpo di scopa di Brignoli al gol di André Silva col Chievo ne è passata di acqua, neve e vino sotto i ponti. La mimesi è riassunta nella splendida escalation verso la Pasqua rossonera. Cosa c’è in mezzo tra questo zenit e questo nadir? Semplice, Rino Gattuso, un allenatore-trequartista di piede e testa intelligente. Un Campione dentro e fuori dal campo perché sin da piccolo ha fatto scuola di valori, di sacrificio, di dedizione, di generosità, di lealtà. Caballeros e señoritas, in Rino stat una buona dose di Veritas e Virtus. Con quel facciotto da salumiere felice, la semplicità del lavoro e la politica dei piccoli passi, fra “papagne” a Calhanoglu e inviti a Cutrone a fare l’amore, ha ridato brio al mondo rossonero. Per lui le vittorie sono come le ciliegie. Più ne mangia e più ne vorrebbe. Nel girone di ritorno il Milan, squadra senza grilli per la testa, ha raccolto 25 punti, tre in meno della Juve, ma con una gara in meno: il Derby del 4 aprile, a un mese da quel maledetto 4 marzo. Dopo la sosta per le Nazionali ci sarà Juve-Milan. Allegri sa bene che quando si fanno i conti, vengono fuori i contadini. Ebbene sì, stia attento a questo Milan che sta decollando come un 747 e viaggiando come una lippa. Del resto l’allenatore calabrese è un giacimento illimitato di milanismo a profusione. Il Milan gattusiano sembra una bicicletta moderna: un distillato di altissima ingegneria in cui è la dose massiccia che incute il veleno agli avversari. Il click della svolta milanista è il famoso “occhiometro” con cui RG misura il termostato dei suoi ragazzi. Gennaro trova difetti nei successi invece di accontentarsi. Lo spiegò benissimo nella conferenza stampa di presentazione da tecnico della Prima Squadra: “Mi è rimasto lo spirito di quello che quando gioca con suo figlio vuole sempre vincere. Io voglio vedere che tra vittoria e sconfitta c’è grande differenza: quando perdi ti deve bruciare, a Milanello è come se ci fosse un funerale”. Ecco, c’è un tempo per pescare e un tempo per asciugare le reti. La pazienza è potere: con il tempo e la pazienza, il gelso si trasforma in seta. Goodbye Milanconia? A stretto giro di campo la risposta… Gattuso Ivan Gennaro, da bambino, a Schiavonea (frazione di Corigliano Calabro), scriveva “Forza Milan” sul banco e sui muri; oggi è il Magnifico Rettore dei colori che ama: il rosso e il nero. Una storia neorealista che si augura possa continuare con la qualificazione nella sua Champions League e la Coppa Italia in una Roma già conquistata in tre giorni a fine febbraio…

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