Il Bayern presenta la nuova maglia per la semifinale con il PSG, ma Adidas commette un errore mostrando il nome di Coman, già ceduto, nella campagna ufficiale

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Il Bayern Monaco ha deciso di giocare la semifinale contro il PSG con la maglia della prossima stagione, una scelta sempre più frequente nei grandi club, legata a marketing, lancio anticipato e visibilità internazionale.

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I club mostrano spesso le nuove divise prima della fine della stagione per sfruttare partite di alto livello e attirare l’attenzione globale. Adidas presenta quindi ufficialmente la maglia 2025/26 e il Bayern la utilizza subito in un contesto di massimo impatto mediatico, scegliendo una partita di Champions che garantisce visibilità totale. Qualcosa però non torna ai tifosi, con un'incredibile gaffe del noto brand sportivo.

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Joao Felix festeggia il suo primo gol con Coman nella partita tra Al Nassr e Al Riyadh all'Al Awwal Park il 20 settembre 2025 a Riyadh, Arabia Saudita. (Foto di Abdullah Ahmed/Getty Images)

La gaffe: Coman in copertina… ma non c’è più

Ed è proprio qui che arriva l’errore. Nella comunicazione ufficiale della nuova divisa, Adidas ha mostrato la maglia con il numero 11 e il nome Kingsley Coman, peccato che il giocatore non faccia più parte della rosa, essendo stato ceduto in estate. Un dettaglio che non passa inosservato, soprattutto perché si tratta di una campagna globale e studiata nei minimi dettagli. Inserire un giocatore già partito nella presentazione ufficiale crea un corto circuito evidente tra marketing e realtà sportiva. Non è una semplice svista grafica, è una disconnessione tra tempistiche commerciali e aggiornamento della rosa, qualcosa che a questi livelli difficilmente sfugge ma che questa volta è successo.

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Marketing vs realtà: quando la comunicazione va fuori tempo

Il caso evidenzia un aspetto sempre più frequente nel calcio moderno: la distanza tra il calendario commerciale e quello sportivo, due binari che viaggiano a velocità diverse e che non sempre riescono a incontrarsi. I brand progettano, approvano, producono e lanciano le maglie con mesi di anticipo, seguendo logiche di marketing globale, campagne pianificate e strategie di vendita già definite. Mentre il mercato si muove in tempo reale, cambia le rose, sposta giocatori e modifica gli equilibri fino all’ultimo giorno utile. Quando questi due piani non si allineano, emerge un corto circuito tra immagine e attualità, tra prodotto e contesto sportivo, che diventa ancora più evidente quando l’errore viene esposto su un palcoscenico globale.

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In una partita come Bayern-PSG, con tutta l’attenzione mediatica del caso, ogni dettaglio è sotto osservazione, con una svista del genere che non passa inosservata, anzi si amplifica, perché rompe l’illusione di precisione che accompagna questi lanci. Un dettaglio, sì, ma di quelli che fanno rumore, perché raccontano quanto sia sottile il margine tra una campagna perfetta e un errore che diventa subito virale.

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