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LA PROTESTA

Il Barcellona presenta una lettera di protesta alla RFEF per gli episodi arbitrali

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Il Barcelona non ha digerito l'arbitaggio nella sfida contro l'Atletico Madrid e, dopo gli ennesimi episodi dubbi nella gara contro il Siviglia, il club ha deciso di inviare un esposto alla RFEF per lamentarsi dell'utilizzo e del protocollo Var.
Francesco Di Chio

Il Barcellona aveva minacciato di fare un ricorso alla RFEF dopo gli episodi della gara contro l'Atletico Madrid nella semifinale di andata della Copa del Rey. Dopo la gara contro il Siviglia, in cui Flick non è stato nuovamente contento dell'arbitraggio, il club blaugrana ha preparato e inviato un esposto alla federazione.

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I motivi della protesta del Barcellona

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La gara contro l'Atletico Madrid (finita 4-0 per i Colchoneros) ha fatto infuriare il club catalano. Non perché la sconfitta sia arrivata per colpa dell'arbitraggio - difficile colpevolizzare l'arbitro per una gara persa con 4 gol di scarto - ma piuttosto perché, essendo una gara ad eliminazione diretta, ogni rete potrebbe fare la differenza. E, in una gara andata/ritorno un gol annullato per motivi non chiari, oltre a perdere un uomo per un cartellino rosso, potrebbe spostare l'ago sulla bilancia della qualificazione alla finale. Perciò il club, attraverso Deco in quanto responsabile esecutivo dell'area sportiva , ha ideato un esposto da presentare alla Real Federación Española de Fútbol. Esposto che è stata redatto da Pere Lluís Mellado, responsabile dell’area legale del club e poi convalidato ed inviato da Rafa Yuste, presidente ad interim.

Il contenuto dell'esposto

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A fornire maggiori dettagli sulla lettera formale inviata dal club alla federazione spagnola è Mundo Deportivo, che elenca i punti principali su cui si è soffermato il Barcellona nel suo esposto.

"Mancanza di informazioni per i professionisti": il direttore sportivo ritiene che i professionisti della Liga non abbiano chiaro il protocollo di utilizzo del VAR, nel quale si notano continui cambiamenti e oscillazioni di criterio. Tra gli esempi citati, i falli di mano in area o gli interventi col piede a martello.

"Evidente disparità di criteri": nelle stesse giornate di campionato vengono applicate decisioni diverse in base all'arbitro. E non solo in base al direttore di gara, spesso si sono verificati episodi simili con il Var che a volte ha richiamato l'attenzione del giudice, altre no.

"Errori strani e mancanza di trasparenza": a Barcellona ritengono inoltre ci sia una mancanza di trasparenza in azione che invece la richiederebbero, come il gol annullato proprio a Cubarsí, di cui non si è potuto ascoltare l’audio del dialogo tra arbitro e VAR. Si lamenta anche l’assenza di comunicazione per spiegare un episodio così insolito come il malfunzionamento della tecnologia del fuorigioco semiautomatico a causa dell’alta densità di giocatori in area, che avrebbe impedito una corretta calibrazione delle loro figure. Un accaduto difficile da digerire, considerando che in molte altre azioni con tanti giocatori in area, come i calci d’angolo, il sistema non ha mai fallito. Si suppone che l’azienda incaricata abbia effettuato un audit sull’accaduto, ma non se ne conoscono i risultati.

"Senza possibilità di chiedere l’intervento del VAR": al Barça non si comprende neppure perché non esista la possibilità di chiedere all’arbitro di rivedere determinate azioni al VAR, opzione che invece esiste nel calcio femminile d’élite e nella Primera RFEF, dove è presente una versione della tecnologia con meno mezzi.

"Senza informazioni nelle situazioni complesse": ai catalani non è stato nemmeno spiegato come siano state tracciate le linee nell’azione del Metropolitano e quale momento sia stato decisivo per stabilire che Cubarsí fosse in posizione irregolare.

In sintesi, a Barcellona hanno il sospetto che la situazione stia prendendo una deriva pericolosa e vogliono spiegazioni. In più, tra le file dei blaugrana, aumenta sempre di più il sospetto che il trattamento riservato ai rivali storici del Real Madrid sia differente. Introdurre la tecnologia avrebbe dovuto evitare o almeno limitare errori e polemiche, ma la sensazione è che in tutto il mondo stia accadendo l'opposto.