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La Liga rilancia con decisione l'Oficina del Jugador, una struttura pensata per rafforzare il dialogo tra gli organi di gestione e i calciatori professionisti. A capo del progetto è stato nominato Roberto Jimenez, ex portiere con una lunga carriera tra Atletico Madrid, Real Zaragoza e Olympiacos alle spalle. Il suo compito sarà quello di fare da ponte tra i giocatori e i vertici del campionato spagnolo, garantendo "una relazione più vicina, trasparente ed efficace".
Questa scelta deriva da una necessità chiara: migliorare la comunicazione con i calciatori e fornire strumenti concreti per la loro crescita professionale e personale. Non a caso una delle prime questioni sollevate riguarda il rapporto con il sindacato dei giocatori (AFE). Jimenez vuole chiarire subito l'approccio collaborativo: "La prima cosa che ho fatto entrando nella Liga è stata chiamare l'AFE. Ho parlato con Diego Rivas e con David Aganzo, dicendo loro: 'Sono qui'. Il mio arrivo deve significare unità tra noi".
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L'ex portiere ribadisce che l'obiettivo non è sovrapporsi al lavoro del sindacato, ma lavorare in sinergia. "Io non vado negli spogliatoi a fare campagna. Vado a spiegare cosa voglio fare e a trasmettere un messaggio di unità: voglio andare di pari passo con l'AFE per tutte le decisioni che riguardano i calciatori", spiega.
Un'altra interpretazione diffusa è che la riattivazione dell'Oficina del Jugador sia stata una risposta al tentativo fallito di disputare la partita di campionato tra Villarreal e Barcellona negli Stati Uniti. Anche su questo punto Jimenez è netto: "Si può pensare che il mio arrivo a dicembre sia legato a quell'episodio, ma non è così. Da tempo la Liga credeva fosse necessario il rilancio dell'Oficina del Jugador".
Tra le priorità del nuovo progetto c'è la formazione. L'Oficina del Jugador punta a migliorare la conoscenza dei calciatori sul funzionamento della lega e sugli aspetti organizzativi del campionato. "Vogliamo promuovere una formazione corporativa affinché conoscano meglio la Liga. Quando ho giocato non capivo molte cose che ho compreso solo entrando nella struttura della lega", ammette Jimenez.
Parallelamente si lavorerà anche sulla formazione accademica, fondamentale per preparare i giocatori alla vita dopo il ritiro. "Molti calciatori vivono situazioni difficili quando smettono di giocare. Durante la carriera ogni giorno si ha un obiettivo, ma quando arriva il momento del ritiro quella sensazione scompare", spiega l'ex portiere. Programmi come il Global Players Program serviranno proprio a facilitare questa transizione.
Un altro pilastro dell'iniziativa è la tutela contro i reati d'odio. Attraverso lo strumento AVO, i calciatori potranno segnalare attacchi o abusi ricevuti, anche sui social network: "Mettiamo a disposizione dei calciatori un canale diretto per comunicare qualsiasi attacco d'odio, offrendo orientamento giuridico, supporto psicologico e assistenza nelle procedure".
L'obiettivo finale della Liga è creare un rapporto di fiducia con i giocatori e raccogliere le loro preoccupazioni, anche su temi come l'interpretazione delle regole arbitrali o il calendario delle competizioni. "Voglio che vedano in noi una mano amica", conclude Jimenez.
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