Barcellona e Athletic Club si sfideranno sabato 7 Marzo alle ore 21. Due delle squadre più rappresentative del mondo del calcio spagnolo, che devono la loro fortuna anche ai loro vivai. Alla base però ci sono ideologie diverse, perchè se da La Masia passano i migliori ragazzi spagnoli e non, a Lezama si parla solo Basco. Famoso in tutto il mondo ormai il progetto dietro l'Athletic Club: la squadra deve essere formata solo da calciatori baschi, con il club che deve sostenersi solo grazie ai talenti nati nella regione. Un'idea particolare, quasi unica, completamente in contrasto con il resto del mondo calcistico, dove ormai i soldi e i procuratori la fanno da padrone. Due scuole di pensiero molto differenti, ma che allo stesso modo risultano efficaci nel percorso di costruzione e crescita dei giovani talenti.
LE STORIE
La Masia vs Lezama: le scuole di Barcellona e Athletic Club a confronto

BILBAO, SPAIN - MAY 25: Lamine Yamal of FC Barcelona runs with the ball whilst under pressure from Yuri Berchiche of Athletic Club during the LaLiga match between Athletic Club and FC Barcelona at Estadio de San Mames on May 25, 2025 in Bilbao, Spain. (Photo by Juan Manuel Serrano Arce/Getty Images)


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Uomini prima che calciatori, i principi della Cantera del Barcellona
—Costruita nel 1702, dal 1979 è diventata il centro di formazione per eccellenza per i settori giovanili del Barcellona e nel 2011 gli architetti al servizio del club catalano lo hanno rimodernato per renderlo più adatto ai tempi che corrono. Questa struttura è diventata il simbolo del progetto blaugrana, perchè se da un lato possono permettersi di acquistare i migliori calciatori in circolazione come Lewandowski, dall'altra ogni anno nella formazione del Barca vediamo apparire giovani ragazzi pieni di talento.
I motivi del successo del progetto Barca sono semplici: non solo la ricerca dei migliori talenti in giro per la Spagna e per il mondo ma anche, e soprattutto, l'attenzione verso la crescita umana prima che calcistica di questi ragazzi. La vita dei giovani all'interno del centro segue una routine abbastanza fissa: la mattina si va a scuola ritenuto il primo centro per la formazione degli uomini che vestiranno il blaugrana; poi riposo, allenamento e un paio d'ore di svago prima di andare a letto. I ragazzi che compongono le varie squadre vivono insieme 24 su 24, per imparare a coesistere come gruppo di umani prima che come compagni di squadra. I ragazzi sin dalla tenera età vivono l'ambiente come una casa, creando legami forti con i compagni, ma anche con lo staff, e questo crea un senso di appartenenza e devozione al club difficilissimo da trovare altrove. I benefici sono evidenti, per il Barcellona ma per tutto il calcio spagnolo: le Furie Rosse godono da anni di questi legami che si creano tra i calciatori e i risultati della nazionale spagnola nell'ultimo ventennio sono sotto gli occhi di tutti.
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La Masia: da Messi a Yamal, i migliori calciatori passati dalla Cantera del Barcellona
—Fondamentale per il club è la ricerca dei calciatori già dalla tenera età: gli scout dei catalani vedono il talento dove altri non arrivano e il caso più eclatante è Lionel Messi. Il fuoriclasse argentino infatti è stato proposto a vari club all'età di 13 anni, ma scartato da tutti poichè troppo basso per la sua età e con dei problemi di crescita che sembravano insormontabili per farne un calciatore. Scartato da tutti i club, tranne uno, il Barcelona. Gli scout dei catalani infatti non si sono fatti spaventare dall'altezza del ragazzo, decidendo di ammetterlo alla cantera del club. Gli effetti di quella scelta sono noti a tutti, stiamo ancora godendo delle giocate di uno dei calciatori più forti della storia. Ma non solo Messi, da La Masia sono passati talenti del livello di Pep Guardiola, Carles Puyol, Sergi Busquets, fino ad arrivare a Lamine Yamal, erede proprio di Messi nell'attacco del Barca.
A differenza di ciò che la maggior parte dei club cercano nei ragazzi, ovvero fisicità, altezza, e tutto ciò che concerne il fisico, a Barcellona il focus è su altro: talento, tecnica individuale e passaggi. La tecnica quindi per contrastare dei limiti che per altri club possono risultare insuperabili. Gli effetti di questa ricerca sono evidenti: basta pensare appunto a Messi, Xavi e Yamal, per dirne alcuni.

Lezama: le radici dell'Athletic Club
—"Con cantera y afición, no hace falta importación". Questo è da anni il mantra del club basco: "Dalla cantera e con l'attaccamento, senza false importazioni". Chi gioca nell'Athletic Bilbao dev'essere basco, punto. Un'apertura verso la "diversità" è arrivata qualche anno fa: hanno accesso al Klube solo calciatori figli o al massimo nipoti di baschi, o che sono cresciuti in settori giovanili della regione basca, ma che dimostrano di provare amore verso i Lehoiak. A comprovare la tesi che la maggior parte dei calciatori che sono passati per la squadra maggiore siano quasi tutti di provenienza del settore giovanile fu uno studio del noto giornale inglese The Guardian. Il risultato è incredibile: l'85%, un numero spaventoso.
E, dal 1971, i settori giovanili vivono in una vera e propria cittadella a 15km da Bilbao, istituita dall'allora presidente Félix Oráa: Lezama. Da allora vari lavori sono stati fatti per renderla una comunità a tutti gli effetti: collegamenti stradali, vari campi da calcio, palestra, abitazioni e tanto altro. Il modello Athletic è completamente differente da quello degli altri. I primi principi che vengono ricercati nei ragazzi sono l'identità e il senso di appartenenza. Formare delle brave persone per poi essere dei bravi calciatori perchè, come rispose Amorrortu (ex calciatore del Klube) sempre al The Guardian: "È importante che abbiano più mezzi per la vita che per il calcio, le carriere sono brevi e sono un brutto problema quando finiscono". E i risultati sono evidenti: su 21 ragazzi della primavera 13 finiscono l'università in media. Valori difficilissimi da trovare nel mondo del calcio, soprattutto in quello moderno.

Da Lezama a Bilbao, una vita in 15km: la storia di Julen Guerrero
—La storia di Julen Guerrero è una di quelle che ci fa capire perché amiamo il calcio. Julen nasce a Portugalete nel 1972, ovviamente nella regione basca, e all'età di 8 anni entra nella giovanili dell'Athletic. Quando ha 18 anni in panchina per i baschi arriva Heynckes. Gli basta un allenamento per dire ai suoi collaboratori "da domani quel ragazzino si allenerà con la prima squadra". E Guerrero non solo si allena con la prima squadra, ma ne diventa un perno fin da subito: 37 presenze e 10 gol alla prima stagione tra i grandi. Non serve altro alla gente basca per capire di avere davanti un talento puro. Questa stagione vale la convocazione al mondiale per Julen, mondiale nel quale la Spagna viene eliminata dall'Italia ma che permette alle Furie Rosse di presentare al mondo gente come Raul, Guardiola, e Julen appunto.
Al ritorno dagli Stati Uniti la mossa che nessuno si aspetta: Real Madrid, Barca, Milan e altri grandi club europei si fiondano sul ragazzino, ma lui non ne vuole sapere. Si presenta in società e firma un contratto di 12 anni con i Leoni. Nella seconda stagione con Heynckes in panchina "El Rey Leon" segna 18 gol, dato impressionante per un centrocampista. Jorge Valdano, allora tecnico del Real Madrid, in una conferenza ammette che ha bisogno solo di due calciatori: "Redondo e Guerrero". Riuscirà ad avere il primo, ma Julen no. Julen ha deciso di vincolarsi e dedicarsi con tutto se stesso all'amore della sua vita, e con un contratto che valeva un quarto delle cifre offertegli dai club che lo seguivano. Il Bilbao si è preso Guerrero, Guerrero si è preso Bilbao. E Julen mantiene fede alla sua promessa, una vita in biancorosso: 372 presenze e 101 gol. Appunto, una di quelle storie che ci fa capire perchè amiamo il calcio.

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