Il prodotto ufficiale al centro delle polemiche per il divario tra l'importo della vendita e i salari degli operai in Pakistan

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Il pallone ufficiale del Mondiale, l’Adidas Trionda, è già al centro delle polemiche: il suo prezzo arriva a 130 sterline, mentre in Pakistan gli operai che lo producono guadagnano cifre molto più basse, al punto che per molti è difficile persino sfamare la propria famiglia. Si tratta del pallone più costoso mai realizzato per un torneo ufficiale, un prodotto che garantisce profitti enormi a Fifa e Adidas, ma che solleva interrogativi pesanti sulle condizioni di chi lavora nella filiera. Sul caso si è esposta anche l’attivista Anna Bryher, così come un esponente del mondo Adidas, che ha voluto chiarire la posizione dell’azienda.

Boca Juniors v River Plate - Torneo Apertura Betano 2025

Boca Juniors v River Plate - Torneo Apertura Betano 2025
BUENOS AIRES, ARGENTINA - 9 NOVEMBRE: dettaglio del pallone Adidas Trionda Pro del Mondiale 2026, durante il riscaldamento prima della partita di Superclásico del Torneo Apertura Betano 2025 tra Boca Juniors e River Plate allo stadio Alberto J. Armando, il 9 novembre 2025 a Buenos Aires, Argentina. (Foto di Rodrigo Valle/Getty Images)

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Anna Bryher, responsabile delle politiche per il gruppo di pressione britannico Labour Behind the Label, ha denunciato il divario tra il prezzo dei palloni e le condizioni di chi li produce: “Il fatto che questi palloni vengano venduti a oltre 100 sterline mentre i figli delle persone che li producono non possono permettersene uno segnala un evidente fallimento di responsabilità”.

La sua critica mira anche a un punto sulle responsabilità collettive: “Adidas e Fifa devono assumersi la responsabilità delle loro intere catene di fornitura e garantire che tutti i lavoratori che producono i palloni ricevano una paga che consenta loro di vivere con dignità”. Da qui la domanda più critica e che dovrebbe far riflettere tutti: “Cosa significa fair play se il simbolo più iconico del gioco è costruito sullo sfruttamento?”. Adidas, dal canto suo, si difende sostenendo che i palloni sono realizzati in condizioni di lavoro eque e sicure, con salari corretti; un tema che affronteremo meglio nel paragrafo successivo.
Resta il caso di Sialkot, città diventata il cuore mondiale della produzione di palloni, da cui arriva circa il 70% di quelli venduti nel mondo, ma anche un luogo spesso associato ad accuse di sfruttamento, lavoro minorile e condizioni contrattuali precarie.

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Adidas difende la propria filiera sostenendo di garantire prodotti realizzati in condizioni di lavoro eque e sicure, con salari corretti e controlli regolari negli stabilimenti. Un portavoce ha spiegato che negli ultimi 12 mesi sono state effettuate oltre 1.000 ispezioni e che Forward Sports, fornitore approvato, punta a migliorare gradualmente il tenore di vita dei dipendenti con sistemi salariali, benefit e programmi di welfare. Anche Hassan Khawaja, manager di Forward Group, rivendica che la maggior parte della forza lavoro riceva più del salario minimo e lavori al massimo otto ore al giorno.

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