A qualche giorno dallo sfogo di cui è stato protagonista, è tornato a parlare Gabriele Gravina ai microfoni de Le Iene nella puntata che andrà in onda questa sera su Italia 1

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Dopo l'intervista rilasciata al Corriere della Sera qualche giorno fa in cui l'ex presidente della FIGC attaccava l'intero sistema del calcio italiano con parole a dir poco appuntite, Gabriele Gravina è tornato a parlare ai microfoni de "Le Iene" in vista della puntata che andrà in onda questa sera su Italia 1. Gravina ribadisce le critiche al sistema calcistico italiano, evidenziando blocchi strutturali e la resistenza dei club di Serie A alle riforme, descrivendo il periodo post eliminazione con la Bosnia come una Via Crucis.

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Demetrio Albertini, Gabriele Gravina And Milena Bertolini Are Interviewed By UEFA Magazine

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Il presidente Gravina ai microfoni dei giornalisti presenti con il backdrop durante la presentazione a gennaio del nuovo logo della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale

Le parole di Gabriele Gravina ai microfoni de Le Iene

Ha iniziato l'intervista dichiarando nuovamente l'amarezza di non essere riusciti a raggiungere l'obiettivo di qualificazione ai Mondiali, annunciando di non essere andato via al momento giusto: "Mi sento amareggiato per non aver dato ai nostri tifosi un risultato che meritavano e soprattutto per non aver scelto prima di andare via nel momento in cui mi sono reso conto che tutto quello che è stato fatto non poteva essere migliorato".

Ha continuato poi difendendosi da chi lo definisce indegno, proteggendo il lavoro fatto sotto la sua gestione e ribadendo che un Europeo, nonostante tutto, è stato conquistato: "La gente forse ha dimenticato il lavoro straordinario che è stato fatto. Dopo 53 anni abbiamo vinto l'Europeo e l'Under 17 ha vinto per la prima volta nella storia gli Europei".

A chi lo critica per la terza eliminazione consecutiva ai Play-off validi per i Mondiali, il presidente dimissionario risponde così: "Purtroppo produciamo talenti ma che non vengono mai utilizzati, abbiamo il 70% di stranieri e solo il 30% di giocatori selezionabili. Si dovrebbe lavorare a livello culturale, attivando meccanismi di incentivi, altrimenti non c'è possibilità di intervento".

Per concludere ha commentato le sue frasi che definivano ogni atleta che non è calciatore, dilettante: "La distinzione era a livello di regolamento, di norme che dispongono l'obbligatorietà dei giovani selezionabili in campo, che per il professionismo non è assolutamente consentito. Ammiro il lavoro degli atleti di altre discipline, il loro sacrificio, i loro risultati, non volevo mortificare né offendere nessuno".

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Le ultime vicende pubbliche rappresentano un punto di rottura definitivo tra l'ex vertice federale e un sistema che, a suo dire, lo ha isolato e condannato. Le sue ultime apparizioni in televisione e le interviste rilasciate non sono solo per difesa personale, bensì sono un atto d'accusa che scuote le fondamenta della politica sportiva italiana.

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