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Il calcio italiano vive una crisi profonda. Gabriele Gravina ha da poco rassegnato le dimissioni dopo il flop Mondiale. Prima di lasciare, però, ha consegnato un testamento sportivo molto chiaro. Il presidente uscente della FIGC ha infatti pubblicato un ampio documento. Questo testo contiene dieci proposte mirate per rilanciare il sistema. Inizialmente doveva presentarlo alla Camera dei deputati. L'audizione è saltata, ma Gravina lo ha diffuso per senso di responsabilità. Il dirigente ha polemizzato duramente: "I problemi non si risolvono con le mie dimissioni". I mali del calcio sono strutturali e sono bloccati da forti vincoli normativi ed economici.
L'analisi di Gravina fotografa una situazione molto grave. Il primo problema è la gestione dei giovani italiani. La Serie A è uno dei campionati più vecchi d'Europa. I club preferiscono gli stranieri per risparmiare sui costi di gestione. L'impiego degli Under 21 è ormai ai minimi storici. Questo svantaggio tecnico danneggia pesantemente anche la Nazionale azzurra. C'è poi il dramma delle infrastrutture sportive. Dal 2007 a oggi i nuovi stadi sono pochissimi. L'Italia ha un ritardo imbarazzante rispetto alle altre leghe europee. Questo pesa tantissimo in vista di Euro 2032. Gravina ha attaccato duramente la burocrazia: "L'impossibilità di intervenire ha bloccato le vere soluzioni".
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Per uscire dalla crisi, Gravina propone dieci interventi radicali. Ecco i punti principali per riformare il calcio:
La palla passa ora alla politica. Toccherà al futuro governo del calcio italiano decidere. Questo documento avvierà la rinascita o verrà del tutto ignorato?
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