Lautaro Martinez ha dedicato questo doblete a sua nonna che non sta molto bene. La scorsa stagione ha rischiato di lasciare l'Inter, oggi ne è il leader.
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Lautaro Martinez anche quest'anno non ha fatto mancare il suo contributo in zona gol come avvenuto già nelle ultime stagioni. 29 presenze in Serie A, condite da 17 gol e 6 assist che ne fanno il capocannoniere del campionato. Oltre ai numeri, però, il numero 10 dell'Inter è stato soprattutto colui che ha messo la faccia nei momenti più duri, come l'anno scorso, quando sembrava fosse arrivata la fine.
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Inter, Lautaro a cuore aperto: "Nonna, il doblete è per te"
I primi a fargli un regalo sono stati i suoi genitori. La loro vicinanza nei momenti di gioia di quest'anno è segno di grande unione d'intenti all'interno di una famiglia di lavoratori: "Mio padre e mia madre, che sono arrivati in tempo per i festeggiamenti. Non potranno venire al Mondiale perché lavorano ma erano contenti di partecipare ai successi dell’Inter". Lo Scudetto e la Coppa Italia, però, sono da dedicare alla nonna, che lo affiancò nei momenti di estrema povertà da piccolino: "...mia nonna, che non sta bene, mi ha fatto emozionare. Quando ero piccolo, puliva la scuola dove studiavo e io l’aiutavo per farla finire in fretta. Si chiama Olga ed è qui, sul mio braccio. Mi spiace che ora siamo distanti. Il doblete è dedicato a lei".Le origini segnate da una condizione di assoluta ristrettezza economica non vanno dimenticate, a fronte di un presente che vede Lautaro guadagnare 9 mln di euro annui: "...eravamo tre fratelli e il denaro a casa non bastava mai". E sul cibo non sembrava mancare: "Con i miei fratelli facevamo un gioco su chi mangiava di più. Ma ricordo la sensazione di fame aspettando la cena. E poi non potevamo pagare un affitto. E così per quasi tre anni abbiamo vissuto a casa di un amico: pagavamo solo 100 pesos ogni tanto per l’elettricità".
Lautaro 'diviso' tra calcio e basket: "Non era difficile scegliere"
All'inizio Lautaro Martinez non era così sicuro di brillare nel calcio, eppure davanti al bivio relativo a quale strada intraprendere non ci ha riflettuto più di tanto: "A 13 anni giocavo anche a basket, perché a Bahia Blanca è uno sport popolare: mio fratello Jano fa il playmaker in Serie A nel Ferro Carril. A 15 anni però sono andato al Racing e mio padre mi chiese di scegliere. Ma non c’era granché da decidere, ero più adatto al calcio".Caricamento post Instagram...
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