derbyderbyderby calcio italiano Lazio-Milan, l’autostrada dei campioni: tutti i calciatori che hanno percorso l’A1 tra Roma e Milano

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Lazio-Milan, l’autostrada dei campioni: tutti i calciatori che hanno percorso l’A1 tra Roma e Milano

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Tanti sono i calciatori che hanno percorso la strada da Roma a Milano, o al contrario. Da Tassotti a Romagnoli, passando per Nesta e Stam: conosciamo le storie e gli incroci tra i due team.
Francesco Di Chio
Francesco Di Chio

Domenica 15 Marzo Lazio e Milan si sfideranno nella gara valida per la 29esima giornata di Serie A. Roma e Milano sono collegate dall'Autostrada del Sole e soli 500km le distanziano. Numerosi sono i calciatori che l'hanno percorsa, tutti protagonisti di storie diverse. Da Tassotti che si è consacrato a Milano, a Di Canio che è diventato uomo simbolo dei biancocelesti, passando per Nesta che è riuscito ad indossare la fascia da capitano con entrambe le maglie, facciamo un viaggio sull'A1 alla scoperta di questi campioni.

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Alessandro Nesta, Tempesta Perfetta

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Non possiamo che partire da Alessandro Nesta, uno dei difensori più forti che il calcio nostrano abbia mai prodotto. Tempesta Perfetta, così soprannominato da Carlo Pellegatti, è uno dei pochi calciatori ad aver avuto l'onore di vincere numerosi trofei da protagonista con entrambe le maglie. Cresciuto nelle giovanili della Lazio, si è subito preso il posto da titolare - forse nella Lazio più forte di sempre - e ne è diventato capitano a soli 24 anni. Il centrale italiano ha un palmares incredibile con gli aquilotti: 1 Scudetto, 2 Coppa Italia, 1 Supercoppa Italiana, 1 Coppa delle Coppe ed 1 Supercoppa Uefa.

Nell'estate del 2002, tutto ciò porta Alessandro Nesta lontano da Roma. Nesta si mette in viaggio verso Milano, destinazione Milanello. Curiosità, come raccontato da Bobo Vieri nella sua autobiografia, il centrale romano è stato vicinissimo all'Inter. Dalla biografia del bomber italiano: "Dopo il 5 maggio convinsi Ronaldo e Recoba. 'Tagliamoci lo stipendio, che arriva Nesta'. Ale era d’accordo". Ma poi la svolta. "Una mattina sono all’ippodromo e mi telefona Mao, il figlio del presidente Moratti. 'Bobo, lo so che sei inc****to, ma Nesta costava davvero troppo'. 'Eravamo pronti a tagliarci lo stipendio'." Il mancato arrivo di Nesta portò ad un acquisto a sorpresa da parte dei neroazzurri: "'Anche papà è arrabbiato, ma non ti preoccupare: abbiamo preso comunque un campione'. 'Ma chi? Non ci sono sul mercato giocatori come Nesta, chi è?' 'Gamarra'".

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Dal suo approdo a Milano, Alessandro si è preso la maglia da titolare dei rossoneri per 10 anni - interrotti da un paio di infortuni - consacrandosi come uno dei centrali più forti di sempre. In rossonero ha vinto tutto ciò che gli restava da vincere: 2 Champions League, 2 Scudetti, 1 Coppa Italia, 2 Supercoppe Italiane, 2 Supercoppe Uefa e 1 Mondiale per club. In più nel periodo rossonero, si laurea come Campione del Mondo con la nazionale italiana, nonostante un mondiale finito troppo presto a causa di un infortunio. Il centralone è ancora oggi nel cuore di tifosi laziali e rossoneri, e non solo. E' infatti uno dei calciatori che è riuscito a farsi apprezzare da tutti, anche dai cugini neroazzurri, vero fuoriclasse dentro e fuori dal campo.

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Tassotti, Oddo, Stam: da Roma a Milano per la gloria

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Insieme ad Alessandro Nesta, un altro centrale della Lazio si mise in viaggio verso Milano. Si tratta di Jaap Stam, il difensore olandese dalla faccia cattiva. Approdato a Roma nell'ultimo anno di Nesta, dopo delle stagioni ad altissimo livello al Manchester United, ebbe più di un problema ad adattarsi al calcio italiano: svariati errori alle prime apparizioni, più una squalifica di 5 mesi - ridotta poi a 4 - per Nandrolone. Ma al suo rientro qualcosa era cambiato e dalla stagione 2002/03 si posizionò al centro della difesa biancoceleste e vi rimase fino al suo trasferimento, al Milan appunto. Arrivato a Milano ci rimase 2 anni nei quali riuscì finalmente a formare quella coppia che con Nesta a Roma non si era mai amalgamata.

Esempio perfetto di come il passaggio dalla Lazio al Milan sia stato decisivo per la carriera è Mauro Tassotti. Il terzino ha giocato solo in due club in tutta la carriera: biancocelesti e rossoneri. Cresciuto nel vivaio laziale, Tassotti ha esordito in serie A con la squadra capitolina. Capitale che ha lasciato due stagioni dopo in direzione Milano. Qui il nazionale italiano ha giocato per 17 stagioni, portando a casa numerosi trofei. Delle sue esperienze ha detto: "Con il Milan sono cresciuto, mi sono affermato e ho vinto tanto ma sarò sempre grato al club biancoceleste perché mi ha formato, mi ha dato l’occasione di lanciarmi nel calcio professionistico." Nonostante sia diventato una bandiera del club milanese - anche dopo il ritiro dal calcio giocato - il terzino rimarrà per sempre grato alla squadra che l'ha portato tra i grandi.

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Poi c'è Massimo Oddo. L'ex terzino, originario di Pescara, dopo essersi messo in mostra proprio con le giovanili (e anche debuttando in prima squadra) con la squadra della sua città, è stato chiamato dal Milan per continuare li le giovanili. Nonostante le premesse però, l'ex campione del mondo ha dovuto girovagare parecchio e fare gavetta prima di trovare un posto nel palcoscenico della serie A. Lecco, Fiorenzuola, Verona, Napoli, sono alcune delle piazze che ha dovuto attraversare l'ex terzino. Dopo l'esperienza partenopea, passa al Verona, ed è qui che inizia a mettere in mostra le sue doti, tanto da ottenere la chiamata dalla Lazio. Nella capitale resta 5 anni, e, dopo 172 presenze e 17 gol, il Milan torna a bussare alla sua porta. Torna a Milano con una consapevolezza diversa, e con un Mondiale in più in bacheca. Proprio a Milano, Massimo si toglie le più grandi soddisfazioni con la maglia di un club. Alla fine della sua esperienza rossonera al suo palmares si sono aggiunte 1 Champions League, 1 Mondiale per Club e 1 Supercoppa Europea.

Il percorso inverso: Brocchi, Acerbi, Di Canio

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Se da un lato ci sono i calciatori che hanno trovato piu spazio a Milano, dall'altro c'è chi ha percorso l'A1 in direzione Roma per restarci. Brocchi, ad esempio, ha passato la prima parte della sua carriera a Milano - ben 7 stagioni alla corte di Berlusconi - prima di approdare nella capitale. Qui l'ex centrocampista ha trascorso 6 stagioni, con 128 presenze molte delle quali da capitano. Poi c'è Francesco Acerbi. A Milano una parentesi brevissima, con solo 6 presenze e 0 gol. Poi lo stop per il tumore, e al rientro diventa un giocatore nuovo. Il ritorno a Sassuolo prima di passare alla Lazio, dove diventerà uno dei centrali più decisivi del campionato italiano. In biancoceleste il difensore giocherà per 4 stagioni, trovando un'alchimia con mister Simone Inzaghi che porterà anche a Milano ma sponda Inter.

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E infine, Paolo Di Canio. L'attuale commentatore di Sky nasce a Roma e cresce nelle giovanili della Lazio. I primi 3 anni a Roma gli valgono la chiamata della Juventus prima e del Milan poi. Arrivato a Milano trascorre quasi due stagioni, e nella seconda vince anche uno scudetto con Fabio Capello in panchina. Proprio un litigio con l'allenatore lo porta a cambiare aria, e a trasferirsi oltre manica. Dopo qualche anno in giro per il Regno Unito (West Ham su tutte), Paolo decide di tornare a casa, e nel 2004 si trasferisce alla Lazio. Per chiudere un cerchio, e perchè Lotito al primo anno da presidente ha voluto fare un regalo ai suoi nuovi tifosi e far tornare a casa il figliol prodigo.

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Alla Lazio e al Milan: menzioni speciali

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La lista non è finita qui, tanti sono i calciatori ad aver vestito le casacche di entrambi i club. C'è Biglia, che dopo anni alla Lazio si è trasferito al Milan tra non poche polemiche. Poi Hernan Crespo e Bobo Vieri, due tra gli attaccanti più forti ad aver calcato i campi della serie A, con in comune l'aver fatto molto meglio a Roma che a Milano (sponda Milan). E poi Pancaro, Favalli, Fuser, Romagnoli e tanti altri. Insomma, l'autostrada da Roma a Milano è stata battuta innumerevoli volte, ogni volta portando con se una storia da raccontare.

Vanno citati però anche i fratelli Inzaghi. Pippo e Simone hanno vestito rispettivamente solo la maglia di Milan e Lazio, quindi non rientrerebbero in questa lista. Ma sono diventati entrambi bandiere per le rispettive squadre, permettendo alla famiglia Inzaghi di diventare importante per la storia sia della Lazio che del Milan.