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IL GIORNO DOPO

Milano, Palermo, Zenica: grazie per aver tolto il sorriso alla nostra gioventù

Michele Massa
Michele Massa
Due finali e una semifinale, tre delusioni troppo grandi per chi il calcio lo vede come un sogno e un motivo per sorridere
00:29 min

Cara Italia... dodici lunghi anni, che se tutto va bene saranno "solo" sedici. Vogliamo andare oltre agli schemi, alle scelte, alle convocazioni e tutta la parte di campo. Se ne parla, se ne parlerà e se n'è parlato all'infinito. Quello che sorge è sempre la stessa polemica, ma nessuno pensa a chi realmente è segnato da questo oblio che ha sfondato la decade.

Le vere vittime siamo noi giovani, che abbiamo visto l'ultimo Mondiale da "piccoli sognatori" tra scuole medie e inizio di adolescenza e se tutto andrà per il verso giusto la prossima volta sarà probabilmente con un figlio in braccio, con una moglie col pancione o con una nuova vita, lontana dallo svago giovanile alla ricerca di una realizzazione che in tenera età nemmeno lontanamente cerchi.

L'Italia ci ha tolto il sorriso e quelle serate che restano per sempre la nostra memoria

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Alzi la mano chi ha un papà che continuamente vi ha ricordato i suoi pomeriggi infernali mentre vedeva l'Italia di Baggio nel '94 tra grigliate e amici, chi sognava nelle "notti magiche di Italia '90", chi invece festeggiava il trionfo spagnolo nel '82. Chi più ne ha, più ne metta: ricordi, emozioni, ma anche delusioni, tutte accomunate da una cosa: la gioia dello stare insieme, ciò che la mia e la nostra generazione non ha avuto modo di vivere. Escludiamo per principio il 2021, con le limitazioni Covid: un tenero assaggio lo abbiamo avuto solo nel nefasto Europeo del 2024, oltre a qualche tenue sprazzo “contiano” a Francia 2016.

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Sono dodici anni di "questa mazzata dovrà farci ripartire", "bisogna cambiare tutto", "serve una riforma". Le solite chiacchiere, per parlare, senza soluzioni pratiche, senza un cambiamento effettivo. Gli unici a pagare siamo noi giovani, che nell'Italia vediamo un semplice pretesto di aggregazione e di creazione di ricordi, belli o brutti, che alla fine ti porterai per sempre. Ricordarsi dov'eri quel giorni, con chi, cosa stavi mangiando o bevendo: ci avete privato della semplicità, quella che tanto ci piace avere alla nostra età.

Una ferita troppo grande e Marco che lotta per noi

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Alla fine siamo di nuovo qui. Una generazione è oramai andata e un'altra ha visto il suo battesimo nazionale diventare un vero e proprio bagno di sangue in quel di Zenica. Un'illusione il gol di Kean; un'illusione quella ripartenza nella ripresa dove poi lo stesso attaccante si è perso sul più bello. L'unica luce la da proprio uno della mia e nostra età, Marco Palestra, che nella difficoltà spicca, corre, lotta, si sacrifica e riesce anche a procurarsi un fallo che avrebbe messo giustamente la Bosnia in dieci.

In Palestra ci rivediamo tutta la nostra delusione, un ragazzo come noi, che sa cosa significa non viversi l'emozioni Mondiali, nella speranza che ci possa essere nel 2030. Oggi siamo a leccarci le ferite per l'ennesima volta, oggi siamo tutti riuniti a pensare a cosa faremo tra 4 anni, cosa saremo e soprattutto quanti anni avremo. Un pensiero deleterio, a lunghi tratti pesante. Ci avete ucciso la nostra gioventù e questo è l'ennesimo esempio. Solo perché una Nazionale per l'ennesima volta ci ha tradito, un movimento calcistico ci ha pugnalato e a pagarne siamo sempre noi, solo noi.

Che sarà dell'Italia?

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Parlarne ora è inutile, le frasi fatte si sprecano, la richiesta di cambiamento è sempre la stessa, le teste sono ben note. Cambierà qualcosa? Probabilmente no, come è già successo per due volte. Il problema dell'Italia è solamente nostro, mentre chi dovrebbe realmente preoccuparsene non ha nemmeno il coraggio di posare l'ascia e il mantello e dire basta.

Stringiamoci forte, godiamoci le vittorie negli altri sport e poi ritorniamo di nuovo su questi schermi. Il calcio italiano è in rovina e l'unica luce siamo noi, quei cuori affranti, delusi e spezzati sono i nostri e l'Italia non vuole minimamente curarci. Rialziamoci e torniamo a goderci la nostra gioventù, quella che questo movimento calcistico ci vuole continuamente ammazzare.