L'intervista del calciatore del Bologna che riflette sulla sua carriera ripercorrendo il passato e raccontando l'amore per le due finaliste di Champions
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Durante un’intervista a The Athletic, Jonathan Rowe ha ripercorso le tappe della sua carriera, soffermandosi sulla rissa con Rabiot, sull’amore per l’Arsenal e su molti altri aspetti del suo percorso. L’esterno inglese ha toccato diversi temi, analizzando anche le caratteristiche del suo ruolo e indicando i giocatori a cui si ispira, con Kvaratskhelia su tutti. Ecco i passaggi più interessanti dell’intervista.
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Rowe e il retroscena con Rabiot
Uno dei temi centrali affrontati da Rowe nel corso dell'intervista riguarda il famigerato scontro con Adrien Rabiot. Si tratta di un episodio clamoroso, un vero e proprio punto di rottura che ha di fatto costretto la dirigenza del Marsiglia a mettere entrambi i giocatori alla porta.Dopo mesi di indiscrezioni, abbiamo finalmente a disposizione la testimonianza diretta di uno dei due protagonisti coinvolti nella vicenda. Stando al racconto dell'attuale attaccante del Bologna, la miccia si sarebbe accesa a causa di un banale diverbio iniziale tra l'esterno inglese e il portiere Geronimo Rulli. È in questo frangente che Rabiot avrebbe deciso di intromettersi pesantemente, arrivando a sferrare il primo pugno e scatenando, di conseguenza, la furiosa reazione di Rowe.
Il giocatore descrive così quei momenti di pura tensione: "Gli animi si sono scaldati per una cosa che aveva detto. Gli animi erano surriscaldati. La situazione è sfuggita di mano. Sono cose che succedono spesso negli spogliatoi, molto più di quanto la gente probabilmente si renda conto”. Il grande equivoco che ha poi segnato il suo destino nel club francese sarebbe legato unicamente al tempismo di chi è intervenuto per separarli: "Il punto è che De Zerbi e il direttore sportivo Mehdi Benatia non hanno visto il primo pugno tirato da Rabiot all'inizio", spiega. "Hanno visto solo me che reagivo e lo colpivo, quindi probabilmente hanno pensato che lo avessi attaccato dal nulla".
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Una finale che racchiude tutto il suo amore calcistico
In vista della finale di Champions, Jonathan Rowe si ritrova diviso tra cuore e ispirazione professionale: da un lato l’Arsenal, la squadra che tifa fin da bambino e tornata in finale dopo 20 anni, dall’altro l’ammirazione profonda per il PSG e soprattutto per Khvicha Kvaratskhelia: "Voglio vedere una grande prestazione dal PSG perché quei giocatori, quel tridente offensivo composto da Désiré Doué, Ousmane Dembélé e Khvicha Kvaratskhelia, sono semplicemente... La loro capacità di prendere decisioni non ha eguali", spiega, ricordando anche come la sfida con il Bayern lo abbia lasciato senza parole: "Ero incantato". Un fascino che si riflette nel suo lavoro quotidiano: "Non direi di avere un preferito in assoluto, ma ovviamente guardo molto Kvaratskhelia... Gli chiedo sempre di mandarmi le clip di Kvara. Quel piccolo movimento a rientrare per poi far girare il pallone sul secondo palo: cerco sempre di implementarlo nel mio gioco". La favorita per la vittoria finale però sono i Gunners, la squadra che Rowe porta nel cuore: “Ovviamente voglio che vincano".
Il rapporto tra Rowe e De Zerbi
L’impatto di Roberto De Zerbi sulla crescita di Jonathan Rowe è stato profondo, sia dal punto di vista tecnico che mentale. L’esterno inglese, autore di 12 gol stagionali tra cui una spettacolare sforbiciata decisiva contro il Napoli, ha sottolineato quanto il tecnico italiano gli abbia insegnato a curare ogni minimo dettaglio: "Con De Zerbi ho capito che devi prestare maggiore attenzione ai dettagli… devi essere sempre tre passi avanti". Allenamenti intensi e spesso logoranti, pensati per mantenere alta la concentrazione anche nei momenti di apparente inattività: "Magari vedi la palla una volta ogni 15 minuti, ma quando ti arriva devi essere decisivo". Emblematico anche il ritiro nei boschi: "Siamo andati nel mezzo del nulla, nei boschi, al freddo. Ci svegliavamo alle 4 del mattino. Andavamo a correre oppure camminavamo nella foresta. Poi facevamo flessioni, un piccolo circuito illuminati solo dalle torce nel buio totale, poi un’altra camminata. Dopo ancora facevamo scatti in salita. Sapete quei fuochi d’artificio, i fumogeni, come li volete chiamare, che usano i tifosi negli stadi? Lui ne apriva uno e iniziava a camminare come se fossimo vichinghi".Se vuoi accedere al palinsesto di eventi sportivi in STREAMING GRATIS, registrati su Bet365
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