Pochi temi, la maggior parte negativi, accompagnano questo turno di campionato: da una mancanza di coraggio diffusa a una scarsa competitività

Parma Calcio 1913 v Pisa SC - Serie A

Il Parma festeggia la salvezza al Tardini: parte la super festa con i tifosi

In archivio un'altra giornata di Serie A, la 34esima, con un campionato che stancamente si avvia alla conclusione. Pochi top, tanta noia: ecco il riassunto di questo turno.

AC Milan v Juventus FC - Serie A

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I top di questo turno di Serie A: da Malen a Mendy, passando per Como e Torino

In un turno di Serie A grigio, ma ci arriveremo tra poco, ci sono dei singoli e un paio di squadre che hanno fatto decisamente bene. La copertina però se la prende un Malen che sta viaggiando a numeri fantascientifici e che senza dubbio è il miglior giocatore del campionato nel girone di ritorno. Raramente un acquisto invernale ha avuto questo impatto: senza di lui la Roma sarebbe dispersa, invece, così, può ancora vagamente pensare alla Champions League, nonostante una serie di questioni interne preoccupanti.

AS Roma v Pisa SC - Serie A
Malen esulta dopo aver segnato al Pisa nello scorso turno di Serie A. (Foto di Paolo Bruno/Getty Images)

Da Malen a Mendy, giovanissimo del Cagliari a segno con una doppietta all'esordio da titolare in Serie A. Complimenti a lui, che si è sicuramente regalato un sogno e che ha aiutato la sua squadra a conquistare tre punti che portano definitivamente i sardi alla salvezza. La domanda, anticipando il paragrafo seguente, è il perché altri ragazzi del Primavera 1 non siano più spesso impiegati in Serie A. Come Braschi della Fiorentina, che Vanoli ha fatto scaldare per minuti a Firenze senza farlo entrare: ci sarà tempo per parlarne.

Cagliari Calcio v Atalanta BC - Serie A
Mendy esulta dopo aver sbloccato Cagliari-Atalanta di Serie A (Foto di Enrico Locci/Getty Images)

Infine, complimenti a Como (e Genoa) e Torino. Sia Como che Genoa, perché entrambe hanno giocato una partita seria, preparata e attenta, proprio come i loro allenatori. I rossoblu hanno dato filo da torcere ai lariani, bravi a resistere e colpire nel momento di massima spinta avversaria. Il Toro invece ha avuto una reazione d'orgoglio imprevedibile, che forse potrà valere poco dal punto di vista del risultato, ma che sicuramente avrà fatto piacere ai tifosi. Tanto è dipeso dai cambi di D'Aversa, che sin qui nella sua avventura granata sta facendo molto bene.

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I flop della 34a giornata: quando finisce questo campionato?

Tra "stagioni tra virgolette finite" e dichiarazioni avvilenti

Il flop della giornata di Serie A è la giornata di Serie A in sé. Da una vigilia scossa dal caso Rocchi, a tante partite totalmente, completamente, assolutamente inutili: questo campionato è un campionato che di intrattenente non ha nulla, c'è poco da dire. Ovvio, in un campionato a 20 squadre è normale che ce ne siano alcune che arrivano a questo punto della stagione con poco da chiedere alle gare restanti. Il problema, però, è di mentalità. La mentalità che spinge Italiano a dire che "la stagione del Bologna è tra virgolette finita", o che porta Conte a dire "secondo, terzo, quarto: non cambia nulla, il secondo è il primo dei perdenti".

Gasperini Italiano
Vincenzo Italiano, allenatore del Bologna FC, durante la partita di andata degli ottavi di finale di UEFA Europa League 2025/26 tra Bologna FC 1909 e AS Roma allo Stadio Renato Dall'Ara il 12 marzo 2026 a Bologna, Italia. (Foto di Alessandro Sabattini/Getty Images)

Il risultato sono giornate come queste, dove alcune squadre scendono in campo per onor di firma. Esempi? Ce ne sono a bizzeffe. Partiamo da Pisa-Parma, che è stata una partita completamente inutile. Ok, è arrivata la salvezza aritmetica dei crociati, ma sono due squadre che da settimane, mesi nel caso del Pisa, non hanno nulla da chiedere al campionato. I toscani son certi di retrocedere, la squadra di Cuesta era a 39 punti, soglia irraggiungibile realisticamente per Cremonese e Lecce.

Lo 0-0 come mantra e la mancanza di competitività

Anche lo straziante duello tra Cremonese e Lecce è un tema che va toccato, uno spot per la Serie A a 18 squadre o quantomeno per tornare alle quattro retrocessioni. La brutta sconfitta dei grigiorossi ha spianato la strada al Lecce per il perfetto sabato sera al Bentegodi. Un sabato sera di niente, in cui il punticino da 0-0 era la terra promessa per la squadra di Di Francesco. Non che il Verona, manco a dirlo, avesse grande interesse a fare diversamente, visto che, come il Pisa, è retrocesso in inverno. E il punticino, pesante come un macigno, è arrivato: un gradino altissimo nella lotta salvezza visto che per vincere bisogna segnare e Cremonese e Lecce han segnato, sommandoli, 2, due, gol nelle ultime cinque giornate. Serve aggiungere altro?

Hellas Verona FC v US Lecce - Serie A
L'allenatore del Lecce Eusebio Di Francesco prima di Verona-Lecce, valida per la 34a giornata di Serie A. (Foto di Alessandro Sabattini/Getty Images)

Passiamo a Milan-Juventus. Zero a zero, quarto negli ultimi sei scontri diretti. Il più classico dei "non perdere quando non puoi vincere". Per lo spettacolo si va al circo, del resto, direbbe uno dei due allenatori in panchina. Sicuramente, in Italia, non si va allo stadio. Non si va al Franchi, con un "bel" 0-0 tra altre due squadre che non hanno niente da chiedere alla Serie A come Fiorentina e Sassuolo. Come detto, Vanoli aveva un attaccante di ruolo in panchina, Braschi, che meriterebbe per quanto fatto in Primavera una chance: ha preferito tenerlo in panchina. Contento lui...

ACF Fiorentina v Rakow Czestochowa - UEFA Conference League 2025/26 Round of 16 First Leg
Braschi, Fiorentina, contro il Rakow, in Conference League, nel corso di questa stagione. (Foto di Gabriele Maltinti/Getty Images)

Completamente diverso per risultato ma uguale nel concetto il 3-3 tra Lazio e Udinese, due squadre che dalla fine del girone d'andata erano certe della posizione a metà classifica. Dopo la 19a giornata avevano gli stessi punti, 25, a -8 dal sesto posto e a +12 sulla zona retrocessione. Ça va sans dire che il resto della stagione, visto che l'organico di entrambe è solido, non ha granché da dire. Proprio come questa Serie A, noiosa per chi la guarda, per chi la racconta e, forse, anche per chi la gioca.

Quando il ritorno a 18 squadre con l'aggiunta di playout e playoff per andare in Europa?

Cosa vuol dire tutto questo? Vuol dire che, per rendere più attrattivo il campionato, deve cambiare innanzitutto la mentalità. Il giocare per vincere e non per non perdere, il proporre e non lo speculare, l'accettare il rischio per provare ad attaccare. Concetti lontanissimi dal modo di vedere il calcio di tanti allenatori della nostra Serie A, in ogni zona di classifica. E poi, forse, vuol dire anche che è arrivato il momento di tornare a una Serie A a 18 squadre, anche con quattro retrocessioni, o magari con un playout o un playoff per l'ultimo posto in Europa.

Al posto di spalmare il talento su 20 squadre, concentriamolo. I migliori giocatori di Pisa e Verona sono giocatori che potrebbero trovare spazio nelle altre formazioni del nostro campionato, aumentandone il valore. Al posto di vendere alle televisioni 380 partite di cui 80 senza valore, disputiamone 306 dove il livello è più alto, dove ci si gioca qualcosa ogni settimana. Probabilmente è utopia, ma, nell'oceano di problemi del nostro calcio, potrebbe sicuramente essere la prima goccia verso una situazione migliore.

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