Vitaliy Kutuzov è quel nome che, qualsiasi età abbia colui che legge, ti riporta indietro nel tempo. Ha dedicato la sua carriera sportiva all'Italia, approdandovi con la maglia del Milan nel 2001: "Iniziò tutto con una partita di Coppa Uefa, io ero col Bate Borisov e giocammo contro il Milan. La differenza col calcio italiano era tanta, ci misi un po' ad ambientarmi, ma è stato un bel percorso". Oggi, Kutuzov vive in Bielorussia, ed in clima di guerra si parla poco di calcio.
Ex Milan, Avellino e Bari
Vitaliy Kutuzov: “Ho lasciato per le scommesse. Conte? Una macchina”

L'esordio col Milan, l'anno con Zeman ad Avellino ed il ricordo di Ventrone

Oggi, Kutuzov fa il giornalista, ha presentato il suo libro: "Magari un giorno lo tradurrò in italiano". Parla ai colleghi di Fanpage, a cui rilascia una lunga intervista, in cui spazia dagli esordi in Italia, agli anni con Zeman e Ventura, al dramma col calcioscommesse che, poi, l'ha portato ad appendere gli scarpini al chiodo. "E' un peccato che ad Avellino manchi il grande calcio. Il ricordo più bello è stato il derby con la Salernitana: Zeman era stancante, ma quelle partite ti restano. Ho un ottimo ricordo di Avellino, fra le tifoserie più belle che ho visto". Kutuzov ha belle parole anche per Ventura: "L'ho avuto a Pisa ed a Bari: in Toscana sono stato un anno solo, è stato un campionato al di sopra delle nostre aspettative. Col Bari, sono stato più a lungo, poi vi ho chiuso la carriera". A Bari, c'erano Antonio Conte e Gianpiero Ventrone: "Conte è una macchina da lavoro, ti motiva e ti fa dare il massimo. Anche il suo staff fa tanto lavoro: Ventrone era una bravissima persona, ed un grande professionista".
"Ho smesso di giocare dopo l'accusa di calcioscommesse"

Nel giugno del 2013, un'altra ondata di calcioscommesse travolge il calcio italiano. Fra i tanti giocatori coinvolti c'era Kutuzov, che, di fatto, ha lasciato il calcio proprio quell'estate: "Era difficile giocare, non era facile riprendere per quello che mi era successo. E' stato un episodio molto triste, ma l'importante è che oggi posso guardare i miei tifosi a testa alta". Nel 2016, dopo circa tre anni di indagini, la Procura Federale lo ha assolto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA