Fiducia a Giampaolo, oltre la sconfitta: il Milan riparta dal 4-3-3 di Torino

Fiducia a Giampaolo, oltre la sconfitta: il Milan riparta dal 4-3-3 di Torino

Da lì è necessario ripartite, rasserenando l’ambiente e lavorando sulla testa dei giocatori

di Redazione DDD

di Max Bambara –

Bisogna sempre andare oltre le apparenze ed al di là del risultato. Il Milan, alla luce di ciò, deve avere la forza di analizzare la partita di Torino, accettando il fatto che gli errori fanno parte di una gara e che, spesso, determinano il risultato al di là dei meriti e dei demeriti. Rispetto alle ultime quattro partite, nel match di ieri sera la squadra rossonera è riuscita a giocare un calcio logico ed a proporre una manovra convincente. Questa, al netto della sconfitta, è la notizia più importante. Brucia ai tifosi aver perso la terza gara su cinque partite, ma la classifica è corta e il tempo per recuperare esiste. A patto che finisca la stagione degli esperimenti e l’allenatore prenda consapevolezza del fatto che, con questi giocatori, l’unico sistema di gioco su cui si può lavorare è il 4-3-3.

Può piacere o meno (i gusti sono sempre molto variabili e strettamente personali), ma continuare a insistere su altre strutturazioni in cui viene messo Suso a trequarti o Piatek in posizione lontana dalla porta non sono esperimenti destinati a dare frutti nel breve periodo. Modificare le caratteristiche dei giocatori è un processo che richiede tantissimo tempo ed una mole imponente di lavoro specifico. Tutto ciò porta, inevitabilmente, ad una serie di passaggi di crescita e di battute a vuoto.

Il Milan non ha questa disponibilità di attesa sul medio periodo, perchè non può prescindere dalla strada maestra dei risultati, senza i quali l’ambiente rossonero non ha gli anticorpi necessari per non implodere in un vortice di continue polemiche. Se pertanto, da domenica sera, Giampaolo ripartirà finalmente dal quel 4-3-3 molto simile al modulo della scorsa stagione, senza pretendere di apportare novità sostanziali sulla strutturazione della squadra (o magari rimandandole), il Milan può ancora pensare di essere competitivo in questo campionato. Infatti è presumibile immaginare che, con quattro squadre in corsa per il quarto posto (Atalanta, Roma, Lazio e Milan), la quota punti per arrivare in Champions League potrebbe essere leggermente più bassa rispetto alla scorsa stagione, dove non furono sufficienti i 68 punti portati in dote dalla squadra di Rino Gattuso.

Quest’anno, d’altronde, il campionato potrebbe avere equilibri diversi, a cominciare dal vertice della classifica dove la corsa della Juventus, in controtendenza rispetto alle ultime stagioni, potrebbe non essere più un lungo assolo solitario verso una vittoria scontata. Attenzione quindi a prendere il dato delle tre sconfitte in campionato già a settembre come dato negativo e soprattutto non sanabile. Il Milan semmai deve iniziare a pensare di dover recuperare 3 punti da qualche parte in campionato per tornare in perfetta media Champions. L’attuale situazione rossonera è praticamente identica (sia sul piano numerico sia sul piano della discussione di campo) a quella in cui si trovava il Milan nella stagione 2012-2013 dopo 5 partite di campionato.

Il Milan, all’epoca, aveva soltanto 6 punti in classifica ed aveva fatto 3 sconfitte contro Sampdoria, Atalanta e Udinese. Due sole le vittorie contro squadre che lottavano per non retrocedere (Cagliari e Bologna). Anche lì ci furono alcuni esperimenti tattici da parte di Massimiliano Allegri che all’inizio voleva giocare col trequartista e le due punte (proprio come Giampaolo oggi) ma, col tempo, fu proprio con il 4-3-3 che quella squadra riuscì a trovare stabilità, equilibri e dimensione, ingredienti fondamentali per raggiungere l’ultima qualificazione alla Champions League della storia del Milan. Giampaolo in questo momento non deve fare null’altro se non prendere atto di quello che la partita di Torino ha detto, mettendo per un attimo da parte il suo integralismo didattico e pensando di più a dare la giusta dose di serenità all’ambiente.

Il tecnico milanista deve primariamente lavorare sulla testa dei giocatori che si dimostra ancora troppo labile non appena avviene un episodio negativo (l’errore di Donnarumma sul primo gol di Belotti) e che, in conseguenza, tende troppo facilmente ad andare in down psicologico. Infine Giampaolo deve prendere atto che la veste tattica corretta per questa squadra è proprio il 4-3-3. Questa strutturazione consente a Suso di giocare nella posizione a lui più consona (ieri l’azione del rigore nasce da Suso e l’azione che poteva portare al pareggio nel finale viene da un assist dello spagnolo) e mette Piatek nell’unico ruolo in cui si trova a suo agio: quello di centravanti.

 

 

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