Il derby secondo Paolo Tramezzani: “Il Milan si diverte di più, senza le pressioni che ci sono sull’Inter”

Paolo Tramezzani ha ripercorso le tappe della sua carriera, con uno sguardo rivolto alla Serie A e a Inter-Milan, in programma domani pomeriggio alle ore 18.00

di Redazione DDD

Paolo Tramezzani, ex terzino, cresciuto nelle giovanili dell’Inter, il debutto a San Siro l’8 novembre 1992 e una Coppa Uefa conquistata con la maglia nerazzurra nella stagione 1993/1994, è oggi un allenatore importante, parentesi culminata con la vittoria del campionato cipriota con l’Apoel Nicosia. Queste le tappe di una carriera ripercorsa nell’intervista rilasciata da Tramezzani a TuttoInter24, condita da una panoramica generale sulla Serie A, sull’Inter di Antonio Conte e su un derby ormai alle porte: “Dopo la famiglia il calcio è la mia vita, la mia quotidianità. Quando ero bambino è iniziato tutto come un gioco, un divertimento, poi è diventata una professione che, tuttora, in ruoli diversi, è una parte importante di me e della mia vita. Non credo ci siano analogie tra la mia Inter e quella di Conte. La nostra era una squadra composta da tantissimi italiani, il nucleo storico era quello e già, sotto questo punto di vista, esiste una grande differenza. C’erano grandi giocatori reduci dallo Scudetto dei record di Trapattoni che erano in pianta stabile in Nazionale e completamente diverso era anche il modo di giocare in un contesto e in un calcio differente. Europa League snobbata dal nostro calcio? Può essere vero, ma non bisogna dimenticare che 25-30 anni fa la Champions League la faceva solamente una squadra, quella che vinceva lo Scudetto. Oggi, invece, partecipandovi quattro squadre, è cambiato l’approccio a questa competizione. Poi, in Europa League, più si va avanti, più ti convinci dell’importanza che può rivestire questo trofeo, come successo all’Inter lo scorso anno. Un po’ come accade in Coppa Italia, dove nei primi turni giocano spesso le seconde linee e chi trova meno spazio in campionato; poi, quando arrivi in semifinale e finale, anche la Coppa Italia comincia a rivestire un ruolo importante nella stagione di un club e, in questo senso, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’inversione di tendenza nella considerazione di questo trofeo”.

Paolo Tramezzani nel dicembre 2019 al Livorno (Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

Sei cresciuto nel settore giovanile dell’Inter e, con l’Inter, hai collezionato 34 presenze complessive. Poi i prestiti al Venezia e al Cesena. Per affermarti in nerazzurro è mancata un po’ di fiducia da parte della società? “No, non credo. Dopo aver seguito il mio percorso nel settore giovanile sono andato in prestito a farmi le ossa come si diceva una volta. Sono tornato e credo che l’Inter la fiducia me l’abbia data e io, in qualche modo, penso di averla ripagata prima che decidessimo di prendere strade diverse. Prima di me, nel mio ruolo, c’era Brehme, dopo di me è arrivato Roberto Carlos e, se ripenso di aver indossato la maglia nerazzurra in quel periodo, nel mio cuore rimane solo la gioia di aver esordito in Serie A con la squadra in cui sono nato e cresciuto”.

Da allenatore un titolo con l’Apoel e, più recentemente, le esperienze con Livorno e Sion. Che genere di avventura cerchi per rimetterti in carreggiata? “Sono ormai 9 anni che alleno e 8 anni e mezzo li ho passati all’estero: 5 anni in Albania, 3 in Svizzera tra Lugano e Sion e un anno a Cipro. Mi vedo ancora fuori dall’Italia, mi piace perché andare all’estero vuol dire crescere affontando difficoltà maggiori, come la lingua, la cultura e la mentalità. Ho acquisito ormai un profilo più internazionale ed è probabile che continuerò questa mia esperienza lontano. Ho avuto la fortuna di giocare anche all’estero, mi stuzzica l’idea di prendere e di partire e di mettermi in gioco anche davanti a tante incognite che vieni a conoscere solo in un secondo momento. Fa parte di quello che è il mio percorso“.

Passiamo all’Inter di oggi. Conte, a parte Kanté, è stato accontentato praticamente in tutto dalla dirigenza: come si posizionano i nerazzurri sulla griglia di partenza? “Considerando il campionato dell’anno scorso e la qualità della rosa, alla quale hai aggiunto anche personalità ed esperienza portando giocatori abituati a vincere, Inter e Juventus, in quest’ordine, partono favorite per lo Scudetto. Attenzione anche a squadre come Milan, Napoli e Lazio senza dimenticare nemmeno l’Atalanta. Il campionato, però, è molto lungo e conteranno diversi fattori, tra cui l’ampiezza e la qualità delle rose. Ecco perché credo che possa essere davvero l’anno dell’Inter dopo tanti anni di dominio bianconero. E’ una squadra che può vincere subito, ma che ha la possibilità di continuare a vincere anche in futuro. A parte qualche giocatore la base può rimanere questa per diverse stagioni”.

Tatticamente parlando, la sovrabbondanza di centrocampisti, la presenza in rosa di Eriksen e le difficoltà mostrate da Skriniar nell’interpretare la difesa a tre di stampo contiano non consiglierebbero di adottare, in determinate circostanze, un 4-3-1-2 più consono alle caratteristiche di alcuni giocatori? “Conte, in passato, ha provato questa soluzione. Quando ha adottato questo tipo di modulo, è cambiato poco sotto il profilo dei movimenti, del possesso palla, delle uscite e delle scalate. E’ chiaro che, con la difesa a tre, hai una maggiore solidità e la squadra riesce a coprire più facilmente le falle sull’uscita dei quinti o della mezzala. Quando sei equilibrato dietro, riesci anche ad attaccare meglio. Poi Antonio, se ricordiamo le prime esperienze con Arezzo, Bari, Siena e Atalanta, nasce con l’idea della linea difensiva a quattro. Il suo timbro ormai è il 3-5-2, ma sono convinto che quest’anno cambierà, magari viste le assenze già a partire dal derby…”.

A proposito di derby, che match sarà Inter-Milan? Può essere, viste le assenze, la partita di Eriksen, che in settimana ha reclamato più volte maggiore spazio? “Eriksen è un buonissimo giocatore, ha i colpi del fuoriclasse, però fatica a contestualizzarsi e ad entrare in determinati meccanismi. Semplicemente ancora non si è inserito, anche se è quel tipo di giocatore che vorrei sempre allenare e avere nelle mie squadre. Detto questo, in un derby è sempre difficile fare pronostici. Entrambe le squadre, aldilà degli infortuni e dei contagiati, arrivano all’appuntamento in un buon momento, come dimostrano le tante prestazioni positive sfornate dai giocatori impegnati con le nazionali di appartenenza. Sarà una partita a grande intensità e, quando c’è intensità, chi ha grandi qualità può fare la differenza. Spero di vedere una bella gara e mi aspetto grande equilibrio. Il Milan, dalla sua, sembra una squadra che si diverte e che può giocare senza grandissime pressioni, perché sui rossoneri non ci sono le aspettative che, invece, hanno Inter e Juventus”.

Juventus-Napoli, 3-0 a tavolino e un punto di penalizzazione per la squadra di Gattuso. Decisione giusta o il campionato rischia così di risultare falsato? “Ti dico la verità, non voglio giudicare la decisione, ma posso esprimermi sulla situazione. Quando è successo quello che è successo sono rimasto basito, ma soprattutto dispiaciuto. Si poteva affrontare tutto in modo diverso, mi auguro che da ora in poi che ci sia più chiarezza“.

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