Inter, il primo campionato dopo la Grande Guerra: uno Scudetto vinto con il campo “in pendenza”

Si possono giocare partite di calcio su un campo in pendenza? No, non si può. Ma una volta si poteva. E l’Inter ci ha vinto uno Scudetto.

di Redazione DDD

di Luigi Furini –

Il campionato 1919-20, il primo dopo la Grande Guerra, inizia con 88 squadre al via. Sono tante, forse troppe. I grandi club si lamentano perché si vedono costretti a giocare contro squadrette improvvisate. Ma così vuole la Federazione, che divide l’Italia in gironi: nord, centro e sud. E ci vince il girone passa a un altro e a un altro ancora. Tutto si decide nella primavera del ’20. L’Inter pareggia con il Torino (le emozioni non mancano, finisce 6-6), batte il Bologna (5-0), la Juventus (1-0) e pareggia con il Genoa (1-1). Il grande giorno è il 20 giugno. C’è la finale, a Bologna, contro il Livorno, che ha battuto, nei gironi, le squadre del centro e del sud. Si gioca in campo neutro nell’impianto dello Sterlino. E’ in periferia, vicino a un parco dove volano centinaia di passerotti, i Regulus Regulus (questo il nome latino), che i bolognesi chiamano “Starlén e di lì il nome allo stadio. Ci sono le tribune sui quattro lati, posti popolari e per i vip. Tante le signore fanno il loro ingresso in società debuttando IN campo per vedere il Bologna.

Tutto bene? Quasi. Il terreno è in pendenza. In alto c’è la villa Hercolani (di proprietà di un conte che mette a disposizione il terreno) e più sotto la strada. La lunghezza è regolare (110 metri) ma fra una porta e l’altra c’è il dislivello di un metro. Il capitano del Bologna lo sa e, al salto della monetina, chiede sempre di giocare il primo tempo in salita e il secondo in discesa (quando gli avversari sono più stanchi). In effetti, su 85 gare disputate allo Sterlino, i rossoblù ne vincono 72, ne pareggiano 10 e ne perdono solo 3. Nella “finalissima” l’Inter va subito in vantaggio, il Livorno resta in 10 per l’infortunio di un difensore (non c’era possibilità di pescare dalla panchina), i nerazzurri raddoppiano e fanno il terzo gol con Aebi (un italo-svizzero, considerato un eroe, perché, con la doppia cittadinanza, poteva evitare la chiamata in guerra. Invece si fa onore sul Carso e torna a giocare). Si va al riposo sul 3-0. Il Livorno segna due gol nel secondo tempo, ma la gara finisce lì.

E il campo in pendenza? Rimane ancora a lungo. Anzi, le tribune vengono abbellite, si fanno le coperture in cemento armato. Due colonne bianche sorreggono dieci grandi lettere: c’è scritto Bologna F.B.C (Foot-Ball-Club). Però, nel 1923, arriva un ricorso ufficiale della Spal: su quel campo non si può giocare. La Figc obbliga il Bologna ad appianare il terreno (e siamo nel 1925). Poi Leandro Arpinati, capo dei fascisti bolognesi, fa costruire l’attuale stadio e lo Sterlino viene abbandonato. Ospiterà, per tanti anni, le gare della squadra di rugby. Viene abbattuto nel 1969.

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