Torna Musacchio: con lui titolare nella stagione 2018-19 il Milan fu la terza miglior difesa della Serie A.

L’occasione Musacchio: giocatore serio e professionale, merita di avere le sue chances

di Redazione DDD

di Max Bambara –

C’è una strana tendenza nei giudizi generali che vengono mediamente veicolati. In base ad essa, se un giocatore è reduce da un infortunio, a meno che non sia un giovane, viene considerato un rottame o, comunque, un giocatore poco affidabile. Il caso di Musacchio sembra essere emblematico da questo punto di vista; finalmente il difensore centrale argentino è tornato ad allenarsi col gruppo squadra ed è quindi un giocatore abile ed arruolabile per il Milan. Mateo Musacchio quindi potrebbe rappresentare, insieme all’affidabile Matteo Gabbia, un’alternativa valida e preziosa alla coppia centrale rossonera titolare, attualmente formata da Simon Kjaer e da Alessio Romagnoli. Nonostante ciò, la vulgata mediatica dà come assolutamente necessario l’arrivo di un difensore centrale in casa rossonera nella prossima sessione di mercato di gennaio e, come per magia, riecheggiano già i nomi di Kabak e Milenkovic.

Mateo Musacchio nel gennaio 2020 (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

La questione appare sin troppo semplice; la società rossonera, nelle sue massime espressioni in seno alla dirigenza sportiva (Paolo Maldini e Ricky Massara), è ben conscia del fatto che un difensore centrale di livello alzerebbe notevolmente la qualità del pacchetto arretrato milanista. Tuttavia il club ha già fatto capire abbastanza chiaramente, che non è disposto ad acquistare un difensore centrale tanto per limitarsi ad aggiungere un elemento alla rosa, bensì solo per fare un investimento futuribile e capace di alzare la soglia della competitività interna. Qualora i prezzi continuassero ad essere fuori dai nuovi parametri di mercato generali imposti dall’emergenza pandemica del COVID 19, il Milan non è interessato ad inseguire altri club sulla strada del gioco dei rialzi dei costi dei cartellini e quanto avvenuto ad inizio ottobre lo conferma. Quella della società rossonera non è soltanto una scelta strategica figlia del momento storico, ma è anche una visione filosofica abbastanza nitida sulla necessità di costruire una squadra in base a parametri tecnicamente validi, ma anche sostenibili sul piano economico.

In più, questa vulgata mediatica appare poco rispettosa del professionista e dell’uomo Musacchio. Si tende a considerare il giocatore argentino come un elemento ormai non in grado di dare un contributo fattivo alla causa rossonera e ciò stride con la storia recente dell’ex difensore del Villarreal. Probabilmente infatti in molti hanno dimenticato che nella stagione 2018-2019, in cui la squadra rossonera non arrivò in Champions League soltanto per un punto, Musacchio è stato il difensore centrale titolare sul centro-destra difensivo. In quella stagione il Milan ha avuto una buonissima solidità difensiva, riuscendo a chiudere il campionato con la terza difesa con soli 36 reti subite, dietro soltanto la Juventus campione d’Italia (con 30 reti subite) e l’Inter di Spalletti (con 33 reti subite). In sostanza, nella migliore stagione degli ultimi anni rossoneri, Mateo Musacchio ha rappresentato un elemento cardine del pacchetto arretrato, riuscendo a comporre con Alessio Romagnoli una coppia centrale estremamente affidabile. Alla luce di queste evidenze, come si può non considerare Musacchio un’alternativa credibile alla coppia titolare, in virtù del rendimento in una mezza stagione come quella scorsa, in cui il giocatore è stato condizionato da un problema serio alla caviglia che lo ha portato ad un intervento chirurgico?

Probabilmente, nel clima attuale che tutto rimescola e tutto cambia, bastano pochi mesi di inattività per cambiare l’umore mediatico su un giocatore. Non è corretto concettualmente, ed è un aspetto degenerativo del mondo pallonaro, che porta a valutazioni prettamente superficiali. Musacchio inoltre ha dato prova proprio in questi giorni di grande rispetto per il club nel quale milita da ormai quattro stagioni, viste le dichiarazioni del suo procuratore che ha precisato come, nonostante il contratto in scadenza a giugno, aspetterà il Milan prima di parlare con altri club. Considerato il modo in cui il club ha cambiato opinione negli ultimi mesi sulla conferma di Stefano Pioli, sul riscatto di Simon Kjaer e sul rinnovo di Zlatan Ibrahimovic, non è follia credere che nei prossimi sei mesi il giocatore argentino riesca a far cambiare orientamento alla dirigenza rossonera. Il serio e professionale Musacchio ha tutte le qualità tecniche ed umane, per provare a giocarsi le sue chances di rinnovo (non ultima la conoscenza della Serie A), anche perché in un reparto come quello dei centrali difensivi, una carta d’identità di 30 anni è più un vantaggio che un elemento penalizzante.

 

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