derbyderbyderby ddd ESCLUSIVA – Stefano Ferrè: “Como e Roma affascinanti. Lo scouting umano è superato”

ESCLUSIVA

ESCLUSIVA – Stefano Ferrè: “Como e Roma affascinanti. Lo scouting umano è superato”

Stefano Ferrè
Con Stefano Ferrè abbiamo analizzato il futuro della tecnologia nel calcio, l'utilità di numeri e statistiche, il pronostico sulla Serie A e sulla Champions League
Samuele Dello Monaco
Samuele Dello Monaco

Tutti i giorni, sui social e sui giornali, veniamo travolti da un'ondata di numeri. Potrebbe capitare di essere seduti sulla poltroncina del barbiere, e parlare di expected goal. In coda al supermercato e pensare al PPDA del Como. Il calcio sta cambiando, o per meglio dire si sta evolvendo. No, non siete strani se vi capita di sognare grafici e statistiche sull'uscita dal basso mentre dormite. Semplicemente stiamo scoprendo, con l'evolversi della tecnologia, i dettagli più profondi del gioco più bello del mondo. "Il calcio è semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che ci sia", diceva Johan Cruyff. E allora, abbiamo voluto capire come lavorano i protagonisti di questo sviluppo, coloro che ricercano una soluzione per arrivare al "calcio semplice".

Per questo, abbiamo avuto il piacere di poter intervistare Stefano Ferrè, Match Analyst per l'agenzia Math and Sport, sotto il nome di House of Calcio. Stefano Ferrè si occupa del lato, per ora, meno conosciuto del calcio, quello fatto di numeri e statistiche. Oltre al grande lavoro quotidiano, Stefano fa parte della squadra di Cronache di Spogliatoio, diventando sempre più centrale nel progetto delle dirette live. Il martedì sera, con il programma Elastici, e il mercoledì sera, con Le Foot Toujours (dov'è presente anche Giovanni Barsotti, di cui potete recuperare l'intervista cliccando qui), rende più accessibile questo mondo, con analisi esemplari di tutto quello che si vede sul campo nel corso della settimana. E' importante sottolineare il suo debutto nel mondo della telecronaca al fianco di grandi giornalisti come Marinozzi e Barsotti, in occasione della Supercoppa di Spagna, sempre sul canale di Cronache di Spogliatoio. Oggi siamo andati a conoscere meglio questo mondo di dati che sta sempre più prendendo corpo nel mondo del calcio.

Il ruolo di Match Analyst

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Buongiorno Stefano, iniziamo subito con una domanda che vada dritta al punto: cosa fa un data analyst e qual è il suo ruolo all’interno di un club, soprattutto nel calcio moderno?

"Il ruolo di un data analyst è quello di trasformare tutti i dati che hanno a disposizione i club, di loro proprietà, in dati di valore. Si tratta di dati smart, numeri che possono essere utili alla squadra. Può essere scouting, tattica, settore giovanile. Si tratta veramente di un lavoro di valorizzazione di un asset sempre più in crescita: grazie alla tecnologia, ci sono sempre più dati che si possono raccogliere e di cui disporre."

Cosa ti ha fatto innamorare di questo lato più analitico del calcio, fino a farne il tuo lavoro?

"La cosa che mi ha fatto innamorare dell'aspetto più analitico è il fatto che illuminasse ancor di più la mia passione per il calcio, in modo da potermela godere ancor di più. Sono curioso, voglio approfondire e saperne di più. Mi piace conoscere sempre di più. In questo, il metodo analitico ti consente di avere un opinione con dati oggettivi a supporto. Se hai la passione per il calcio e vuoi approfondirla, i numeri sono come la luce in una stanza buia. Questo lavoro mi permette di vedere cose che prima non potevo notare. Semplicemente, amo il calcio e voglio conoscerlo sempre di più."

Sullo sviluppo del calcio, credi che in futuro potrà incidere sempre di più un sistema di dati e statistiche? Quali possono essere i vantaggi? Quante figure di data analyst ci sono all’interno di una società professionistica?

"In Premier League sono presenti molte figure, siamo sulle 7-10 a club. In Italia siamo sotto questa media, più o meno 3-5 persone a società dedicate alla data analysis. In futuro, credo ce ne saranno molte di più. Molte squadre stanno adottando dei veri e propri dipartimenti per valorizzare tutti i dati che hanno a disposizione. E' una conseguenza naturale dello sviluppo della tecnologia e dell'intelligenza artificiale. Ovviamente bisogna saperla gestire e utilizzare. E' un asset di proprietà dei club di grande valore, e di conseguenza al loro interno sviluppano sempre nuove competenze che permettano di dare un valore a tutti i dati che hanno a disposizione. Ci saranno sempre più aziende specializzate nella data analysis e affiancate ai club, forse però si creerà del gap con delle società che non possono permettersi troppe figure."

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Domanda con risposta secca: algoritmo o scouting “umano”?

"Io sono un fan dell'ibrido. Lo scouting umano è ormai superato, così come lo scouting fatto solo di dati non esiste. Bisogna combinare: magari filtrare tramite la tecnologia i potenziali profili perfetti, poi andare a vederli, conoscere dal vivo e ricercare le caratteristiche precise. La ricetta migliore secondo me è usare la tecnologia e l'esperienza umana in maniera complementare."

L'esperienza di Stefano Ferrè a Cronache di Spogliatoio

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Sei uno dei protagonisti dei talk show di Cronache di Spogliatoio (il martedì sera con Elastici e il mercoledì con Le Foot Toujours): è complesso raccontare un lato del calcio che sembra ancora un po’ di nicchia a così tante persone che magari non sono così informate?

"Da un lato è una sfida: agli occhi del fan sportivo sono, giustamente, un signor nessuno. Non ho esperienza ad alti livelli nel calcio giocato, quindi rapportarmi con chi ne ha tanta aumenta la responsabilizzazione. All'inizio può essere difficile. Anche questa responsabilità di parlare in pubblico, con persone che condividono la tua stessa passione: quello che vorrei fare nel mio piccolo è portare a conoscenza dei dati tutti i tifosi e gli appassionati. Perchè sono numeri che possono supportarli nelle proprie analisi, anche nelle semplici chiacchiere. Anche perchè non sono dati fruibili a tutti, non si trovano dovunque. Mi piace, in questo senso, sentirmi come un 'supporto' per le analisi dei tifosi. Non porto giudizi personali, per permettere a tutti di sviluppare la propria opinione. La vera difficoltà è nel linguaggio e nelle modalità di comunicazione: si va verso contenuti sempre più brevi. Considero questa superficialità come un limite, provo a remare un po' contro (ride, ndr)."

Sulla Serie A

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Spostandoci sulla Serie A, c’è qualche squadra di questa stagione che trovi più interessante da analizzare? Quale e perché?

"E' difficile darti un parere. Ti direi il Como di Fabregas e la Roma di Gasperini. Ma anche il Milan di Allegri, che va controcorrente rispetto al voler dominare e adottare un approccio di pressione alta, come fanno Inter e Como. Mi piace tanto questa cura della fase di non possesso, non come difesa ma come prima strategia d'attacco. Mi affascina questo 'mischiarsi' delle fasi, che ci sta allontanando sempre di più dal concetto di modulo. Il calcio cresce, viene studiato e applicato sempre di più con nuove strategie, per migliorarlo. Sono contento che la nostra Serie A sia all'avanguardia in questo, credo che dire che sia un campionato fortemente 'tattico' non sia per nulla un limite. E' un campionato meraviglioso."

Mezzo metro di qua e mezzo metro di là, la modifica del campo del Como richiesta da Fabregas, quanto può incidere? Oppure è un qualcosa di tanto chiacchierato ma in fondo superfluo?

"Non credo sia superfluo. Chiaramente solo lui sa quanto incide realmente, perchè solo lui conosce le sue strategie di sviluppo in ampiezza. Matematicamente, se allargo un po' il campo, dovrei avere più possibilità che per il difendente sia più difficile coprire ogni spazio. Non ho una risposta definitiva, ma quando vedo questi dettagli curati al centimetro preferisco esaltare piuttosto che criticare a priori senza conoscere. Mi affascinano."

Como, Fabregas

Inter di Chivu, Milan di Allegri: due filosofie opposte in cima alla classifica. Ma lo Scudetto è già deciso?

"Non credo sia già finita per lo Scudetto. E' vero, sono due modi di interpretare il calcio molto diversi, ma sono entrambi molto belli. Non per forza una fase difensiva curata e un dettaglio nelle transizioni o nelle verticalizzazioni vuol dire giocare male: la vera difficoltà in questo caso è vincere con costanza. Serve alta concentrazione, non puoi permetterti di sbagliare nulla. Il margine di errore è più alto, c'è molto più rischio alla lunga. Secondo me però la vera svolta arriverà il 9 marzo, e non perchè è il giorno del compleanno dell'Inter (ride, ndr). E' il giorno dopo il derby: se ci saranno ancora 5-6-7 punti di distacco, probabilmente sarà finita."

Il pronostico sulla Champions League di Ferrè

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In Champions invece, dove le nostre italiane sembrano non riuscire a reggere il passo delle migliori, c’è qualche squadra che ti affascina per la proposta di gioco o per qualche dettaglio interessante? Chi è la favorita?

"Riguardo alla Champions League, penso che l'Inter, con un po' di fortuna, possa arrivare ancora tra le prime otto, ovvero giocarsi i quarti di finale; da quel punto in poi, tutto può succedere. Credo, però, che anche la Juventus possa dire la sua in chiave europea. Pertanto, se dovessi fare un pronostico, vedo sia l'Inter che la Juventus ai quarti di Champions, chiaramente con un pizzico di fortuna. A quel punto, ci sono squadre che al momento risultano difficili da battere: inserisco sicuramente l'Arsenal, il Bayern Monaco e anche il Liverpool. Altrettanto vale per il Manchester City che, pur con qualche difetto, resta a mio avviso difficile da eliminare in una doppia sfida di Champions. C'è poi il Real Madrid: quando arrivano quelle partite, è raro che sbagli l'approccio. A quei livelli, basta veramente poco per uscire. Tuttavia, non ti ho citato volontariamente quella che, secondo me, resta la favorita per la vittoria finale quest'anno: il Barcellona.

Raphinha e Yamal esultano dopo un gol

Mi sembra la squadra che interpreta la fase offensiva nel modo migliore, assumendosi enormi rischi difensivi che però vengono colmati sempre di più. Mi affascina perché, nonostante le difficoltà, ha continuato a provare e a credere nella filosofia di gioco del suo allenatore e del club. Questo, per me, è un vero esempio da seguire per tutti, per i club e per chiunque, anche nella vita. Hanno perseverato anche nelle difficoltà, soprattutto nella prima parte di questa stagione. Ricordiamo, inoltre, che l'anno scorso hanno vinto praticamente tutto, uscendo in semifinale di Champions contro l'Inter solo per una questione di secondi o di dettagli."