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L'Italia calcistica a ridosso degli anni '70 era totalmente diversa da quella che conosciamo oggi. Lo Scudetto era un affare privato, un feudo esclusivo riservato al grande triangolo industriale del Nord racchiuso tra Milano e Torino. Juventus, Inter e Milan si spartivano puntualmente i trionfi, non lasciando nemmeno le briciole al resto del Paese.
Ma proprio nel 1970, in questo clima di egemonia totale e incontrastata, una squadra di provincia, proveniente da un'isola troppo spesso dimenticata, decise di ribellarsi al sistema. Era il magico Cagliari guidato in panchina dal Filosofo Manlio Scopigno. Una rivoluzione che non prese forma solamente grazie a idee tattiche all'avanguardia, ma soprattutto grazie alle prodezze inaudite di un fuoriclasse generazionale. Parliamo di un uomo che rifiutò i milioni del Nord per giurare amore eterno alla sua Sardegna. Un mito talmente dirompente ed esplosivo che Gianni Brera decise di ribattezzarlo per sempre Rombo di Tuono, ovvero l'immenso Gigi Riva.
La cavalcata verso la gloria non fu però una semplice passeggiata, ma il frutto di una programmazione maniacale sbocciata clamorosamente nell'estate del 1969. Per fare il definitivo salto di qualità, la dirigenza sarda prese una decisione dolorosissima ma decisiva, ovvero cedere il bomber Roberto Boninsegna all'Inter. In cambio, sull'isola sbarcarono Angelo Domenghini, Sergio Gori e Cesare Poli. Fu l'incastro perfetto. Il Cagliari partì fortissimo, macinando punti e sogni, ma dovette fare i conti con la corazzata Juventus, l'unica vera rivale a tenere il passo.
Il crocevia di quell'annata indimenticabile si materializzò il 15 marzo 1970, in un catino ribollente come lo Stadio Comunale di Torino. Sotto una pioggia battente, e con l'arbitraggio infuocato del celebre Concetto Lo Bello, andò in scena lo scontro diretto. I bianconeri passarono in vantaggio due volte, ma per due volte vennero ripresi da un Gigi Riva in versione divinità calcistica. Quel clamoroso 2-2, strappato con i denti nella tana del lupo (Riva segnò il rigore decisivo a pochi istanti dalla fine), fu il momento in cui il Cagliari prese definitiva consapevolezza della propria onnipotenza. Da lì in poi, la strada verso il tricolore divenne una marcia inarrestabile, dove i gol dell'attacco vennero blindati da un fortino letteralmente invalicabile.
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Se le copertine dei giornali erano tutte, inevitabilmente, per l'apporto offensivo di Rombo di Tuono (capace di laurearsi capocannoniere del torneo con 21 reti), ridurre quel trionfo alle sole prodezze del suo bomber sarebbe una grave ingiustizia storica. Il vero segreto di quella macchina perfetta, l'elemento che permise al Cagliari di non crollare mai sotto i colpi delle grandi del Nord, fu infatti una solidità difensiva senza precedenti, nata curiosamente da una disgrazia sportiva come il grave infortunio dello stopper Tomasini. Scopigno, con un'intuizione geniale, arretrò il mediano Pierluigi Cera, inventando di fatto il ruolo del libero moderno.
Davanti a un superbo Ricky Albertosi si eresse un muro forgiato nell'acciaio formato da Martiradonna, Niccolai e, appunto, Cera. I numeri di quella difesa fanno ancora spavento oggi. Appena 11 gol subiti in 30 partite di campionato. Un record assoluto, mostruoso e insuperabile. La cavalcata trionfale toccò il suo meritato apice il 12 aprile 1970, nello storico stadio Amsicora. Il 2-0 rifilato al Bari (reti di Riva e Gori) consegnò alla Sardegna la matematica certezza del tricolore, mandando in visibilio un'intera regione.
L'impatto di quello Scudetto superò ampiamente i confini del rettangolo verde, trasformandosi in un vero e proprio fenomeno di riscatto sociale. Non fu soltanto il trionfo di undici uomini in calzoncini corti, ma la rivincita di un'intera isola. Un popolo fiero, compresi i tantissimi emigrati sardi sparsi per le fabbriche d'Italia e per il mondo, che per la prima volta si sentì orgogliosamente padrone d'Italia, guardando dall'alto in basso i colossi industriali. Ancora oggi, quel favoloso Cagliari del 1970 è un fantasma glorioso che aleggia romanticamente sul nostro campionato. Una presenza immortale, pronta a ricordare ciclicamente alle superpotenze del Nord una lezione inestimabile. A volte, i miracoli, la forza di un gruppo e la fedeltà incondizionata a una maglia possono sconfiggere qualsiasi miliardo.
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