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Altro giro sulla giostra di una Serie A ingabbiata tra incroci d'alta classifica e episodi arbitrali che saranno sul tavolo di opinionisti e tifosi. Inter e Atalanta si dividono un tempo per parte, ma getta ora dei dubbi sui meneghini, mentre i bergamaschi si possono prendere la grande reazione del secondo tempo. E come nei migliori film da Oscar: ora cambia veramente tutto.
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Un derby per trovare risposte e rilanci, soprattutto dopo le ultime uscite delle due squadre nerazzurre. L'Inter per prendersi uno scontro di vertice che in questa stagione mancano, l'Atalanta per restare nella lista europea. Ma soprattutto due momenti quasi simili che arrivano da due sconfitte importanti. Se la Dea di Raffaele Palladino si ritrova a digerire la mattanza subita dal Bayern Monaco, la Beneamata deve gestire l'umore nero post-derby di Milano.
Così, entrambi i tecnici provano nuovi vestiti. Nel primo tempo, l'outfit fluido dell'Inter trova delle risposte importanti ai danni dell'Atalanta (a tratti impaurita). Cristian Chivu chiede alla sua squadra di non dare riferimenti e i bergamaschi vanno in tilt, tanto da non osare veramente un pressing organizzato - merito anche di esterni e braccetti più propositivi e in grado di spaziare in varie zone del campo. La prima parte di gioco, infatti, si chiude con i nerazzurri di casa in netto dominio su quelli bergamaschi e, pure, in vantaggio. Merito di un giocatore che all'Inter è mancato tanto, ovvero Denzel Dumfries, che mette tutta la sua esplosività e forza fisica in campo. Da un duello aereo vinto dall'olandese, la palla finisce sui piedi di Nicolò Barella che offre un passaggio in area a Pio Esposito che incrocia il sinistro e batte un "colpevole" Marco Carnesecchi. Arriva così, l'1 a 0 interista.
Ma se a Chivu va il merito di aver messo in campo dei titolari funzionali, va a Raffaele Palladino il premio di aver letto la partita in maniera perfetta. Nella ripresa, il tecnico dell'Atalanta inizia a trovare la chiave: in particolare, lì in mezzo al campo con il ritorno di Ederson. Il mediano brasiliano mancava da cinque partite alla Dea, che entra e si candida all'Oscar per miglior regista. Dall'altro lato, invece, Chivu non riesce a ritrovare la sceneggiatura perfetta per l'Inter che - vittima anche di molti errori in fase di finalizzazione, dovuti a poca cattiveria e concentrazione - non riesce a chiudere. Il secondo tempo è dell'Atalanta, ormai a trazione offensiva, che con Nikola Krstovic, all'82esimo, su una ribattuta pareggia i conti.
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L'Inter frena, mentre l'Atalanta può dirsi contenta di aver acciuffato un punto a San Siro (basti pensare che nel primo tempo i bergamaschi hanno chiuso con 0,02 di expecting goals). Questo dà alla Serie A un nuovo copione, molto più accattivante e ricco di plot twist. Mettendo insieme la sconfitta nel derby di Milano e il pareggio di oggi pomeriggio, i nerazzurri meneghini hanno perso cinque punti e - in caso di vittoria domani contro la Lazio -, il Milan può avvicinarsi in classifica.
La squadra di Chivu sembra aver perso lo smalto, ma è anche vero che è il solito copione in cui il Biscione non riesce a trovare una vittoria in uno scontro di vertice. Dall'altra parte, l'Atalanta può dirsi contenta della reazione, meno del solo punto guadagnato, con le dirette rivali che hanno la possibilità di allungare sulla zona europea. Ma sono chiaramente umori opposti: da un lato, la capolista senza forza mentale (l'involuzione di Marcus Thuram è degna di un horror); dall'altro, una Dea in grado di ritrovare l'orgoglio e le sue qualità anche contro le più forti sulla carta.
Il campionato e la lotta Scudetto possono dirsi seriamente riaperti. Lo si iniziava a dire già dopo la vittoria del Milan, ma con questo altro passo falso dell'Inter - incapace di gestire vantaggio sull'Atalanta e l'umore - si dà l'opportunità ad un vecchio lupo come Massimiliano Allegri di avvicinarsi. Per il tecnico livornese, in caso di ulteriori colpi di scena, c'è pronto un bell'Oscar per il miglior film.
C'è però un premio che sarà sicuramente dato agli uomini di questa stagione. Sì, perché i migliori attori protagonisti sono classe arbitrale e VAR. Anche in questa giornata, in particolare in questa partita tra Inter e Atalanta, si avrà su cui discutere.
Sembra quasi un destino scritto, che a lungo andare sembra diventare scontato. Nella sfida tutta lombarda e tutta nerazzurra, i due episodi vanno contro i padroni di casa (che ancora scontano mediaticamente l'episodio Bastoni-Kalulu del derby d'Italia) e hanno fanno accendere nuove proteste interiste.
Il gol del definitivo pareggio dell'Atalanta arriva dopo un contatto tra Sulemana e Dumfries, con l'Inter che chiede a gran voce un fallo. Effettivamente, si tratta di una spinta, probabilmente troppo leggera, con la mano dell'atalantino sull'interista (anche lui troppo leggero in caduta). Il direttore di gara, Manganiello, in un primo momento porta il fischietto alla bocca ma non dà alcun fallo: l'azione prosegue, il tiro di Sulemana viene respinto da Sommer centralmente che trova in tap-in vincente Krstovic. Il check del VAR dà esito negativo: nessun infrazione di gioco, gol regolare e 1 a 1.
La reazione dei nerazzurri di Chivu non si fa attendere e provano a portare tutti all'arrembaggio. Tra cui anche Davide Frattesi che, come sa fare, stava attuando il suo solito inserimento. Il centrocampista riesce a toccare il pallone in area di rigore, ma viene presto raggiunto da un intervento di Giorgio Scalvini. Dai replay, il contatto sembra netto. Ma se Manganiello non lo vede, il VAR non lo reputa fallo. I dubbi rimangono e al triplice fischio, i migliori attori protagonisti si prendono la rabbia di San Siro. Finisce così l'ennesimo colpo di scena con i soliti protagonisti della Serie A.
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