derbyderbyderby editoriali La rivoluzione ‘romana’: tra dissapori e scontri, a giugno cambierà tutto

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La rivoluzione ‘romana’: tra dissapori e scontri, a giugno cambierà tutto

Rivoluzione romana
Mancanza di fiducia e troppa poca chiarezza: a Roma ci si avvicina all'ennesima rivoluzione degli ultimi anni. Ma a pagare il conto, questa volta, non sarà solo l'allenatore
Federico Grimaldi
Federico Grimaldi

A Roma sarà rivoluzione. Il club capitolino si trova dinanzi all'ennesimo ecosistema malconcio: è dalla prima proprietà americana (con Pallotta) che non si riesce a dare una giusta organizzazione ad un club che per storia merita di più. I Friedkin, arrivati come salvatori di popolo, stanno fallendo: non tanto per gli esborsi economici, quanto per il sostegno; sono spesso assenti e quasi sempre hanno lasciato da soli i propri tecnici. Come Mourinho prima e Gasperini oggi: gli ultimi allenatori della Roma si sono sentiti spesso come dei leoni in gabbia, con nessuno che prendesse le loro difese.

E ora, dopo l'inaspettato confronto a distanza - a microfoni aperti - tra Gasp e Ranieri, non c'è altra strada: a giugno sarà rivoluzione. Uno dei due lascerà. I tifosi stanno dalla parte dell'ex Atalanta: anche loro sono stanchi di vedere continui cambiamenti che nulla hanno a che vedere con la progettualità tanto decantata ad inizio d'anno. Ma occhio alle sorprese del calciomercato: dai giocatori ai dirigenti, Roma è pronta ad essere il teatro di uno scontro senza esclusione di colpi.

Malumore Gasp

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Non era semplice: arrivare in una piazza calda come quella di Roma e trasformare i pregiudizi in applausi. Eppure Gian Piero Gasperini ci è riuscito. Con lavoro, serietà e schiettezza, il tecnico piemontese è riuscito a conquistare l’ambiente giallorosso. Nulla di casuale, ma il risultato di esperienza e dedizione. Fattori che nella Capitale, a volte, faticano a essere riconosciuti fino in fondo. Come dimostrano alcune scelte della dirigenza, che nel corso della stagione non è sempre riuscita a sostenere l’allenatore.

I malumori degli ultimi mesi nascono proprio da qui: dalla sensazione di una fiducia mai totale nei confronti di un tecnico che, invece, si è messo al servizio della squadra, dei tifosi e del club. A partire dal rapporto con il direttore sportivo Massara, spesso distante dalle idee dell’allenatore e orientato su scelte diverse. Una gestione discutibile. Perché quando si decide di puntare su un allenatore come Gasperini, si accettano anche le sue richieste e il suo modo di lavorare. Non è un tecnico che si accontenta: per ottenere risultati ha bisogno degli strumenti giusti.

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Strumenti che, però, non sempre ha avuto. Emblematico il caso dell’ala sinistra, arrivata solo dopo mesi, con l’acquisto di Zaragoza. Un rinforzo tardivo, che non è bastato a colmare tutte le lacune. Tra gli innesti più convincenti restano Wesley e Malen, entrambi profili graditi allo stesso Gasperini. Al contrario, altri obiettivi non sono stati raggiunti: nomi come Sancho o Rios non sono arrivati, sostituiti da Bailey ed El Aynaoui, che non hanno rispettato le aspettative. È anche da queste scelte che nasce il malcontento.

La sensazione, da parte dell’allenatore, è quella di non essere stato pienamente sostenuto durante il calciomercato. Eppure, nonostante tutto, Gasperini ha mantenuto lucidità e coerenza, evitando polemiche pubbliche e difendendo spesso il gruppo. “Meglio puntare alla Champions o costruire i giocatori del futuro?”, ha ribadito dopo la sfida con il Cagliari. Un messaggio chiaro, che racconta la sua visione. Gasperini si è messo a disposizione della Roma e del suo progetto. Ma forse, in questo momento, è la Roma a non essere ancora pronta per lui.

Lo scontro con Ranieri

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La Pasqua è stata indigesta alla Roma: il 5-2 subito contro l'Inter è stato un campanello d'allarme che ha suonato in tutti i corridoi di Trigoria. La settimana seguente è stata condizionata da quell'orribile prestazione. Ma al peggio non c'è mai fine. Ranieri ha preso in mano il microfono e si è reso protagonista di un gesto inusuale per uno della sua caratura: screditare il proprio tecnico davanti a tutti, prima di un match decisivo come quello col Pisa. Un gesto difficile da interpretare. C'erano i Friedkin dietro quelle parole? E qual era l'obiettivo? Colpire Gasperini? I motivi non sono chiari.

Ma una cosa è certa: è scoppiato il caos a Roma. Nelle radio, sui giornali, non si parla d'altro. Oggi avrà luogo lo 'scontro' tra i due. Non si sa bene come andrà a finire: sicuramente non ci potrà essere più una Roma con Gasperini e Ranieri; uno dei due andrà via. E se andasse via il senior advisor giallorosso, anche Massara potrebbe salutare. I tifosi, nel frattempo, si sono schierati: non vogliono che un altro tecnico paghi gli errori della società. Da Mou a De Rossi: la tifoseria è stanca di vedere progetti conclusi a metà percorso. Le alternative, tra l'altro, non ci sono: l'unico è Pioli. Ma dopo l'esperienza a Firenze, sarebbe un downgrade pazzesco.

Massara Roma

Una rivoluzione 'romana'

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Non c’è altra strada: a giugno sarà rivoluzione con il calciomercato. Ancora una volta. La Roma si prepara a vivere un’estate turbolenta, in un clima sempre più teso e vicino al punto di rottura. Ma questa volta il cambiamento non riguarderà soltanto la dirigenza. Anche i giocatori finiranno sotto esame. In città ha preso piede l’hashtag “no ai rinnovi”, segnale chiaro di una tifoseria stanca e delusa. Nemmeno Gianluca Mancini, Lorenzo Pellegrini e Bryan Cristante sono più intoccabili: per molti rappresentano i volti simbolo di una squadra incapace di andare oltre l’ennesimo sesto posto, tanto da essere etichettati come “la banda del sesto posto”.

Non è una questione di accanimento, ma di risultati. La Roma manca l’appuntamento con la Champions League dal 2019: un’assenza pesante, soprattutto considerando gli investimenti fatti negli ultimi anni. E proprio per ragioni economiche, la prossima estate porterà anche a una cessione importante. Entro il 30 giugno, per rispettare i paletti del Fair Play Finanziario, il club sarà costretto a sacrificare un big. I principali indiziati sono Manu Koné, Mile Svilar e Evan Ndicka: profili richiesti sul mercato e in grado di garantire plusvalenze significative. L’obiettivo è chiaro: ricostruire. Ma restano ancora troppe incognite. Non c’è un allenatore pienamente definito né una struttura dirigenziale solida da cui ripartire. La rivoluzione, dunque, è inevitabile. Ma la domanda resta: chi guiderà davvero questo cambiamento?