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"Se serve io sono qui". Così ha detto Jorginho sulla disponibilità a far parte della squadra azzurra di Rino Gattuso. Il centrocampista non sarebbe una chiamata così assurda. Del resto, Jorgi viene da un'altra grandissima annata delle sue, anche a 34 anni. Ritornato a scoprire la parte brasiliana delle sue radici, il centrocampista azzurro ha vinto tanti trofei col Flamengo, su tutti la Copa Libertadores. Il suo ultimo acuto in finale di Coppa Intercontinentale contro il PSG, dove con un rigore trasformato ha pareggiato la partita.
Eppure di Jorginho se ne è sentito parlare sempre troppo poco durante la sua carriera. C'è sempre un grande interesse verso gli italiani che giocano all'estero. La volontà di dimostrare alle altre nazioni che anche noi siamo in grado di produrre grandi talenti è sempre contraddetta dalle prestazioni degli stessi. Tuttavia, solo l'ex Napoli, Donnarumma e Verratti sono stati capaci di esportare grandissima qualità negli ultimi anni. Dopo i fatidici rigori sbagliati durante le qualificazioni ai Mondiali 2022, Jorginho è stato gettato completamente nell'oblio dai media mainstream. Dei suoi ultimi anni, con l'avventura all'Arsenal, si sa pochissimo. Il suo nome è tornato alla ribalta solo in occasione di Euro 2024, con una convocazione a sorpresa da parte di Luciano Spalletti.
La spedizione tedesca è stata disastrosa per tutti, ma soprattutto per lui. Lento, surclassato dai giovani spagnoli e fuori dal gioco idealmente verticale e rapido degli azzurri. Dal match contro la Svizzera Jorginho non è mai più tornato nei radar degli azzurri. Tuttavia, l'ex Chelsea è stato uno dei centrocampisti europei più forti degli ultimi 10 anni. Forse, non sempre abbiamo capito la sua temporalità. Lui che gioca(va) in un presente disgiunto come quello di Derrida e che più di tutti aveva capito l'importanza del tempo.
Jorginho ha una lunga storia di sacrifici alle spalle. Dalle docce fredde di Guabiruba ai 20 euro settimanali dati dall'Hellas Verona di Mandorlini. Dopo l'esperienza con la Sambonifacese in C2, il centrocampista italo-brasiliano si gioca le sue carte in B con l'Hellas, ottenendo la promozione in A nel '12-13. Alla sua prima stagione nella massima divisione segna 7 reti in sole 18 partite (molte su rigore, una qualità che diventerà peculiare) e Benitez lo chiama con sé al Napoli. Con l'allenatore spagnolo gioca parecchio nella seconda metà di stagione (2013-24) per poi sparire in quella successiva. Tante panchine e gare da subentrato, in quel momento l'azzurro sembra un giocatore inadatto per quel livello.
Nella stagione 2015-16 sulla panchina del Napoli arriva Maurizio Sarri. Da quel momento è cambiata la traiettoria dei partenopei stessi e di ogni componente della squadra. Higuain, Mertens, Koulibaly, Callejon etc... giocatori definitivamente esplosi ma comunque già consacrati nel grande calcio. Jorginho in quel momento è una semplice riserva del Napoli, neanche eccessivamente giovane e destinato al limbo della mediocrità.
Con il tecnico toscano il centrocampista assume una dimensione di livello mondiale. Sarri lavora parecchio su di lui e ne valorizza in maniera peculiare tutte le qualità. Innanzitutto viene posto al centro da regista e non mezzala/centrocampo a 2 (coperta così da mezzali e sgravato da molti compiti difensivi). Jorginho ha bisogno di toccare spesso il pallone, gestendolo in tempi rapidi. Attira la pressione avversaria e crea spazi per i compagni azzurri. Al nazionale italiano infatti servono solo 2 tocchi ripetuti per far girare un intero organismo vivente. Già dal 2015 l'oriundo tocca e passa palloni più di tutti in A (un destino dei prossimi 3 anni), stabilendo nuovi record (210 tocchi contro l'Hellas). Anche nel confronto con altri mostri sacri del panorama europeo, Jorginho rimane sui livelli di gente come Xabi Alonso e il prossimo compagno di reparto Marco Verratti.
Jorginho mette in ritmo la squadra, muovendosi incessantemente. Si propone e si smarca per alleggerire il pressing avversario, orientandosi col corpo per iniziare a far girare rapidamente il motore del Napoli. Ripulisce palloni, rendendoli immediatamente spendibili dai compagni, aprendo spazi e armonizzando la manovra. Nessuno gioca la palla sul corto come lui. L'ex 5 era dotato di grandi letture spaziali e temporali nel campo (gestendo il rischio, decidendo quando consolidare il possesso...). Inoltre, anche il suo apporto in fase di non possesso era fondamentale. Il centrocampista era anche in grado di schermare linee di passaggio e alzare la linea di pressione a piacimento. Leggendo i movimenti e gli spazi in anticipo, Jorginho decideva le sorti del pallone in campo.
Con la fine del ciclo Sarri anche il giocatore più importante del suo sistema se ne va. Non va in un posto qualsiasi (se così si può definire il City di Guardiola), bensì al Chelsea, per raggiungere proprio il mister toscano. 3 anni non sono bastati ai due, che dalla loro simbiotica collaborazione hanno raggiunto enormi risultati. Un colpo alimentato comunque da dubbi. Chissà quanto e dopo quanto tempo sarà replicabile il sistema sarrista in Premier League e come un centrocampista lento e tecnico come Jorginho possa emergere in mezzo ad atleti intensi e dotati di grande forza fisica. Due destini fortemente legati e interdipendenti. Se funziona uno funziona anche l'altro, ma se uno dei due presenta problemi allora il secondo affonda.
60 milioni ma comunque un ruolo in crescita nella nazionale italiana. Mancini nel 2018 inizia a strutturare la sua squadra su principi e automatismi simili a quelli di Sarri, rendendo Jorginho un autentico fulcro anche per un'Italia che piano piano emerge dalla mediocrità del biennio Ventura.
Tuttavia, Jorginho effettivamente non brilla durante la prima stagione. Il gioco di Sarri, seppur vincitore di una Europa League (con un sonoro 4-1 in finale) e con un piazzamento Champions, non fa breccia nei tifosi blues. Jorgi deve coprire grandi porzioni di campo quando il Chelsea perdeva il pallone e i suoi limiti atletici di rapidità e fisicità emergevano fortemente. Inoltre, il regista sarrista era costantemente soffocato dalla pressione individuale avversaria. Spesso il numero 5 era obbligato a giocare tanti passaggi orizzontalmente e all'indietro (provocando i fischi dei tifosi), non avendo tempo e spazio per organizzare il gioco. In un contesto non oliato perfettamente come Napoli, il regista sembra essere un giocatore da passaggini statistici (record di più passaggi compiuti senza produrre 1 assist), incapace di giocare ai livelli della Premier e atleticamente troppo poco intenso.
Tuttavia, nell'estate 2019 il Chelsea decide di lasciare Sarri ma di non cedere Jorginho. I lampi delle potenzialità del giocatore si sono visti e sono espliciti nel video virale "Why Jorginho has 0 assist for Chelsea", dove risalta l'incapacità degli attaccanti (Morata e Higuain) di convertire le sue ottime palle filtranti. Jorgi rimane e trova sempre più spazio e fiducia con Lampard e soprattutto con Tuchel. L'annata 2020-21 è quella della consacrazione per l'italobrasiliano. Con il tecnico tedesco Jorgi aggiunge delle dimensioni importanti al suo gioco. Migliora nella protezione del pallone sulla prima ricezione, salvando possessi e evitando transizioni pericolose.
Impara a giocare a 2 in un sistema con la difesa a 3, con la conseguente divisioni dei compiti difensivi e alleggerimento dalla pressione a uomo avversaria. Ma è proprio in difesa che il 5 ha compiuti grandi miglioramenti, diventando uno dei giocatori col maggior numero di intercettazioni e palloni recuperati nella competizione di Euro 2020. Inoltre, grazie alla sua intelligenza ha gestito meglio le corse in avanti, accorciando spesso verso l'avversario prima che potesse girarsi. Con la nazionale Jorginho fa uno step ancora più in avanti (dopo la Champions League vinta), diventando un vero leader per gli azzurri. Giocando sotto una pressione altissima, l'ex Napoli ha retto benissimo il peso della competizione trascinando l'Italia alla vittoria. Nella memoria collettiva rimane il rigore decisivo segnato alla Spagna, il gelo nelle vene di Jorginho, l'ultimo gestore del tempo italiano.
Quell'anno Jorginho arriverà terzo nella corsa al Pallone d'Oro, consacrandolo come uno dei migliori centrocampisti nell'intero panorama europeo. Probabilmente, non è più il suo tempo per giocare in nazionale ma in questi tempi bui italiani, ricordare il passaggio corto di Jorginho rende meno sgradevole questo presente disgiunto.
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