derbyderbyderby editoriali Noia, agonia e nulla. Como-Inter ci fa capire che la Coppa Italia non funziona

Zero assoluto

Noia, agonia e nulla. Como-Inter ci fa capire che la Coppa Italia non funziona

Como Inter
Uno 0 a 0 dal ritmo lento e agonizzante. Spettacolo impietoso per i tifosi allo stadio e a casa: l'accesso alla finale è un discorso rimandando alla sfida di San Siro
Samuele Amato
Samuele Amato Caporedattore 

Può esistere il nulla assoluto? Qualcosa che dia esperienza del niente, come se tutto fosse fermo o inesistente? Nella fisica, lo zero assoluto termico corrisponde a -273,15 °C (ovvero, 0 K). Si tratta di una soglia puramente teorica che, stando ai principi della termodinamica, non si può mai raggiungere. Una condizione che porterebbe alla cessazione del movimento delle molecole. Ecco, attraverso questa ginnastica mentale tra la fisica teorica e il calcio, un tentativo di arrivare a quel limite asintotico dello zero assoluto è stato fatto dalla prima semifinale di Coppa Italia. La sfida tra Como e Inter è stata costellata dagli sprazzi dei giovani e dal "giochismo" di Cesc Fabregas e dalla pragmatismo del turnover di Cristian Chivu, che ha portato ad un pareggio a reti bianche che ha il sapore del nulla e della noia.

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Più Como che Inter: ma al Sinigaglia poco spettacolo

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I nerazzurri arrivano sul lago con un obiettivo: conservarsi per il derby meneghino di domenica 8 marzo. Così il tecnico rumeno sceglie di fare una rotazione importante portando al 3-5-1-1, con Andy Diouf ad operare da trequartista sotto l'isolato Pio Esposito. I padroni di casa, invece, per questo derby lombardo, scendono in campo con una veste da grande serata, grazie anche al ritorno del dieci e stella della formazione lariana: Nico Paz. Al posto di Douvikas, però, Fabregas sceglie Caqueret in posizione di falso nueve.

Proprio il Como inizia a fare la partita, rendendo difficile all'Inter di uscire dal basso. I comaschi hanno più gamba e riescono a mettere in campo un pressing aggressivo che va a togliere linee di passaggio e riferimenti ai meneghini. Dall'altra parte, i nerazzurri cercano quantomeno di essere ordinati in fase difensiva. Ma la tecnica della "meglio gioventù" del Como sembra poter far male da un momento all'altro. Sia per vie centrali con i continui dialoghi tra Nico Paz, mediana e Caqueret aprono corridoi, che per le corsie laterali, dove spicca un Vojvoda in grande forma.

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Il copione è uguale per tutti i 90 minuti, anche se nel secondo tempo l'Inter riesce a tenere di più la palla rispetto al Como, ma senza concretizzare nulla. Le statistiche, infatti, raccontano di una partita a ritmo lento, quasi nullo se consideriamo i nerazzurri. I lariani fanno più tiri, cinque totali con solo uno verso lo specchio della porta difesa da Josep Martinez; gli ospiti, invece, solo tre tiri di cui nessuno verso Jean Butez. L'occasione migliore ce l'ha proprio il Como con Alex Valle che, sorprendendo la linea interista a pochi centimetri dalla porta, la piazza fuori clamorosamente. Dall'altra parte, invece, un palo scheggiato da Matteo Darmian a inizio ripresa - che però non aiuta l'Inter nemmeno nelle statistiche: arriva, infatti, l'expecting goal(xG) più basso della stagione nerazzurra (0,06 occasioni create).

L'unico rumore è quello dei tifosi. Perché questa Coppa Italia non funziona?

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L'andata della prima semifinale è il manifesto di una competizione che non sembra attirare più. La Coppa Italia ha perso appeal e sembrerebbe che anche le squadre la snobbino un po' - soprattutto le big. In questa edizione, nella leggerezza di Napoli, Juventus, Milan e Bologna, l'Inter è l'unica della top-4 in campionato a rimanere in gara: seguono il Como (quinto in Serie A), Atalanta (settima) e la Lazio (11esima).

Sia per le troppe partite in una stagione, sia perché la Coppa Italia viene considerata un trofeo minore, le squadre - quantomeno le big - sembrano che non la "rispettino" abbastanza. Così si assiste a partite bloccate, lente e noiose. Ieri sera, due delle squadre che esprimono al meglio il calcio moderno nel campionato italiano, si sono ritrovate in una dimostrazione del nulla (con qualche eccezione lato lariano).

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Un po' come il componimento sperimentale del 1952 di John Cage, compositore e teorico musicale statunitense: 4'33''. Si tratta di una composizione di "silenzio" - o meglio apparente. Cage scopre che l'assoluto silenzio non è possibile: ci sarà sempre un rumore di sottofondo. Non a caso, il titolo dell'opera "4 minuti e 33 secondi" corrispondono a 273 secondi, che rimanda alla soglia asintotica dello zero assoluto in gradi Celsius (i -273,15 °C sopracitati). Nella partita tra Como e Inter, in quel nulla apparente, l'unico rumore è quello dei passaggi infiniti (come quelli della difesa nerazzurra negli ultimi sei minuti finali) e dei tifosi.

Tocca capire cosa bisogna fare per rendere la Coppa Italia una competizione funzionale e appetibile. Sicuramente, andare a giocare in un altro Paese non è tra le soluzioni migliori, viste le proteste degli stessi tifosi per la Supercoppa o per il tentato Milan-Como a Perth. Intanto però, lariani e nerazzurri dovranno giocarsi l'accesso alla finale di Roma tra quasi due mesi: il 22 aprile a San Siro. Ma per la lega Serie A, serve la svolta per evitare nuovamente la noia dello zero assoluto.