Non solo un derby: Olympiakos-Panathinaikos è porto contro capitale, il Pireo operaio contro l’Atene borghese. Una rivalità di classe, politica e identità

TERIM ATENE

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Sale l'attesa per Olympiakos-Panathinaikos, in programma mercoledì 13 maggio 2026 alle ore 18.30. Lo chiamano il "derby dell'odio", perché è in grado di condensare, in poco più di 90 minuti, anni di rivalità geografica e sociale. In ogni stracittadina che si rispetti, a contrapporsi sono le due anime di Atene: da una parte il Pireo operaio, cosmopolita e popolare, dall'altra l'Acropoli e i quartieri borghesi e istituzionali della capitale.

Olympiakos Panathinaikos

Chi le abita, vive agli antipodi di una stessa città. In mezzo, una distanza incommensurabile, che li rende eterni nemici.

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Olympiakos-Panathinaikos: agli albori del derby degli eterni nemici

L'Olympiakos vede la luce il 10 marzo 1925 nel più importante porto della capitale, tra scambi commerciali, traffico marittimo e sudore operaio: il Pireo. Fin dall'inizio, il club costruisce la propria identità attorno all'ambiente portuale, fatto di cantieri, banchine, taverne e famiglie di lavoratori. In città, però, c'è già una squadra: il Panathinaikos, fondato nel 1908 nel cuore di Atene e sviluppatosi in un contesto diametralmente opposto, vicino ai quartieri "alti" e alle famiglie "bene" della classe borghese.

L'antipatia era inevitabile. Il Pireo non era (e non è tutt'ora) semplicemente una periferia, ma quasi una "città nella città", influenzata dal lavoro marittimo e dagli scambi continui con altri popoli e con un'identità politica distinta da quella del centro colto, elegante e un po' snob. Questa rivalità, sportiva e prima ancora culturale, era perfettamente sovrapponibile a quella politica.

Con il passare dei decenni, la narrazione sulle due anime di Atene si è cristallizzata, proprio come un racconto orale che passa di bocca in bocca finisce per diventare un poema. Oggi le appartenenze reali delle due tifoserie sono molto più sfumate e trasversali, anche se il derby continua a essere raccontato attraverso queste coordinate sociali che prendono forma proprio sugli spalti.

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Gate 7 e Gate 13: il tifo come identità collettiva

Olympiakos Panathinaikos
Un tifoso del Panathinaikos sugli spalti durante la partita della fase a gironi della UEFA Conference League 2024/25 tra The New Saints e Panathinaikos al New Meadow il 12 dicembre 2024. (Foto di Carl Recine/Getty Images)

Il Gate 13 e il Gate 7, le curve degli ultras di Panathinaikos e Olympiakos, rappresentano i due universi contrapposti che negli anni hanno contribuito ad alimentare il mito del derby. Qui le divisioni sociali e territoriali si sfogano diventando cori, striscioni e coreografie.

Il Gate 13, nato ufficialmente nel 1963, è il cuore del tifo organizzato biancoverde. La sua identità è fortemente legata all'orgoglio ateniese e a un certo tipo di superiorità culturale rispetto ai rivali. Le sue coreografie richiamano spesso la storia della Grecia classica e il prestigio della squadra, di quasi 20 anni più antica rispetto all'Olympiakos. Anche dal punto di vista politico, almeno nel mondo ultras, il Panathinaikos viene associato ad ambienti più nazionalisti e conservatori. Semplificazione che, naturalmente, non ne descrive l'intera tifoseria.

Dall'altra parte, il Gate 7 ricalca le impronte popolari e portuali del club, e lo stesso tifo biancorosso si è sempre raccontato come espressione della strada e delle classi lavoratrici. Dove il Panathinaikos punta sull'ironia e sul simbolismo, l'Olympiakos ha sviluppato un linguaggio più aggressivo e incendiario, fatto di muri rossi, fumogeni e scenografie che rendono lo stadio Karaiskasis un ambiente apertamente ostile.

Il simbolo più importante nell'immaginario dell'Olympiakos, però, rimane il Gate 7 stesso. Proprio in questo settore, nel 1981, persero la vita 21 tifosi, in gran parte giovanissimi, schiacciati dalla folla. il loro ricordo è diventato parte integrante delle tradizioni sociali.

Olympiakos-Panathinaikos: una rivalità ancora unica in Europa

Olympiakos Panathinaikos coreografie
Un graffito dell'FC Panathenaikos "Green Hools", raffigurante la rivalità con i tifosi dell'Olympakos, nella periferia del Pireo, il 31 marzo 2007 ad Atene. Le autorità greche hanno annullato tutte le partite per due settimane dopo una violenta rissa tra tifosi. Un uomo di 25 anni è morto riportando ferite alla testa e ferite da arma da taglio. (Foto di Milos Bicanski/Getty Images)

Anche se il tempo tende sempre ad annacquare l'astio, ancora oggi le due curve vengono percepite come l'estensione ideale dell'Atene conservatrice e del Pireo, e del resto in Grecia il tifo organizzato è sempre stato intimamente legato all'appartenenza politica e territoriale. Oggi il Pireo degli operai e delle navi non è più lo stesso di un secolo fa, così come i quartieri centrali di Atene si sono trasformati insieme al resto della città.

Il calcio, però, continua a custodirne simboli e identità e a rappresentarli come sul palco di una tragedia: il rosso contro il verde, il porto contro la capitale, gli eterni nemici che si guardano con sospetto.

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