Tre giri intorno alla bandierina, ballando. Juary ha conquistato il mondo a suon di gol e passi di danza dal Brasile fin al tetto d'Europa.

Ci sono calciatori che passano alla storia per il loro talento, altri per un solo episodio, magari un gol in una finale di coppa. E poi c'è Juary, rimasto nel cuore degli appassionati - soprattutto in zona Avellino - per aver reso la bandierina un simbolo. Si, perché il brasiliano è stato il creatore di un'esultanza diventata iconica, anticipando di anni le più celebri "Ice Cold" o "Siuuu". Una corsa verso la bandierina, poi tre giri su se stesso, ballando. Prima ancora che le esultanze diventassero uno spettacolo globale, Juary aveva già inventato tutto.

Juary Jorge

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La nascita della leggenda

La storia di Juary non è così differente da quella di altri fenomeni brasiliani nati in quel periodo. La sua famiglia - come tante famiglie in Brasile all'epoca - non se la passa benissimo. Il padre è costretto a lavorare in fabbrica e purtroppo saltuariamente, poiché lavoro non ce n'è. Jorge, che poi verrà soprannominato Juary, non è molto interessato alla scuola. Ma, ovviamente, è interessato al pallone. Tra i campetti del suo quartiere è sempre presente, la gente inizia a notarlo e iniziano a notarlo anche persone vicine al Santos. Un ragazzino rapido e che segna con una naturalezza disarmante. Queste due doti bastano al Santos per decidere di prenderlo nelle proprie giovanili.

Il giovane ragazzo continua a mettersi in mostra anche tra i suoi coetanei "professionisti", tant'è che nel 1976, a soli 17 anni, fa il suo esordio in prima squadra. Ma è due anni dopo che Jorge cambia il suo destino. C'è la partita delle partite, e il suo Santos affronta il San Paolo. La leggenda narra che un telecronista, tale Osmar Santos, lo avvicinò prima del match per chiedergli cosa avrebbe fatto in caso di gol. Juary colto di sorpresa, rispose con un ingenuo "Qualcosa mi inventerò".

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E il giovane Jorge, all'epoca 19enne, mise davvero la palla in rete. Pieno di gioia, al suo primo gol in un match così importante, si fece trasportare dall'energia del momento. Una corsa verso la bandierina. "E ora che faccio?". I brasiliani si sa, hanno il ritmo dentro. E Juary nelle sue ha un mix di globuli rossi e note di Gilberto Gil. E allora via, inizia a ballare intorno alla bandierina. "Perché fermarmi?". Due, un altro giro. E tre. Tre, come i gol che quel giorno mise a segno contro i rivali di sempre del San Paolo. 3 giri, 3 gol, un'intero stadio impazzito. E chissà, magari prima di lanciarsi in questa esultanza, un pensiero al giornalista: "Ecco che faccio in caso di gol".

Juary, viaggio in Europa destinazione Avellino

Dopo aver vinto il Paulista con il Santos, Juary viene ceduto controvoglia a causa di problemi societari al UAG di Guadalajara, in Messico. Nella stagione messicana si conferma, tanto da essere convocato con la nazionale. Le sue immagini fanno il giro del mondo, e arrivano anche in Italia. Il presidente Sibilia, che vuole fare un regalo ai suoi tifosi, decide di acquistarlo. E’ il 1980 e Juary si mette in viaggio direzione Europa. Il 31 agosto il brasiliano fa il suo esordio con i Lupi. Partita di Coppa Italia contro il Catania, entra e segna. Il brasiliano si invola verso la bandierina e inizia a danzare, l’Avellino vince 4 a 1, e i tifosi sono già innamorati.
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In campionato Jorge fatica un po' a mettersi in mostra, ma dopo 4 giornate arriva il suo primo gol, contro il Cagliari. Dopo 11 giornate il brasiliano ha messo a segno 5 reti, ma nel match contro l’Inter, dopo uno scontro fortuito con Bordon – portiere neroazzurro – rimane infortunato. Dopo un mese di stop, Juary torna ad allenarsi. Ma è troppo presto. Il ginocchio cede di nuovo, ma questa volta peggio. Sono coinvolti il crociato e i legamenti, almeno 4 mesi di stop. La prima stagione italiana finisce qui.

Il destino però sembra avercela con Jorge, che alla prima di campionato nella stagione successiva, dopo soli dieci minuti deve abbandonare il campo. Questa volta è la caviglia sinistra. Il brasiliano non resiste, e scoppia in lacrime. Ma decide di non arrendersi. Dopo un mese e mezzo e di nuovo in campo. L’Avellino gioca contro il Cesena, Juary torna in campo e torna anche al gol. E, ovviamente, torna a danzare intorno alla bandierina. Il brasiliano riprende la forma migliore, e nonostante le avversità, termina il campionato con uno score di 8 reti in 22 presenze. A Milano sono convinti, è l’uomo giusto per i neroazzurri. Il presidente accetta l’offerta, 2 miliardi di lire all’Avellino e si prepara a vestire la casacca dei neroazzurri.

Il grande salto

Il passaggio di Juary all’Inter non ebbe però gli effetti desiderati. Il brasiliano non riuscì mai a convincere la sempre esigente tifoseria neroazzurra, e faticò a trovare lo spazio desiderato. A fine stagione il tabellino dice 21 presenze e 2 gol. Forse ha nostalgia del calore irpino, o forse semplicemente non era pronto per un salto in una “big”. Fatto sta che dopo una sola stagione, il calciatore viene venduto all’Ascoli. Da Ascoli a Cremona, le due stagioni in provincia per Juary passano senza troppo da dire. Ormai tutti ne sono convinti, il brasiliano è stato una meteora, è la sua carriera ormai è sul viale del tramonto.

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Juary, rinascita

Qualcuno che crede ancora in lui però c’è. Dal Portogallo arriva un’offerta di 40mila dollari. E’ il Porto a farla, convinto che il brasiliano abbia ancora qualcosa da dire. In Portogallo Juary rinasce, ritorna a giocare più costantemente e riesce anche a mettere in bacheca Campionato e coppa nazionale. Ma il meglio non è ancora arrivato.

Al Prater di Vienna il Porto affronta i giganti del Bayern Monaco. Kogl porta in vantaggio i bavaresi, la partita prende la direzione che tutti si aspettavano. Tutti tranne Artur Jorge. L’allenatore dei portoghesi a fine primo tempo decide di cambiare il piano gara. Fuori un centrocampista, Quinn, dentro un’attaccante, Juary. E lo sa, è la sua ultima chance, ora o mai più. Il brasiliano inizia a spaventare gli avversari a suon di dribbling sulla fascia. Al 77esimo riesce ad entrare in area e mettere la palla dentro, dove puntuale Rabat Majer devia in gol colpendo di tacco.

Juary Jorge esulta dopo il gol al Bayern Monaco in finale di Coppa dei Campioni - ph juaryjorge/Instagram
Juary esulta dopo il gol al Bayern Monaco in finale di Coppa dei Campioni - ph juaryjorge/Instagram

Ma non è finita, Jorge ha ancora qualcosa da dire. Tre minuti dopo il brasiliano si avventa su una palla che arriva dalla sinistra e con un tocco di interno supera il portiere dei bavaresi. 2-1 e rimonta completata. Juary corre verso la bandierina, emozionato esattamente come quella prima volta, o forse anche di più. Ma questa volta si ferma. Non danza. Si inginocchia, si rivolge verso i propri tifosi e poi alza le mani e gli occhi al cielo. Forse per rendere omaggio ad un popolo che ha creduto in lui nonostante tutto, o forse per scrollarsi di dosso le ultime avversità col destino. Destino che è riuscito a piegare al suo volere nonostante tutto. Nella notte più bella, contro l’avversario più forte, Juary si è preso l’Europa.

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