Union Berlino: falso derby con l’Hertha, vero derby con la Dinamo-Stasi

di DDD –

Il prossimo sarà il primo derby Hertha-Union Berlino in Bundesliga, fra Berlino Ovest Hertha e Berlino Est Union Est. Si potrebbe anche giocare il 9 novembre 2019, nel giorno del 30esimo anniversario della caduta del Muro. L’idea è suggestiva e ha il sostegno dei dirigenti dell’Hertha. Più freddi quelli dell’Union, secondo i quali il Mauerfall è un giorno storico da omaggiare senza calcio.

Fra i due club comunque i rapporti sono da sempre buoni: l’Union è stata fondata e gioca ancora nella zona orientale della città ed è sempre stata opposta alla Dinamo, la squadra controllata dalla Stasi, la polizia della Repubblica Democratica Tedesca. Per questo il rapporto con la tifoseria dell’Hertha è da sempre eccellente, amichevole. “Gli amici oltrecortina”, le due tifoserie si definivano così fino al 1989.

Il 20 gennaio 1966 a Berlino Est nasceva l’Union, squadra che ha fatto la storia del Fussball tedesco, rappresentando prima l’opposizione sportiva alla Stasi, poi dopo la Guerra Fredda continuando a mantenere un legame viscerale con i suoi tifosi. Una storia che viene da lontano. Il club, in realtà, è stato fondato nel 1906, per prendere dopo pochi anni la denominazione di Union Oberschöneweide (il quartiere dove ha sede). Allora, però, la Germania era ancora unita. E l’Union era una squadra forte, capace di arrivare fino alla finale del campionato nazionale (persa nel ’23 contro l’Amburgo). La vera epopea comincia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quando Berlino si divide in due, anche l’Union si scinde: gran parte della rosa fugge nella parte Ovest, per fondare l’Union 06 Berlin, rimasta in auge fino alla caduta del Muro e poi precipitata nelle categorie inferiori. Gli altri restano, con il club che cambia diverse denominazioni, fino ad approdare nel ’66 a quella definitiva di Union Berlino.

La grande rivalità è con la Dinamo Berlino: la squadra preferita di Erich Mielke, capo della Stasi, che negli Anni ’70-’80 grazie ad arbitraggi compiacenti e trasferimenti dagli altri club della Ddr (tutti i giocatori più forti sono “invitati” ad unirsi alla Dinamo), vince dieci titoli di fila dal 1979 al 1988. Non c’èra spazio per un derby a Berlino Est. Invece l’Union resiste, continua a giocare. E diventa l’”altra” squadra della Capitale: quella della dissidenza, di chi almeno per novanta minuti vuole ribellarsi al regime, nella “zona franca” degli spalti riecheggiano cori contro la Stasi che altrove sarebbero inammissibili. E sul campo i giocatori si tolgono diverse soddisfazioni: come nel 1976, anno in cui riescono a vincere il derby sia all’andata che al ritorno. Alla luce di questa storia non solo calcistica, ma anche umana e politica, si capisce bene come il significato che l’Union Berlino attribuisce alla caduta del Muro, contro cui ha lottato a proprio rischio e pericolo, vada oltre la disputa di un derby di calcio. Quel giorno, il 9 novembre, per l’Union e la sua gente è solo Libertà e celebrazione, il calcio viene dopo.
A quello stadio, spazio di libertà, i tifosi sono rimasti legati anche dopo la Guerra Fredda.  Per salvare lo stadio, la “Vecchia Foresteria” (nome dell’impianto) gli abitanti del quartiere hanno sottoscritto una raccolta fondi e si sono impegnati in prima persona: i lavori di ristrutturazione, durati dal 2008 al 2013, sono stati realizzati grazie all’impegno di oltre 2mila volontari e a quasi tre milioni di euro di finanziamenti dal basso. L’Alte Försterei è così diventata uno dei primi casi europei di stadio in parte di proprietà dei tifosi, rinnovato ma fedele alle origini: tribune a picco sul terreno di gioco e niente posti a sedere, contrariamente a quanto previsto dal protocollo di sicurezza che la società non ha voluto sottoscrivere. 
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