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IL CASO

Chelsea, caso Abramovich: scontro totale con Londra per 2,5 miliardi di sterline

Roman Abramovich
Tre anni dopo la cessione del club, il ricavato della vendita è ancora congelato. L’ex patron russo sfida il governo britannico sulla destinazione dei fondi, mentre il Ministro Cooper minaccia azioni legali.
Danilo Loda
Danilo Loda

Il caso della vendita del Chelsea da parte di Roman Abramovich torna a scuotere il mondo del calcio e della diplomazia internazionale. Nonostante siano passati ormai tre anni da quando il club londinese è passato nelle mani del consorzio guidato da Todd Boehly, l’eredità della gestione del miliardario russo continua a rappresentare una spina nel fianco per il governo britannico. Al centro della contesa c'è una cifra astronomica: 2,5 miliardi di sterline (circa 3 miliardi di euro), ovvero il ricavato netto della transazione, attualmente bloccato in un conto bancario congelato nel Regno Unito.

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L'amministrazione britannica aveva imposto il congelamento immediato dei beni di Abramovich nel febbraio 2022, in seguito all'invasione russa dell'Ucraina, citando i presunti legami diretti tra l'oligarca e il Cremlino. Da quel momento, quei miliardi sono diventati oggetto di un braccio di ferro legale e politico che non accenna a risolversi.

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Abramovich, dove andranno i soldi della vendita del Chelsea?

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Il punto di rottura riguarda la destinazione finale di questa enorme somma. Abramovich ha dichiarato pubblicamente di voler destinare i proventi della vendita del Chelsea a una fondazione per sostenere "tutte le vittime della guerra in Ucraina". Il governo di Londra, tuttavia, ha giudicato questa formulazione troppo vaga. Il timore delle autorità britanniche è che, senza vincoli stringenti, parte del denaro possa finire indirettamente a beneficio di cittadini russi o entità non approvate.

Dall'altro lato, gli avvocati di Abramovich hanno ribadito in una lettera visionata da Reuters che l'impegno dell'oligarca verso scopi benefici rimane totale. Secondo la difesa, la proposta di donazione è antecedente alle sanzioni, dimostrando la buona fede dell'ex presidente dei Blues. Tuttavia, il sospetto di Londra rimane: l'amministrazione esige che ogni singolo penny sia destinato esclusivamente al territorio ucraino e alla sua ricostruzione.

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L'ultimatum di Londra: "È tempo di decidere"

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La tensione è salita alle stelle con l'ultimo intervento del Ministro degli Esteri britannico, Yvette Cooper, che ha risposto duramente alle pressioni legali di Abramovich. "Questi fondi sono stati promessi all'Ucraina più di tre anni fa.È tempo che Roman Abramovich prenda la decisione giusta", ha dichiarato il Ministro, aggiungendo un monito chiarissimo: "Se rifiuta, agiremo".

Non è la prima volta che il governo minaccia vie legali o interventi legislativi per sbloccare la situazione e trasferire i fondi d'ufficio. Già l'anno scorso erano arrivati avvertimenti simili, ma la complessità burocratica e i diritti di proprietà hanno finora impedito un sequestro definitivo. In questo clima di incertezza, c'è una sola, triste, certezza: i 2,5 miliardi restano inutilizzati.

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