FIFA e UEFA e i due presidenti Gianni Infantino e Aleksander Ceferin sotto accusa. Alcune ONG hanno chiesto alla Corte Penale Internazionale di chiarire il ruolo degli organi sportivi nelle situazioni di conflitto. Al centro dell'esposto i vertici organizzativi per aver ammesso alle varie competizioni i club israeliani situati negli insediamenti.
La polemica
Infantino e Ceferin, denuncia dalla Corte Penale Internazionale

MUNICH, GERMANY - JUNE 14: Gianni Infantino, President of FIFA and Aleksander Ceferin, President of UEFA, are seen in attendance prior to the UEFA EURO 2024 group stage match between Germany and Scotland at Munich Football Arena on June 14, 2024 in Munich, Germany. (Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images)


Le ragioni dell'accusa
—Alcune ONG, tra cui Sport Scholars for Justice in Palestine, Euro-Med Human Rights Monitor e Just Peace Advocates, hanno presentato un esposto alla CPI contro Gianni Infantino ed Aleksander Ceferin, rispettivamente presidenti di FIFA e UEFA. I due, e le rispettive organizzazioni, sarebbero accusati di "legittimazione dell'occupazione della Palestina", ovvero l'aver legittimato ciò che sta accadendo in ambito internazionale tramite la partecipazione alle competizioni calcistiche dei club israeliani che hanno sede nei territori insediati.
Le ONG sostengono poi che, oltre ad aver garantito l'ammissione a questi club, FIFA e UEFA abbiano anche contribuito a sostenere finanziariamente e strutturalmente gli stessi, e questo, secondo l'accusa, contribuirebbe alla normalizzazione della presenza israeliana nei territori palestinesi.
Infantino e Ceferin denunciati
—La denuncia prosegue con l'accusa che le due organizzazioni avrebbero dato sostegno politico, garantendo alla IFA (Israel Football Association) la permanenza dei club nelle competizioni internazionali, senza alcuna modifica alle situazioni dei club coinvolti.
Oltre a tutto ciò, prosegue l'accusa, normalizzare e permettere ciò che sta accadendo creerebbe anche una situazione di disparità nei confronti del popolo e dello sport palestinese. Infatti i club palestinesi, date le condizioni attuali, non hanno accesso paritario alle competizioni sportive sul territorio. Per concludere, l'ultimo punto dell'esposto dice che, nonostante sia Ceferin che Infantino fossero a conoscenza di ciò che stava accadendo, e le numerose sollecitazioni da parte delle ONG, avrebbero deciso di non adottare nessuna contromisura.
Al momento non ci risultano essere comunicazioni ufficiali a riguardo ne da parte dell'UEFA, ne della FIFA. Come sempre, lo sport dovrebbe essere un veicolo di inclusione e parità, e ci aspettiamo una risposta da parte degli organi competenti a riguardo, sia nelle parole che nei fatti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
