Il calcio rumeno si trova oggi a vivere un momento di profonda commozione, sospeso tra il rispetto per una leggenda vivente e il sollievo per un pericolo scampato. La Federazione calcistica della Romania ha ufficializzato questa mattina le dimissioni di Mircea Lucescu dalla guida della Nazionale. Non è un addio comune, né una semplice separazione tecnica: è il punto finale, probabilmente definitivo, messo da un uomo di 80 anni che ha dedicato oltre sei decenni della sua vita al rettangolo verde, prima come calciatore e poi come stratega di fama mondiale.
Dimissioni
Fine di un’era: la Romania saluta Lucescu tra sogni Mondiali infranti e problemi di salute

Quattro giorni che hanno cambiato tutto
—La cronaca degli ultimi giorni è stata concitata e drammatica. Tutto è precipitato domenica scorsa quando, durante una sessione di allenamento, il tecnico ha accusato un malore improvviso. Le notizie arrivate da Bucarest hanno gelato il mondo dello sport: si è trattato di un infarto. Solo il pronto intervento dello staff medico, che ha rianimato l’allenatore direttamente sul campo, ha evitato il peggio.

Il ricovero d'urgenza presso l'ospedale di Bucarest ha confermato la gravità della situazione, parlando di disturbi del ritmo cardiaco. Questo spavento è arrivato in un momento psicologicamente durissimo: appena quattro giorni prima, la Romania aveva perso per 1-0 contro la Turchia, vedendo sfumare ufficialmente la qualificazione ai Mondiali del 2026. Per i "Tricolores", l'assenza dalla rassegna iridata si prolunga così dal lontano 1998, un vuoto che Lucescu sognava di colmare.
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Mircea Lucescu, un addio ricco di gratitudine
—La Federazione ha scelto i social media per congedare il proprio condottiero. Attraverso un toccante messaggio su Instagram, il calcio rumeno ha voluto celebrare una carriera che attraversa diverse epoche. "Ringraziamo Mircea Lucescu per tutte le emozioni e la passione portate a generazioni di tifosi", si legge nella nota ufficiale. Le dimissioni appaiono come una scelta inevitabile. La necessità è preservare la salute di un uomo che non ha mai saputo dire di no al richiamo della panchina.
Nonostante l'amarezza per il Mondiale sfumato, il bilancio del suo secondo mandato — iniziato nell'agosto del 2024 dopo l'era Iordanescu — resta estremamente dignitoso. Sotto la sua ala, la squadra ha mostrato sprazzi di grande calcio in Nations League, collezionando undici vittorie e un pareggio a fronte di sei sconfitte.
L'eredità del "Maestro"
—Mircea Lucescu non è stato solo un allenatore, ma un vero architetto del calcio europeo. Ha vinto trofei ovunque abbia lavorato, dall'Italia (memorabile il Torneo Anglo-Italiano vinto col Brescia nella stagione 1993-1994), all'Ucraina, dalla Turchia alla sua amata Romania. Il suo primo mandato, nei primi anni '80, rimane scolpito nella pietra: fu lui a portare la nazionale alla sua prima storica fase finale di un Europeo nel 1984.
Oggi, mentre il mondo del calcio si stringe attorno a lui augurandogli una pronta guarigione, la Romania guarda al futuro con la consapevolezza di aver perso la sua guida più saggia. Il "Maestro" si ferma qui, lasciando un'eredità di dedizione assoluta che sarà difficile da eguagliare per chiunque siederà dopo di lui su quella panchina così prestigiosa e pesante.
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