Dieci anni fa, nel marzo del 2016, veniva a mancare una delle personalità più importanti nella storia del calcio, ovvero Johan Cruyff. Per questa ricorrenza, lo storico programma Onze sul canale Esports3 ha deciso di realizzare una puntata speciale. Una puntata a cui ha partecipato il presidente del Barcellona Joan Laporta, insieme ad altre leggende del club come Pep Guardiola e Hristo Stoichkov, che hanno reso un omaggio totale all'olandese.
IL PROFETA DEL GOL
Laporta elegge il migliore di sempre: “Per me è Cruyff, meglio anche di Maradona e Messi”

Per Laporta, Cruyff non è solo un ricordo, ma un incontro che gli ha cambiato la vita fin dall'infanzia: "A quelli della mia generazione, Johan è arrivato quando avevamo 10 anni. Arrivò con sua moglie, con quei capelli alla Beatle, con camicie e pantaloni a zampa d'elefante. Erano freschi e moderni. Anelava la libertà, era la modernità fatta persona e a me, che avevo 10 anni, ha segnato profondamente".
Un impatto che si è trasferito subito sul campo: "Lui arrivò e il Barça fece uno 0-5 al Bernabéu, si vinse la Liga e quando scendeva in campo ti divertivi. Era indomabile". Oggi, quello spirito è un vero e proprio faro dal punto di vista gestionale: "Ogni volta che ho un dilemma penso a cosa farebbe Johan. È un esercizio utile, perché lui era coraggioso e determinato con le cose che andavano fatte. Essere coraggiosi aiuta a prendere decisioni".

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La lettera a Flick e il dogma della Cantera
—Il dogma di Cruyff si è trasmesso da generazione a generazione, fino ad arrivare ad Hansi Flick, l'attuale tecnico del Barcellona. Laporta ha svelato di aver consegnato all'allenatore una lettera scritta in tedesco e in catalano. In questa lettera c'era la definizione esatta di come i tifosi del Barcellona vogliono veder giocare la squadra. "Nella lettera gli ho detto che il nostro modo di giocare è lo stile Johan".
Uno stile che non si ferma solo al metodo in campo. Una delle principali qualità di Cruyff era quella di pescare sempre prima dalla Cantera e solo dopo cercare rinforzi fuori, cosa che Flick sta facendo benissimo, vista l'esplosione e il minutaggio di Lamine Yamal, Fermín López e di tutti gli altri talenti sbocciati dalla Masia.
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"Cercavamo di correre come lui. È il più forte della storia"
—Se il Cruyff filosofo e allenatore ha cambiato il calcio, il Cruyff giocatore ha letteralmente stregato chi lo ha visto dal vivo. Le parole di Laporta in questo senso sono pura ammirazione estetica: "Come giocatore era l'eleganza personificata. È stata una rivoluzione. Noi della mia generazione cercavamo di correre come lui, di toccare la palla come lui. Quel suo modo di toccarla con l'esterno ha fatto scuola. È stato il calciatore più estetico che abbia mai visto in vita mia. Era un virtuoso, di una plasticità fuori dal comune. Prendeva palla, si girava e se ne andava... noi provavamo a imitarlo in tutto".
Laporta ricorda persino schemi ben precisi che facevano impazzire le difese avversarie: "Aveva una giocata che era gol sicuro: cross d'esterno e colpo di testa del Cholo Sotil. Era matematico. E stiamo parlando di un'epoca in cui lo marcavano tre giocatori alla volta".
Poi, la sentenza definitiva che farà discutere, innalzando il Profeta del Gol sopra l'Olimpo degli dei calcistici: "Elogiamo molto il Johan allenatore perché è stata una rivoluzione, ma il Johan giocatore, per noi che lo abbiamo visto... per me è stato il miglior giocatore della storia. Con tutto il rispetto per figure immense come Pelé, Maradona, Ronaldinho o Leo Messi, Johan riuniva tutto. E in più aveva leadership".
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