Il club ucraino disputerà a Stamford Bridge le gare interne della league phase 2026/27, previa approvazione delle autorità competenti. È l’ultima tappa di un percorso iniziato nel 2014.
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Stamford Bridge non sarà la casa europea del Chelsea nella prossima stagione. Lo sarà, invece, dello Shakhtar Donetsk.
Il club ucraino disputerà infatti nello stadio londinese le proprie partite interne della league phase di Champions League 2026/27, sempre subordinatamente alle approvazioni delle autorità competenti. L’accordo è stato annunciato dal Chelsea, che ha dato la propria disponibilità a ospitare le gare europee dello Shakhtar.
La squadra di Donetsk è già qualificata direttamente alla league phase della prossima Champions League. La UEFA ha confermato il suo posto nella competizione dopo il riequilibrio legato all’assegnazione dei posti europei.
Il Chelsea, invece, non prenderà parte alle competizioni UEFA nella stagione 2026/27. I Blues hanno chiuso il campionato precedente fuori dalle posizioni che garantivano l’accesso all’Europa e non saranno quindi impegnati in Champions League, Europa League o Conference League.
Da Donetsk a Londra, passando per l’Europa
La scelta di Stamford Bridge racconta una storia che va oltre la singola stagione.
Lo Shakhtar non disputa una partita interna a Donetsk dal 2014, quando il conflitto nel Donbas costrinse il club ad abbandonare la Donbas Arena. Da allora la squadra ha dovuto spostare più volte le proprie partite casalinghe, prima in altre città ucraine e poi in diversi Paesi europei.
La Champions ha seguito lo stesso percorso. Nel 2022/23 lo Shakhtar aveva scelto Varsavia per le proprie gare europee; nella stagione successiva si era trasferito ad Amburgo. Nel 2024/25, invece, le partite interne della Champions sono state disputate all’Arena AufSchalke di Gelsenkirchen.
Nell’ultima stagione europea il viaggio è continuato fino a Cracovia. È lì che lo Shakhtar ha giocato le proprie partite casalinghe della Conference League, compresa la semifinale d’andata contro il Crystal Palace.
Donetsk, Varsavia, Amburgo, Gelsenkirchen, Cracovia. Ora Londra.
Sei città diverse raccontano più di una semplice successione di stadi. Raccontano il percorso di una squadra che dal 2014 non può giocare davanti al proprio pubblico a Donetsk.
Perché proprio Stamford Bridge
Il Chelsea ha spiegato che nelle prossime settimane collaborerà con lo Shakhtar per organizzare le giornate di Champions e garantire condizioni sicure per la squadra e per i tifosi.
Anche il club ucraino ha accolto la scelta con favore, definendo Stamford Bridge un’opportunità speciale e sottolineando la storia dello stadio. L’obiettivo è permettere ai propri tifosi, insieme a quelli inglesi, di vivere a Londra le partite della nuova Champions League.
C’è poi un elemento pratico: nella stagione 2026/27 il Chelsea non avrà impegni europei a Stamford Bridge. La UEFA conferma infatti l’assenza dei Blues dalle tre competizioni UEFA per club.
Per lo Shakhtar significa avere a disposizione uno stadio di grande capienza e facilmente riconoscibile nel calcio europeo, dopo una serie di trasferimenti che negli ultimi anni lo hanno portato in diverse città.
Una Champions già conquistata, una nuova casa per le partite interne
Lo Shakhtar arriva alla nuova Champions dopo una stagione europea lunga e complicata. Nel 2025/26 il club ha disputato la Conference League, arrivando fino alla semifinale contro il Crystal Palace. La gara d’andata si è giocata proprio a Cracovia, ancora lontano da Donetsk. Ora: la squadra ucraina torna nella competizione più importante d’Europa. Il posto nella league phase è già assicurato, mentre il sorteggio della Champions League 2026/27 è fissato per il 27 agosto.
Le avversarie arriveranno più avanti. La sede delle partite interne, invece, è già stata scelta.
Per la prossima stagione, dunque, il viaggio dello Shakhtar avrà una nuova tappa: Londra. Stamford Bridge sarà la sua casa europea. Almeno per il 2026/27.
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