derbyderbyderby calcio estero Messi si racconta al podcast di Guzman: Maradona, la possibilità di giocare per la Spagna e la lite con Canelo

LE DICHIARAZIONI

Messi si racconta al podcast di Guzman: Maradona, la possibilità di giocare per la Spagna e la lite con Canelo

MLS
In un intervista rilasciata al podcast Miro de Otras, Lionel Messi ha parlato per un'ora e un quarto della sua vita. La pulce ha raccontato della sua infanzia e dei suoi rimpianti, del rapporto con il Messico e di Diego Armando Maradona.
Francesco Di Chio

Ospite della prima puntata del podcast Miro de Atrás, Lionel Messi si è raccontato ai microfoni dell'ex compagno Nahuel Guzmán. Tra racconti di infanzia, rivalità sudamericane e Diego Maradona, il capitano dell'albiceleste si è raccontato a 360 gradi.

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Lionel Messi parla del suo lato umano nel podcast

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Lionel Messi è un alieno. Il numero 10 della nazionale argentina continua ad incantare il mondo (non solo del calcio) con le sue magie, e questo lo fa percepire come un'entità aliena, extraterrestre. Ma, parlando con Guzman, Lionel ha mostrato il suo lato umano, raccontandoci che anche lui ha dei rimpianti.

“Mi pento di tantissime cose e lo dico ai miei figli: avere una buona educazione, studiare, sono cose importantissime nella vita. Non aver imparato l’inglese da bambino! Ho avuto tempo per studiarlo e non l’ho fatto, me ne pento moltissimo. Mi è capitato di essere con personalità incredibili e non poter parlare, avere una conversazione, e ti senti un po’ ignorante. Dici: ‘che stupido, come ho perso tempo’”. Queste le parole di Messi, che ha sottolineato quanto è importante lo studio nella vita, anche se sei il calciatore più forte del mondo. L'ex capitano del Barcelona ha poi continuato rimarcando che anche il calcio e lo sport possono darti tanto nella vita, insegnandoti valori e creando legami che possono durare per sempre.

Sulla sua vita attuale e sul futuro, la pulce ha poi aggiunto: Bisogna godersi la vita, anche se a volte è difficile. Non tutti viviamo le stesse cose e ci sono persone che affrontano situazioni molto complicate. Ma non dobbiamo mai smettere di godere della vita. Personalmente oggi mi godo molto di più quello che mi succede, quello che faccio, la mia famiglia, i miei figli, il quotidiano, le piccole cose. Ogni giorno è buono per godere, perché non sappiamo cosa succederà domani”

La vita della pulce in Spagna

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Lionel si trasferì a soli 13 anni in Spagna, passando dalla vita di Rosario a quella di Barcelona. Ed è qui che Messi ha costruito la sua carriera calcistica, ma anche la sua vita. E, proprio per questo, l'ipotesi di vedere Leo con la maglia delle Furie Rosse non è stato solo fantacalcio. Mentre Messi cresceva nella masia dei blaugrana, la federazione spagnola fece vari tentativi per naturalizzarlo, come confermato anche da Vicente Del Bosque.

E Messi lo rivela: "A un certo punto è arrivato qualcosa dalla Spagna. Giocavo già per il Barcellona e loro in un certo senso me lo avevano accennato. È normale, è successo a molti ragazzi all'epoca." Continua Leo: "Anche se sono argentino, ero andato al Barcellona quando ero molto giovane e lì ho fatto gran parte del mio percorso di crescita, quindi la possibilità c'era, poteva succedere. Ma beh, il mio desiderio è sempre stato l'Argentina". E il desiderio di tutto il popolo argentino era quello di trovare un nuovo leader dopo Maradona, e la pulce ci è riuscita.

La rivalità con il Messico

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Dopo i mondiali in Qatar, per Messi è iniziata una rivalità con tutto il Messico che va avanti ancora oggi. Il talento di Rosario ha raccontato come è nata secondo lui. Lionel attribuisce tutto l'astio del popolo messicano nei suoi confronti dopo i commenti del pugile "Canelo" Alvarez. Alvarez dopo la sfida tra Argentina e Messico accusò Lionel di aver usato la maglia della nazionale messicana per pulire il pavimento (ritrattando tutto quando ormai troppo tardi). Secondo Messi però: "È stata una situazione normale di qualsiasi partita, di qualsiasi spogliatoio: chi gioca sa che è normale. Dopo aver cambiato la maglia, te la togli e la metti lì, è tutta sudata, come la mia che si è portato via Andrés Guardado. Credo che sia stata ingigantita una cosa normale” . La stella dell'Inter Miami ha anche raccontato la paura dell'Argentina per quella sfida, e quanto siano storicamente difficili le sfide contro i centroamericani.

Messi ha poi proseguito nel podcast parlando di quanto il livello del calcio messicano sia salito, e quanto sia vicino al livello della MLS. "Quando le squadre della MLS vanno in Messico, è un vantaggio per i messicani per l’altura, il fattore campo, stadi con 60 o 70 mila tifosi pieni. Anche questo conta. Per questo le ultime Concachampions le hanno vinte i messicani”. Rivali si, ma Lionel apprezza molto la direzione che ha preso il calcio messicano.

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Diego Armando Maradona

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Ovviamente, come ogni argentino della sua generazione (e non solo) che si rispetti, Lionel è cresciuto nel mito di Diego Armando Maradona. “Diego ha attraversato tutte le generazioni, e poi tu cresci con Diego, con tutti i suoi video. Io l’ho visto al Newell’s, ma ero piccolo e non ricordo tanto. Quel giorno, il suo debutto, il gol che fece, tutto mi è rimasto impresso. Diego va oltre qualsiasi cosa”.

La prima volta che i due calciatori argentini più forti della storia si sono incontrati, racconta Messi al podcast, è stato al programma "La Noche del 10" condotta proprio dalla leggenda del Napoli. “Mi invitarono e andai, certo. Ricordo che ero con mio padre, mio zio, i miei cugini, i miei fratelli e lui si presentò nel camerino. Fu una follia”. Ci fu anche una partita a calcio-tennis tra i due, con la pulce che ne uscì vincitrice. Sconfitto per la prima volta, racconta Lionel, Maradona gli chiese di tornare. E anche da allenatore della nazionale, aggiunge Messi, Diego partecipava a qualche partitella e non amava perdere.

Da questi racconti emerge forse uno dei motivi per il quale Lionel è considerato un alieno. Nonostante sia uno dei calciatori più influenti della storia, il talento argentino ha dei rimpianti, pensa molto a cosa poteva e può fare meglio, a non accontentarsi e a guardarsi indietro per andare avanti. E noi siamo contenti di godere del suo talento.